Era l'ormai lontano 1987 quando la Cinemaware, software house con tantissime ambizioni e risorse, lanciò sul mercato Defender of the Crown, cercando di portare un taglio più "cinematico" nel mondo dei videogiochi. A quel tempo le risorse hardware avevano profondi limiti di gestione grafica, parliamo di apparecchi a 8bit come il Commodore 64 tanto per avere un'idea: di conseguenza l'arrivo del Commodore Amiga con i suoi 16bit stravolse l'intero mercato con giochi che adesso avevano un comparto grafico più accattivante e, per quel tempo, assolutamente da invidiare.
Per rendersi conto del fenomeno basti pensare che allora i lettori di Zzap! (storica rivista a 8bit) sbavavano nelle pagine pubblicitarie dei giochi per Amiga o Atari ST (di Zzap! ne abbiamo parlato con un lungo Speciale qualche anno fa, riprendendo più recentemente l'argomento con l'intervista a Paolone Besser). Lo stravolgimento di Defender of the Crown non si limitava solo all'assetto grafico ma si estendeva anche ad un gameplay un po' più articolato e ragionato, che farebbe sorridere ai giorni nostri, ma che fu assolutamente rivoluzionario per quel tempo: uno strategico a turni intervallato da minigiochi e da una gestione delle risorse.
Anche di Defender of the Crown (d'ora in poi DOTC) parlammo un bel po' di anni fa sulla nostra sezione dedicata all'emulazione (potete leggere qui il nostro articolo), quindi non vorremmo dilungarci più di tanto salvo riassumere velocemente la trama di gioco. Ci troviamo nell'Inghilterra del 1149, Re Riccardo è appena morto e quindi nascono i problemi per la successione del Regno in mancanza di un erede legittimo, così come viene annunciato dall'amico di tutti (e neutrale) Robin Hoot. Di conseguenza i quattro nobili sassoni, Cedric di Rotherwood, Geoffrey Longsword, Wolfric il Selvaggio e Wilfred di Ivanhoe dovranno contendersi il territorio affrontando non solo gli altri nobili ma anche i normanni che arrivano da fuori per mettere le grinfie sull'Inghilterra.
All'inizio della partita ci verrà chiesto di scegliere quale tra i nobili vorremo interpretare basandoci su alcune caratteristiche base diverse tra i vari personaggi come attitudine al comando, abilità nei tornei e con la spada. Dopodiché il gioco inizia come uno strategico a turni: potremo creare un esercito investendo i soldi che man mano arrivano dalle rendite (in questo caso abbiamo impegnato il nostro turno) oppure potremo muovere le truppe su un territorio adiacente conquistandolo direttamente se libero, oppure affrontando il nemico se questi lo aveva occupato prima.


Ci sono diversi modi per guadagnare di più. Ad esempio potremmo mandare una piccola missione per rubare i tesori dai castelli avversari, quindi il gioco sposterà la visuale in una sorta di visuale 2D con il nostro soldato che a furia di spada si farà largo facendo fuori le 4 guardie avversarie (in realtà 3 normali e una che sembrerebbe un miniboss) per accaparrarsi il tesoro. Meccanica questa simile quando ci sarà da liberare una damigella rapita. Oppure potremo partecipare ai tornei nel modo più classico del termine con la visuale che in quel caso si sposterà alla prima persona e dovremo puntare la lancia per disarcionare il cavaliere avversario. Naturalmente anche gli avversari faranno la loro mossa e potranno provare ad attaccarci rubandoci i territori faticosamente conquistati.
Per ognuno dei quattro signorotti, però, il castello è il fulcro di tutta la forza, ma i castelli da che mondo è mondo possono essere assediati utilizzando delle catapulte (se ne abbiamo) per demolire prima le mura e poi far fuori le forze nemiche. Anche in questo caso il gioco cambia prospettiva con una visuale da dietro la catapulta che dovremo regolare per far breccia nelle mura avversarie. In mezzo la possibilità di costruire avamposti per difendere i vari territori conquistati, ricorrere all'aiuto di Robin Hood e tantissimo altro che non vogliamo assolutamente anticipare.

È normale che nel 1987 un gioco così variegato abbia raccolto, meritatamente, tantissimo successo coadiuvato anche da una rappresentazione grafica che per gli standard di allora era strabiliante. Eppure dei limiti al gameplay c'erano e, nel 2026, non possiamo non citarli. Ad esempio negli scontri vince sempre chi ha più risorse in campo (risorse formate esclusivamente da soldati, cavalieri e catapulte), con buona pace delle abilità iniziali di ogni signorotto. Considerato che i nostri Lord avversari hanno sempre l'abilità comando impostata al massimo, possiamo batterli avendo più risorse di loro oppure salvando a ripetizione fanciulle per cercare di far salire la nostra statistica.
Tanto vale allora scegliere quello più abile con la spada anche se le missioni per salvare le fanciulle oppure rubare dei tesori passano sempre attraverso la solita, ripetitiva, incursione con la spada che all'epoca prevedeva solo affondo e parata giocando con il movimento avanti e indietro (una volta presaci la mano si vinceva praticamente sempre). La giostra è sempre stata un mistero criptico, dato che si vinceva o si perdeva senza neanche capire come e perché. Infine gli assedi, sempre uguali qualunque sia il castello assediato e sempre con una sola catapulta anche se ne abbiamo diverse nel nostro arsenale.


