Il gioco di Quillo Entertainment Limited, team composto da sole due persone, promette un viaggio attraverso il tempo e lo spazio. Tempo perché è un vero e proprio salto nel passato, con un gioco che per stile e design si ispira chiaramente ai semplicissimi cartoni animati che, solitamente, guardano i bambini. Spazio perché trasporta in un mondo alternativo, distopico e abitato da stranissime creature che sembrano uscite fuori dal cilindro del cappellaio matto nel paese delle meraviglie di Alice.
Questo connubio si amalgama poi con diversi stili del mondo dei videogames, che confluiscono tutti in un solo prodotto: Apopia: Sugar Coated Tale è avventura, ma anche platform, puzzle game e rhythm game tutto in un colpo solo. Ma non solo: Apopia è leggerezza sposata con concetti più profondi, che emergono un po' più avanti nell'avventura e che dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) indurre il giocatore a riflettere. Tanta carne sul fuoco insomma, a testimonianza della voglia di osare degli sviluppatori soprattutto perché quando metti tante cose insieme diventa quasi indispensabile l'armonica transizione dall'una all'altra.

Protagonista del gioco è la piccola Mai, una ragazza che durante una gita in montagna perde di vista la propria mamma e finisce con il risvegliarsi in un mondo sconosciuto. Oltre ad aver perso ogni riferimento con la realtà dovrà fare i conti con i deficit della propria memoria, che la confondono ulteriormente accrescendone il senso di smarrimento. Il nuovo mondo è molto colorato e pieno di personaggi stravaganti fino all'inverosimile, soprattutto antropomorfi (metà animali e metà umani) e tutti con una voglia matta di comunicare qualcosa. Per fortuna Mai non è sola, ma è accompagnata dallo stranissimo gatto parlante Nico con la coda prensile e con tanta voglia di ragionare per conto suo sfuggendo a ogni controllo e ad ogni regola.
Le prime battute di gioco assumono, quindi, il contorno di una vera e propria fiaba per bambini: tesi suffragata dai discorsi molti semplici e spesso intrisi di umorismo dei vari personaggi e soprattutto da disegni e colori al limite estremo della semplicità. Il gioco sembra introdurci pian piano alle meccaniche necessarie soprattutto quando dobbiamo ritrovare i giocattoli smarriti dei tre simpaticissimi coniglietti che poi, naturalmente, ci ripagheranno facendo qualcosa per noi


Anche un mondo magico come quello di Yogurt, nasconde però delle insidie. Un fantomatico boss ha usurpato il trono della principessa Moly gettando nello sconforto tutti gli abitanti costretti ad osservare e ad ubbidire a regole stringenti soprattutto per quanto concerne la loro libertà. E in mezzo ci saremo ovviamente noi, durante il nostro viaggio che, oltre a chiarirci le idee su ciò che ci circonda, dovrebbe riportarci alla vita reale non disdegnando di dare una mano alla gentile principessa a mettere le cose a posto. In mezzo ci sono diversi stili di gioco che ci vedranno ora correre per scappare da una frana oppure da un coniglio gigante, ora risolvere semplici puzzle ambientali, oppure catapultarci all'interno di minigiochi cervellotici ma solo perché non ci vengono date abbastanza informazioni.
Il fulcro del gioco sembra essere proprio il trial and error, con il nostro personaggio che ricomincerà dal più vicino checkpoint ogni volta che andrà incontro al fallimento. Alcuni puzzle infatti vengono spiegati chiaramente oltre ad essere profondamente intuitivi per proprio conto, altri invece ci lanciano allo sbaraglio fornendoci un minimo indizio che dovrebbe aiutarci poi per la risoluzione.

