Dark Scrolls arriva in un contesto molto particolare dal punto di vista videoludico: la gente sta, infatti, riscoprendo i giochi difficili e impegnativi di una volta. Spinti inizialmente dal mondo del retrogaming che ha messo nelle mani dei più giovani i capolavori del passato, e poi dalle varie software house che hanno rimasterizzato e riproposto alcuni grandi classici che all'epoca fecero perdere le staffe a ben più di un giocatore.
Un livello di difficoltà particolarmente elevato che raggiungeva quasi quasi il masochismo negli arcade di sala giochi, messi lì apposta per spillare solti ai malcapitati e puntando su una strana alchimia secondo la quale dovevi comunque investire i tuoi soldi attratto dalla morbosa curiosità di sapere cosa ci fosse più avanti. Un tranello nel quale sono (siamo) caduti in tanti, ma che ha fatto la fortuna dei videogame in una storia dagli sviluppi troppo articolati per raccontarla ora. Se però uno dei giochi più difficili di sempre, tale Ghosts'n Goblins è passato alla storia vuol dire che c'è molto di più nelle meccaniche di un gioco arcade, di quanto si possa immaginare.
Chi si cimentava in un gioco arcade sapeva già che con la sua moneta investita non sarebbe arrivato lontano, eppure ci provava lo stesso, magari si incolonnava la giusta congiunzione astrale e si riusciva a vedere un livello in più rispetto la volta precedente. Lo schema adottato da Dark Scrolls è comunque lo stesso anche se, giusto per adattarlo a un contesto più moderno, lo stile platform/shoot'em up è stato affiancato a un pizzico di roguelite, quindi con tanto di livelli procedurali e un lieve tocco di progressione del personaggio che non guasta mai.
Dal punto di vista della difficoltà non si fanno sconti e l'ispirazione a Ghosts'n' Goblins (ma anche a Castlevania) si vede tutta, a partire dalla mappa di gioco per continuare nelle biforcazioni tra i vari livelli. Ogni livello, poi, è generato proceduralmente risultando quindi sempre diverso da quello precedente e, a completare la trappola per il giocatore, ci pensa lo schema roguelite con delle piccole ricompense che, elargite alla fine di ogni partita, permetteranno di sbloccare nuovi personaggi e soprattutto potenziamenti permanenti. Ecco che, quindi, viene servito il piatto del "riprovo un'altra volta che magari è quella buona" invogliandoci a giocare partita dopo partita e meno male che almeno non ci tocca spendere un botto di monete.


Come capitava sempre in giochi di questo tipo una storia vera e propria non c'è: il solito cattivo ha rubato una pergamena magica e si è poi rintanato nella sua fortezza. Tocca a noi affrontare un lungo viaggio affrontando scagnozzi della peggior specie per giungere fino a lui e portargliela via. Inizialmente potremo scegliere tra tre eroi disponibili: il burbero Grizz, un boscaiolo che lancia asce pesanti e fa più della potenza che della velocità il suo stile di combattimento, il ladro-ninja Pigeon agile e veloce che usa dei coltelli per far fuori i nemici e infine il mago Emerys con le sue sfere di magia.
Questo ovviamente è solo l'inizio perché andando avanti nel gioco potremo sbloccarne altri per un totale di 9 componenti del roster, alcuni davvero improbabili come il cane che attacca abbaiando, il topo sassofonista, il cherubino con arco e frecce, un cuoco che lancia bistecche e così via. Ognuno di loro ha il proprio set di mosse, la propria arma e ovviamente il proprio attacco speciale. Inoltre il doppio salto assume una valenza diversa a seconda del personaggio che abbiamo sottomano: alcuni si schianteranno al suolo, altri rotoleranno, altri si libreranno in aria e così via. La scelta del personaggio quindi non è solo stilistica ma influisce pesantemente sullo stile di gioco.

Facendo fuori i nemici e aprendo, magari, alcuni bauli trovati in giro collezioneremo monete che potremo spendere nei vari shop che incontreremo per acquistare potenziamenti di ogni tipo, sia curativi (le pozioni) che in grado di alterare la nostra forza e cadenza di fuoco assegnandoli, poi, nel giusto posizionamento della barra rage presente proprio sotto quella dell'energia. Le varie stelline attiveranno il potenziamento a loro assegnato in maniera quasi sequenziale e, quando tutte complete, ci permetteranno di usare la nostra mossa speciale alla pressione del tasto Y sul controller (quello Xbox su PC andrà benissimo).
Le monete sono presenti in quantità limitata durante i livelli, quindi saremo obbligati a fare delle scelte. Ogni volta che ci fanno fuori si perde praticamente tutto, a meno che non abbiamo sbloccato il bancomat e vi abbiamo depositato qualche risorsa, salvo le monete che vengono convertite in diamanti in maniera direttamente proporzionale alla distanza percorsa, diventando risorse utili per i potenziamenti permanenti, quelli che ci fanno progredire a poco a poco ogni partita giocata, anche quelle andate in malora.