E siamo arrivati a questa nuova versione, lavoro di Black Tower Basement che ha come obiettivo principale quello di preservare la memoria di un gioco che comunque è entrato, con merito, nella storia. In questa nuova versione abbiamo tre modalità che di fatto rappresentano tre giochi diversi. Sulla modalità Retrò non ci soffermiamo neanche dato che è il gioco originale, così come le persone con 'anta anni l'hanno conosciuto con piccolissimi adattamenti di visualizzazione nei monitor moderni. Tutto il resto però è rimasto come allora. Diversa la modalità Classica che ha apportato qualche modifica al gioco tendando di favorirne la transizione a tempi più moderni.
C'è stato un restyling grafico con un'interfaccia adesso molto più user-friendly e con colori più accesi, grafica migliorata in ogni aspetto del gioco, minigiochi compresi. È stato introdotto il passaggio "amichevole" dai territori nemici puntando a una trama più articolata con varie alleanze tra i vari Lord, coadiuvati anche dalle fanciulle che vengono salvate (e che creano, manco a dirlo, unioni) ma che comunque alla fine sfoceranno sempre nel tutti contro tutti. Parecchio simili le missioni con la spada che adesso ci permetteranno di sferrare un colpo rapido o caricato e di eseguire la parata: in ogni caso il tempismo della parata che espone l'avversario ai nostri attacchi, è rimasto simile a quello di un tempo.

Le battaglie sono rimaste vincolate al numero di forze in campo e comunque, malgrado le quattro tattiche disponibili (tra attacco a distanza, ravvicinato e fuga repentina) dovrebbero apportare un minimo di varietà in più. Inoltre lo scontro inizia subito, e se siamo in numero minore come forze non ci viene dato neanche il tempo di utilizzare la ritirata disordinata che già ci hanno sterminato tutti quanti. La giostra invece rimane un mistero ancora oggi, e anche se l'inquadratura è sicuramente migliorata è difficile capire come buttare giù il contendente avversario senza farci sbalzare di sella a nostra volta tanto che, durante i test, abbiamo sempre preferito giocarci la fama invece dei territori. Inoltre durante le nostre razzie per rubare l'oro degli avversari non viene specificato con la nostra missione quanto oro abbiamo recuperato.
Tutto graficamente più bello, ma fondamentalmente con gli stessi limiti di gameplay di allora. Anzi, qualcosa in meno c'è come le sequenze storiche delle damigelle una volta liberate. La sostanza quindi rimane sempre la stessa. Dobbiamo reclutare quanti più soldati possibili lasciando un arsenale enorme sempre a guardia del nostro castello (per non farci conquistare) e muovendo le truppe in massa per conquistare i territori avversari. A nostro avviso si poteva osare di più, magari affinando l'idea (molto buona) delle alleanze e dei tradimenti tra i vari Lord.


Ad apportare un po' di sana innovazione ci pensa la modalità Regno che prende le basi di DOTC e le mescola a tematiche completamente moderne: una volta scelto il signorotto che preferiamo, in base a statistiche molto più dettagliate come famiglia, gioielli e così via ma puntando sul suo vantaggio di base, potremo iniziare la nostra avventura che prevede tutto quanto c'è nel gameplay di DOTC passando però attraverso un diverso modo di scontrarci con gli avversari. Le nostre truppe infatti sono rappresentati da dadi che lanceremo sul tavolo (e così il nostro avversario, qualunque territorio vogliamo conquistare). Poi pescheremo delle carte dal mazzo che ci permetteranno di influenzare sia i nostri dadi che quelli del nostro avversario (anche in questo caso a turni). Alla fine delle carte vince chi ha il punteggio più alto sul tavolo.
Il gioco cambia a seconda se vogliamo conquistare un territorio, piazzare un assedio (in questo caso bisognerà indovinare la sequenza di dadi partendo da un indizio numerico), oppure partecipare a un torneo (lanciando i dadi diverse volte sperando che non esca il valore 1). Ogni vittoria aggiungerà delle gemme a una corona che determineranno il livello di sfida della battaglia successiva. Sulla mappa sono presenti santuari, cattedrali, miniere e soprattutto la gestione del tempo, fondamentale per una conquista senza troppi intoppi oppure per una disfatta senza precedenti. Sicuramente la modalità più azzeccata di tutto il pacchetto, sia per l'innovazione che per la varietà che rende ogni partita diversa dalla precedente.

E siamo arrivati alle conclusioni su Defender of the Crown: The Legend Returns. Le tre modalità di fatto rappresentano tre giochi completamente differenti. Nulla da dire sulla modalità Retrò, se vista come un modo per preservare un'opera storica nel tempo, rendendola nota anche a chi non ci aveva mai giocato prima. La più debole è la Modalità Classica che, a parte qualche innovazione grafica e poco altro, avrebbe dovuto sicuramente osare di più cercando di smussare gli angoli a un gameplay che indubbiamente si porta dietro il peso del tempo e che invece è rimasto ancorato ai limiti di tanti anni fa. I tempi, però, sono cambiati e ciò che una volta era innovativo oggi può essere bollato come scontato e ripetitivo. Peccato anche per aver tolto inspiegabilmente le sequenze delle damigelle che contribuirono a suo tempo a rendere DOTC ancora più memorabile.
Fortunatamente c'è la Modalità Regno, vera e propria innovazione di tutto il pacchetto, in grado di offrire una buona variante del gameplay di DOTC grazie al sistema tra carte e dadi che riescono, proprio per l'aleatorietà del tutto, a offrire partite sempre diverse l'una dall'altra oltre a un modo interessante di affrontare tornei e assedi vari. Proprio per questo se non avete nulla di DOTC, non l'avete mai giocato o volete conservarlo sul vostro PC allora il pacchetto proposto può avere senso anche perché la modalità Regno vi divertirà sicuramente.
Modus Operandi:
abbiamo giocato nuovamente a Defender of the Crown grazie a un codice fornitoci da ICO Partners.