Ne consegue che quando dobbiamo accendere gli switch colorati per attivare un interruttore e l'indizio raccolto non ci chiarisce poi tanto le cose, andiamo per tentativi finché non troviamo la combinazione giusta. Questo meccanismo passa attraverso la calibrazione dei vari minigiochi alcuni sicuramente più ispirati di altri. Infatti mentre alcuni scorrono via agevolmente, altri si presentano come un vero e proprio fastidio che non vediamo l'ora di bypassare. I rhythm game ad esempio chiedono (come è naturale che sia) la pressione del tasto direzionale giusto all'approssimarsi di una determinata icona nell'area di interesse: peccato che a un certo punto due icone arrivino praticamente insieme, costringendoci a provare prima un tasto e poi l'altro per identificare quello giusto e passando ovviamente dallo sciropparsi nuovamente tutto il minigioco.
Questo meccanismo, presente in quasi tutti i minigiochi - che non approfondiamo per evitare fastidiosi spoiler - finisce a volte per spezzare il ritmo di un gioco che, soprattutto dopo le prime battute, sembra promettere davvero bene. Ben presto infatti la fiaba, soprattutto durante i sogni, cede il posto ad un'atmosfera più dark che sembra risvegliarci dal torpore dell'infanzia per catapultarci in una pletora di emozioni molto più complesse.


Questi interrogativi non arrivano sempre e a tutti: dipende molto dallo stato d'animo e dall'apertura mentale del giocatore anche perché giungono in maniera pressoché repentina ad un certo punto della storia, complice anche la sopraggiunta facoltà della nostra Mai a leggere i pensieri delle altre creature. Ne viene fuori un nuovo viaggio nel viaggio, intriso di luci ed ombre (come capita nella mente di ogni essere umano), che da un lato scombussola un po' perché in contrasto con l'atmosfera da cartone animato alla quale il gioco ci aveva trasportati fino ad allora, dall'altro perché esalta la caratterizzazione dei vari (strambi) personaggi non giocanti (NPC) che incontriamo durante il nostro percorso. Alcuni di loro ad esempio lasceranno emergere la loro indole attiva e assolutamente influente per il decorso della storia, come la principessa Moly, altri invece si paleseranno come appartenenti ad un loop continuo che li tiene bloccati in quel mondo quasi a rappresentare un completamento dello scenario tipo ad esempio il coniglio gigante.
Quello che è certo è che in Apopia: Sugar Coated Tale c'è molto di più di quanto si vede inizialmente in superficie. Il problema è la volontà del giocatore che deve essere disposto a farsi trascinare e coinvolgere all'interno di tutta l'avventura.

La semplicità dei disegni e dei fondali, tutti disegnati a mano comprese le animazioni, non deve indurre all'errore: pur mantenendoci nello stile fanciullesco, il comparto grafico è bello da vedere ed estrinseca una certa bravura in un tipo di rappresentazione visiva che strizza l'occhio ai giocatori in tenera età. Certo non tutto è perfetto ed armonico e capita di incappare in qualche disegno meno ispirato e questo ci può anche stare. Buona la colonna sonora che, con i cambi di ritmo, accompagna la storia adattandosi alle fasi più tranquille e a quelle invece più concitate.
Per quanto riguarda i minigiochi, invece, non li abbiamo trovati tutti allo stesso livello di qualità: come dicevamo alcuni sono anche gradevoli da portare a termine, altri invece verranno visti come un peso da togliersi al più presto per andare avanti e questo risiede probabilmente nella calibrazione non proprio perfettissima delle varie esperienze. E lo stesso si può probabilmente dire per il cambio di rotta che c'è a un certo punto tra la fiaba e il dramma con messaggi degli sviluppatori che dovrebbero indurre alla riflessione e che a volte arrivano, altre volte invece no.
A complicare un pochino le cose ci pensano poi alcuni glitch grafici anche un pizzichino fastidiosi - come quello che ci ha costretti a riavviare il gioco perché lo schermo diventava completamente buio durante una fuga - e la mancata localizzazione in italiano che farà perdere, a chi non ha dimestichezza con l'inglese, buona parte della narrazione. Il gioco supporta benissimo sia la tastiera che il controller (abbiamo usato al solito quello della Xbox Series X|S senza alcun problema). Tutto sommato, però, se siete disposti a farvi trascinare in una delicatissima avventura e questi continui cambi di ritmo non rappresentano un problema, allora dategli una possibilità, potreste rimanerne soddisfatti.
Modus Operandi:
abbiamo affrontato l'avventura di Apopia: Sugar Coated Tale grazie a un codice fornitoci da Press Engine.
