GamesArk.it  Speciale  096
Giochi di guida per Commodore 64
Redattore:   Michelangelo 'Pippo' Carbonara                          Pubblicato il:   06/05/2013
Rispetto ai giochi velocissimi del nostro presente i prodotti di guida degli anni Ottanta rischiano di fare una magra figura. Andiamo alla ricerca dei gioielli all'interno di una categoria tradizionalmente ostile alle retro-CPU.
Si può affermare con tranquillità che ogni sistema informatico abbia in effetti delle agevolazioni per quanto riguarda la fattura di alcuni videogiochi. Per quel che riguarda il C64 naturalmente la presenza di sprites sovrapponibili allo sfondo preprogrammati e una relativa facilità per la realizzazione dello scrolling portò alla creazione di una incredibile schiera di platform, shoot’em up e arcade di vario tipo. Per converso, tutti i generi che richiedono elaborazioni di poligoni, velocità di refresh delle schermate e calcoli vettoriali per la grafica tridimensionale hanno sempre creato moltissimi problemi ai programmatori e davvero raramente si sono visti risultati convincenti.Tra questi generi “ostici” è incluso anche quello protagonista di questo speciale, ed è perciò particolarmente interessante disquisire degli alterni(ssimi) esiti che tale collana di prodotti ha generato negli anni. Percio addentriamoci nei meandri del catalogo dei giochi di guida per il nostro amato biscottone elettronico!

LA VISUALE DAL RETRO DELLA VETTURA

Il capostipite del genere, almeno a livello di fama come coin-op, è il lontanissimo Pole Position (Atarisoft, 1983) che introdusse con prepotenza una serie di caratteristiche che sarebbero rimaste immutate addirittura fino ad oggi, a partire dallo scopo primario: percorrere un giro di pista o più in generale un tratto di strada entro un determinato tempo. Qualora venga superato il livello si riceve un addizionale lasso di tempo per completare il successivo, più un ulteriore bonus temporale proporzionale ai secondi risparmiati in precedenza. Di canovacci di questo genere è stato letteralmente infarcito il mercato videoludico, e il solo C64 può contare almeno una trentina di titoli siffatti.

Una ottima saga è quella costituita da Pitstop (Epyx, 1983), che aggiunge i guasti meccanici e la possibilità di fermarsi ai box per ripararli, e Pitstop 2 (Epyx, 1984) che introduce la tecnica dello split screen per partecipare in due ognuno con la propria area di gioco, altro concetto che avrebbe fatto scuola. Non male anche Continental Circus (Virgin/Taito, 1989), la cui originalità consiste nel fatto che nel circuito corrono 100 vetture contemporaneamente (!) e che per accedere al livello successivo bisogna aver superato un certo numero di macchine avversarie. Numerosissimi sono i prodotti che fanno calare le gare in un contesto extraurbano o comunque fuori dai canonici circuiti, a cominciare dal celeberrimo Out Run (U.S. Gold per la versione americana, Mindscape per quella europea, ambedue del 1986). La conversione commodoriana risulta piuttosto povera, eliminando di fatto la trovata più originale e divertente del game da bar, ossia il fatto di poter scegliere un tracciato differente tramite la presenza di bivi alla fine dei livelli; ma il gioco in sé introduce il concetto di corsa competitiva con una fiammante Ferrari Testarossa nelle suggestive stradone della California, donando una particolare sensazione di “viaggio” ed un’aria spensierata al tutto. Menzione speciale naturalmente anche per i due seguiti, Turbo Out Run (U.S. Gold/Probe 1989) programmato con grande competenza ma troppo facile e semplicistico, e Out Run Europa (U.S Gold/Probe 1991) più bilanciato e con la divertente idea di far guidare al protagonista diversi mezzi di trasporto come motociclette, motoscafi e via dicendo oltre ai soliti macchinoni sportivi. Buonissimo altro esponente è senz’altro Lotus Esprit Turbo Challenge (Gremlin, 1989), che oltre ad avere un numero impressionante di percorsi (ben 32) permette di giocare in due contemporaneamente andando a ripescare il sistema introdotto da Pitstop 2, opportunamente migliorato e velocizzato. Merita di essere lodato anche Power Drift (Activision, 1986) dello storico Chris Butler.

A proposito invece di giochi non riusciti, ecco a voi una galleria di “ciofeche eccellenti” a dimostrazione del fatto che i giochi ben riusciti erano una risicata minoranza: a partire dal trash-cult Cisco Heat (Image Works/Mirrorsoft, 1991), forse una delle realizzazioni più disastrose di tutti i tempi. [ L’idea è carina, si tratta di una gara tra poliziotti nelle strade di San Francisco, ma basta guardare le immagini per rendersi conto dell’abominio, per non parlare di cosa significhi farci una partita… Una esperienza terrificante. Ugualmente pessimi Crazy Cars (Titus, 1988) e Crazy Cars 2 (Titus, 1989), da non credere che siano stati effettivamente venduti all’epoca a prezzo pieno. Il terzo capitolo, (Titus, 1992) è un po’ meglio ma risente comunque delle notevoli carenze di nozioni dei programmatori della software house francese. Abbiamo poi Wec Le Mans (Imagine, 1989) il quale avrebbe potuto magistralmente simulare l’avvincente gara delle 24 ore di Le Mans ma che di fatto si rivela un flop, programmato male e disegnato peggio, ed anche difficilissimo. Altre decine di giochi simili sono a tal punto anonimi e mediocri che non meritano nemmeno di essere introdotti all’interno di questo articolo. E in Italia? L’unico sforzo notevole in tal senso è rappresentato dal curioso 1000 Miglia (Simulmondo, 1992), senza spessore e con una impostazione di gioco senza senso, ma realizzato in modo abbastanza competente.

