In realtà non siamo proprio responsabili di nulla, se non di ritrovarci in un nuovo mondo senza sapere neanche come ci siamo arrivati, ma dovremo interagire con umani, strani esseri combattivi e i loro guardiani. Il nuovo gioco degli italianissimi Beehive Studios prende spunto da un altro titolo ben più famoso dove il connubio tra umani e strani esserini combattivi e collezionabili ha fatto la fortuna di un’intera azienda. Malgrado la forte ispirazione a Pokemon però, LumenTale: Memories of Trey (da ora in poi LumenTale) punta fin da subito a una identità propria, forte dell’immensa passione dei suoi sviluppatori e potendo contare anche su un certo quantitativo di risorse giunte da una campagna Kickstarter di grande successo.
È sempre un azzardo provare, soprattutto nel mercato indipendente, a cimentarsi su un qualcosa che, nel bene o nel male - non tutti i titoli sono stati un successo - a riscuotere un grande consenso coinvolgendo milioni di giocatori. Conviene quindi abbandonare la strada della semplice clonazione, ma anche quella del tributo e provare a impiantare un nuovo mondo con tanto di personalità e di variabilità. Un progetto talmente ambizioso da sfiorare quasi l’incoscienza ma che, al netto di piccoli errori di inesperienza, è riuscito nell’intento iniziale di creare un nuovo gioco che ricordi quell’altro ma che mantenga comunque una propria e forte identità.
O almeno così ci viene raccontato non appena vi finiamo in maniera inconsapevole. Il nostro protagonista Trey ha perso la memoria su tutto ciò che riguarda il suo passato e sul come sia finito in questo fantastico mondo, risvegliandosi a Borgo Iride e accolto dallo scienziato Kapan e dallo strano nipote Ales. Talea è abitata da umani ma anche dagli Animon, strani esseri che sfruttano i poteri elementali e che sono perennemente in competizione tra loro riuscendo anche a dominare intere aree. Poi ci sono i Lumen, strani personaggi evoluti che gli Animon sono in grado di catturarli e controllarli, figura questa che il buon Kapan aveva previsto per il piccolo Ales che però, di avere a che fare con gli Animon non ne vuole sapere.
Inizia così, con piccole scaramucce familiari, la nostra storia che ci vedrà percorrere Talea in lungo e in largo alla ricerca dei ricordi perduti che sveleranno (ma non vogliamo anticiparvi più di tanto) molti più misteri di quanti possiamo immaginare. La sensazione, reale peraltro, è che Talea stava vivendo la sua vita regolare quando siamo arrivati noi. Lo si vede percorrendo le varie zone delle città con persone che vivono la loro quotidianità interagendo con noi solo per chiederci aiuto, affibbiandoci missioni secondarie alcune delle quali molto interessanti. Veniamo ospitati da Kapan nella sua enorme casa/laboratorio, tutta da esplorare (vi consiglio il visore che racconta la storia di LumenTale) grazie anche ai punti di interesse evidenziati su schermo e che faremmo meglio ad analizzare.


Fin da subito Kapan ci donerà un Holoken, una sorta di strano yo-yo in grado di rompere oggetti e soprattutto di catturare gli Animon se saremo abbastanza veloci da imprigionarli, cimentandoci in una sequenza di tasti da premere in perfetto stile Quick Time Event. In questo modo verremo introdotti al primo Animon che ci verrà assegnato, e che potremo scegliere tra quelli disponibili: queste strane creature sono dotate di caratteristiche individuali che le rendono differenti l’una dall’altra mettendo in campo, manco a dirlo, punti di forza e punti di debolezza. Ce ne sono tantissimi da trovare, ben più di 100, divisi in 13 categorie e differenti non solo per le caratteristiche di base (comprese le mosse) ma anche per alcuni tratti che li rendono unici.
Molto interessante provare a incontrarli/collezionarli tutti, ma anche cimentarci nella raccolta di card stampate a Talea che potremo comprare nei vari negozi trovati in giro, per le quali investiremo buona parte delle nostre finanze: scelta questa estremamente interessante che ci ha coinvolti per buona parte del tempo alla ricerca di quelle più rare, anche perché sono bellissime da vedere e tutte ben disegnate. All'Animon Trade Center potremo ad esempio cercare le carte mancanti, oppure provare scambiare le nostre card anche con la community per provare a completare la collezione.

Uno dei punti cardine del gioco è sicuramente l’esplorazione: Talea infatti è suddivisa in due grandi regioni, Logos e Mythos con tantissime zone da visitare, sia urbane che extra-urbane, e nelle quali farsi le ossa, collezionare Animon e far crescere di livello quelli che già abbiamo catturato: lo sviluppo delle creature passa attraverso le abilità, gli equipaggiamenti e i modificatori fermo restando che li faremo agire in squadra quindi attenzione al bilanciamento delle risorse. Sono dei combattimenti progressivi, ovviamente via via sempre più difficili e che avvicinano pian piano ai vari boss e poi alle squadre cittadine da sconfiggere. Naturalmente, proprio per esigenze di forza, questi passaggi dovranno avvenire in maniera graduale proprio per evitare di buscarle.
In mezzo ci sono tante missioni secondarie, più o meno interessanti e soprattutto le fontane nelle quali riposare, recuperare le forze (noi e i nostri Animon) e dedicarsi a un po’ di sano crafting. Accedendo al menu creazione, disponibile presso questi punti di ristoro, sarà possibile optare per i progetti oppure per delle ricette al fine di creare oggetti utili per la crescita dei nostri Animon. Questa sezione è uno dei punti deboli di tutto il gioco: esageratamente farraginosa (e afflitta anche da qualche bug come quello che ci impediva di mandare in produzione le selezioni) è sicuramente trascurabile dato che risulta il più delle volte conveniente comprare gli oggetti già pronti invece che cercare di costruirseli da soli. Un'altra aggiunta carina, anche se afflitta da qualche bug anche bloccante (che speriamo venga risolto in fretta), è invece l’Anispace, uno spazio personalizzabile a nostro piacimento nel quale posizionare i vari Animon catturati dandogli anche uno spazio per l’addestramento.


Fulcro del gioco sono proprio i combattimenti che si attiveranno (cambiando la visuale in 3D, anche se abbastanza statico) ogni volta che incontreremo Animon avversari oppure quando useremo l’Holoken in modalità Animon invece che in modalità biglia. Potremo schierare fino a 4 Animon in contemporanea, scelta questa che deve essere giustificata e motivata con un occhio di riguardo alle caratteristiche dei nostri “animaletti” e di quelli avversari. Ci sono infatti dei punti azione limitati che vengono utilizzati ad ogni attacco, difesa o azioni varie e reintegrati alla fine del giro dell’azione di tutti gli Animon stessi. Ad esempio può essere utile utilizzare la modalità scan per cercare di cogliere punti di forza e debolezza degli Animon avversari e poter utilizzare così l’attacco più dannoso nei loro confronti.
La selezione sia dei nostri Animon da fare agire che su quelli da colpire avviene con l’analogico destro del controller (abbiamo utilizzato quello di Xbox Series X|S su PC perfettamente supportato, anche se con qualche incertezza in alcuni menu), ed è importante anche una certa gerarchia d’attacco dipendente dal livello raggiunto dai nostri Animon. Bisogna riflettere anche sugli Animon da schierare, a volte può essere conveniente metterne in campo anche un numero inferiore, perché alcuni attacchi sono dei veri mangiapunti lasciandoci senza risorse per le azioni degli altri Animon e costringendoci a passare il pallino del gioco. Le meccaniche di combattimento non sono difficilissime, ma neanche così intuitive e sotto questo aspetto il tutorial di gioco è un pochino carente nel senso che dovrebbe guidare più il giocatore in uno snodo così cruciale.

Obiettivo è quello ovviamente di far crescere gli Animon il più possibile in modo da aprirci le strade per l’avanzamento nei vari livelli: non sarà semplice, sia perché le meccaniche vanno assimilate gradualmente ma anche per situazioni di inspiegabile sbilanciamento che ci vedranno soccombere in battaglie che avremmo dovuto vincere a mani basse. Meglio, quindi, dedicarsi all’esplorazione e cercare non solo di acquisire più oggetti e potenziamenti possibili (utilissimi gli item che ricaricano i punti azione ai vari Animon), ma anche di trovare e collezionare in giro Animon sempre più potenti. Può essere utile prestare attenzione anche alle varie missioni secondarie in grado di regalarci ben più di una lieta sorpresa oltre a raggranellare in giro monete (soprattutto nelle varie casse) da investire poi nei potenziamenti.
Tantissima roba insomma che contribuisce a rendere LumenTale un gioco dalla chiara e forte identità e a toglierlo dallo scomodo paragone con l’alter ego più famoso, complice anche una storia che pur non brillando per originalità e colpi di scena si lascia comunque ben raccontare e incuriosisce quel tanto che basta per andare avanti.


Tecnicamente LumenTale si difende abbastanza bene dal punto di vista grafico con fondali ben colorati, ottimamente definiti e gradevoli alla vista. Buone anche le animazioni e il comparto sonoro. Peccato per alcune problematiche di ottimizzazione che fanno emergere qualche fastidioso bug qua e là che ci blocca nelle azioni più semplici e un paio di volte ci ha costretti anche a riavviare il gioco stesso (speriamo in correzioni repentine). Ci sono idee molto interessanti, dalla gestione/progresso degli Animon in primis a un mondo densamente popolato e vivo fino ad arrivare all’ottima opzione sul collezionismo che attrae tanto, non solo per gli Animon ma anche per le card collezionabili.
Le meccaniche non sono semplicissime, le quali ben più di una partita per padroneggiarle al meglio complice anche un tutorial sicuramente migliorabile, ma una volta presa la mano con pregi e difetti degli Animon il divertimento è sicuramente assicurato. Non ci troviamo davanti a un gioco perfetto, questo è vero, ma LumenTale mantiene la maggior parte delle cose che promette e quindi si candida a far bella figura sullo scaffale di tutti gli appassionati di questo genere di gioco. Ben fatto ragazzi!
Modus Operandi:
siamo andati a caccia di Animon grazie a un codice fornitoci da Press Engine.