Partiamo subito da un presupposto: la parola Scrolls nel titolo non è messa a caso. Durante i livelli, infatti, il gioco ha uno scrolling permanente da destra verso sinistra che ci costringe a stare sempre in movimento, perché un contatto con il bordo dello schermo vuole dire game over. Se i potenziamenti premiano il ragionamento quindi, l'azione vera e propria premia riflessi e colpo d'occhio dato che lo schermo di sicuro non ci aspetta. Inoltre la proceduralità dei livelli rende ogni partita sempre diversa dalla precedente anche se avremmo sicuramente gradito una varietà ancora maggiore.
Buoni invece i vari biomi che attraverseremo tutti caratterizzati dalla giusta ambientazione, dai diversi nemici e soprattutto da boss di fine livello che riusciremo a far fuori solo se avremo acquisito le giuste meccaniche di Dark Scrolls e soprattutto se ci saremo potenziati al giusto livello. Peccato anche che non sia possibile salvare in qualunque momento, costringendoci a sezioni lunghe e quindi limitando anche la nostra libertà di poterci sganciare in qualunque momento. Buona la caratterizzazione dei personaggi principali, tutti abbastanza vari e diversi tra loro anche se non si può dire lo stesso dei nemici che, onestamente, avrebbero meritato un po' di attenzione in più.

La modalità in co-op a schermo condiviso è molto interessante ed è disponibile sia in locale che online dove, fungendo anche da host, possiamo invitare uno dei nostri amici. In due le cose cambiano e non solo perché si dispone di una maggiore potenza di fuoco. Alcuni attacchi infatti sono disponibili solo in combinata con un altro giocatore, ma il fatto che sia presente un certo livello di collisione tra i due personaggi induce ben più di una riflessione: è vero che la collisione riguarda solo il contatto diretto e non i proiettili, ma un vantaggio può trasformarsi in uno svantaggio se si gioca con una persona con la quale non si condivide un minimo di strategia.
Può capitare, infatti, di rimbalzare contro il nostro stesso amico e finire nelle grinfie di qualche cattivo. È anche vero, altresì, che con un po' di pratica si possono creare combo davvero interessanti. Inoltre se uno dei due viene fatto fuori durante la bagarre, l'altro può rianimarlo richiamandolo in gioco e quindi il game over arriva solo se vengono freddati entrambi. Sicuramente la modalità cooperativa è un valore aggiunto, perché introduce ulteriore varietà al gioco grazie all'imprevedibilità del comportamento umano.


Tecnicamente i ragazzi di doinksoft hanno fatto un buon lavoro con una grafica in pixel art volutamente poco colorata e minimalista, che sembra trasportarci direttamente davanti a un cabinato anni '80. Buona la colonna sonora che accompagna in maniera sempre diversa i vari biomi senza mai risultare troppo invasiva e ben fatti anche gli effetti speciali che accompagnano i colpi inferti con il giusto feedback sonoro. Forse un po' troppo minimalista l'interfaccia di gioco che ci permette di poter applicare pochissimi settaggi: ad esempio non avrebbe guastato poter riassegnare i tasti al controller giusto per fare un esempio.
Leggermente problematica anche la storia del salvataggio che ci obbliga a interrompere per forza la partita (o a completarla) per poter staccarci dal gioco. Inoltre, va detto, Dark Scrolls è tradotto in 10 lingue tranne l'italiano, scelta questa che reputiamo onestamente poco rispettosa oltre a generare qualche problema a chi non conosce altre lingue. Non dimentichiamo però che ci troviamo davanti a un gioco che mantiene quello che promette e cioè di incollarci allo schermo, partita dopo partita, nella speranza di poter fare un passo in più ogni volta e poter vedere cosa c'è dopo. Non è un gioco semplice però, questo è giusto che lo sappiate, ma se fate parte della vecchia scuola vi ci divertirete come non mai.
Modus Operandi:
Abbiamo esplorato il mondo di Dark Scrolls, provando anche la modalità multiplayer, grazie ai codici fornitoci da Cosmocover.