LA VISUALE DA DENTRO LA VETTURA

Qui le cose diventano ancora più delicate perché la visualizzazione cosiddetta “in soggettiva” è sempre stata la pecora nera tra le tecniche del Commodore 64. Per fortuna non sono mancati i risultati positivi, è l’esempio dell’ottimo Grand Prix Circuit (Accolade, 1988) in cui è possibile vivere le emozioni di un intero campionato di Formula 1, corredato da un sacco di opzioni e da una velocità di gioco notevole. Sempre della Accolade abbiamo anche Test Drive (1987) e Test Drive 2, The Duel (1989), ambientati su strade normali e discretamente credibili, anche se non troppo divertenti vista la generale lentezza dell’aggiornamento dello schermo.

Fanno parte del lotto anche i (per il sottoscritto) sopravvalutati Revs (Firebird, 1986) e Revs + (Firebird, 1987) e Ferrari Formula 1 (Electronic Arts, 1990) che se non altro vanta una sezione manageriale e di gestione dell’automobile di tutto rispetto. Paradossalmente il gioco migliore di questa categoria non è dedicato a corse di auto normali ma fa riferimento al campionato di Stunt Cars, ed è infatti lo splendido Stunt Car Racer (Microstyle, 1991) che unisce perfettamente tecnica notevole e ottima giocabilità. C’è poi un gioco in soggettiva “fasulla”, che cioè utilizza invece lo stesso sistema adottato dagli arcade “da dietro” affrontato nella sezione precedente, ed è l’accattivante Super Monaco GP ( US Gold, 1991), meritevole ma non eccezionale.

LA VISUALE DALL’ALTO

Come ci si potrebbe aspettare, la situazione migliora di molto quando si tratta di testare i giochi a schermata fissa o a scrolling in cui le piste sono rappresentate da background immobile e le macchine sono composte da sprites animati. Secondo il parere di chi scrive i migliori esponenti della categoria sono il divertentissimo Indy Heat (Storm, 1992) che contiene tutti gli elementi migliori del genere, come la frenesia dell’azione, il multiplayer e la possibilità di comprare power-up per potenziare il proprio mezzo, e l’ottimo Ivan “Ironman” Stewart ‘s Super Off Road (Virgin,1991), con l’unico difetto di essere un pelo ripetitivo dopo i primi circuiti. Molto ben fatti anche Slicks (Code Masters, 1992) caratterizzato da un veloce scrolling multidirezionale, e Rally Cross (1989), sempre della Codemasters, difficilotto ma frenetico e teso, oltre a due games senza pretese, Grand Prix Simulator (1987) e Grand Prix Simulator 2 (1989), comunque abbastanza giocabili. Tra i giochi più famosi figura anche Hot Rod (Activision, 1990), rovinato da un tremendo sistema di multiload. In Italia viene prodotto il riuscito Warm Up (Genias, 1991) mentre dall’Ungheria giunge Bburago Rally (576bytes, 1995) ispirato alle celebri macchinine in miniatura di metallo.

E A PARTE LE MACCHINE?

Verranno qui presentati tutti i prodotti che prevedono mezzi di trasporto diversi dall’automobile, a cominciare dalla motocicletta che conta alcuni titoli generalmente pessimi. Si salva solo Super Cycle (Epyx, 1986) monotono ma realizzato benissimo, e il clone di Gran Prix Circuit della Accolade, The Cycles (1991) che di fatto ne copia l’engine grafico e tutto il sistema di opzioni; mentre abbondano i disastri come Super Hang On (Electric Dreams, 1988), Speed King (Mastertronic, 1986) e un’altra vagonata di obbrobri. Migliore esito danno i giochi che trattano di jeep e buggy; spiccano infatti il classico Buggy Boy (Elite, 1987) con il suo innovativo sistema di bonus, e 4x4 Off Road Racing (Epyx, 1988), molto datato graficamente ma con una bella dotazione di opzioni per vivacizzare le partite. Tra le idee più particolari conviene dare risalto a due folli giochi che mettono in pista addirittura dei Tir, ovvero Supertrux (Elite, 1989) e International Truck Racing (Zeppelin, 1993), non indimenticabili ma talmente strampalati da meritare di essere caricati almeno una volta.

STAGE DI GUIDA OVUNQUE!

Curiosamente esistono molte sezioni di guida inserite in contesti non proprio aderenti alle corse classiche o al rally, ve ne elenchiamo qui alcuni modelli significativi. Alcuni sono di fatto degli spara-e-fuggi o degli avoid’em all, ma hanno molti elementi in comune coi titoli di guida, primo fra tutti il capolavoro Turbo Charge (System 3, 1991) e LED Storm (Capcom, 1989) che fa sfoggio di un bellissimo doppio scrolling sovrapposto. Molto bello anche SCI – Chase HQ 2 (Ocean, 1990) successore dell’invece ignobile Chase HQ (Ocean, 1989). Abbiamo poi i livelli di guida inseriti nei giochi multievento, i più famosi dei quali sono quelli all’interno di Vendetta (System 3, 1990) e Total Recall (Ocean, 1991). La palma d’oro come gioco di simil-guida più assurdo spetta però decisamente all’incredibile Autotest (Byte Back, 1991) in cui lo scopo è superare dei test di scuola guida parcheggiando all’indietro o zigzagando con dei macinini anni Settanta… imperdibile.

Come sempre questo speciale non ha pretese di completezza, ma speriamo di aver creato curiosità e interesse con questa esplorazione attraverso un genere famoso sì, ma che è stato declinato in vari ed interessanti modi che meritano di essere piacevolmente scoperti. Buon divertimento e buone corse a tutti voi!
Per approfondire: