Recensione X-Box 360
Titolo del gioco:
Call of Duty: World at War
Anno di uscita:
2008
Genere:
FPS
Sviluppatore:
Treyarch
Produttore:
Activision
Distributore:
Activision
Multiplayer:
2-18 giocatori
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Xbox 360 core
  •  Gli scenari sono sempre estremamente suggestivi
  •  Spesso è meglio nascondersi ed evitare uno scontro diretto con un Tiger...
  •  Nella giungla bisogna sempre stare attenti alle imboscate dei giapponesi!
  •  Il lanciafiamme difficilmente lascia scampo ai malcapitati
  •  Lo sbarco sulla prima isola nel Pacifico ricorda un pò quello di Omaha Beach
  •  Un colpo in testa, specialmente da distanza, è spesso il modo migliore per risolvere una situazione
  • Durante la storia spesso siamo aiutati o dobbiamo aiutare dei compagni d'armi
  • Bombardieri, speriamo siano compagni!
  •  Nelle situazioni più difficili l'artiglieria può esserci di grande aiuto, quando disponibile
  •  Proteggersi dietro gli oggetti non sempre è abbastanza
  • Nella notte scrutare in cerca della luce dei fucili può aiutare a individuare i nemici
  •  Mirare al serbatoio della benzina di un carro è spesso il modo più veloce per farlo esplodere
Redattore:  Michele 'IPR Hagarr' Rizzi                        Pubblicato il:  10/12/2008
Un gioco sulla Seconda Guerra Mondiale non è certo una novità, eppure i ragazzi della Treyarch hanno di nuovo tirato fuori il classico coniglio dal cappello...
Correva l'anno 2003 quando, a Ottobre, Activision pubblicò il primo episodio di una serie che avrebbe fatto la storia dei videogiochi. Da allora, ad ogni autunno che è arrivato, un nuovo Call of Duty ha visto la luce, tra premi e un successo di pubblico sempre meno inaspettati. Per mantenere alta la qualità dei nuovi titoli l'Activision diede in mano lo sviluppo a due diversi team: I Treyarch e gli Infinity Ward. Questa scelta non solo ha permesso l'uscita di un capitolo all'anno, ma ha anche innescato un meccanismo interno di sfida continua tra i due team di sviluppo. La voglia di primeggiare ha così spinto la creazione di storie sempre più avvincenti, per l'immenso piacere di tutti noi videogiocatori e appassionati. Nel 2007, con l'arrivo del nuovo motore grafico, gli Infinity Ward decisero di stravolgere completamente la serie, inserendola in una ambientazione moderna. Call of Duty 4 riuscì così a ridare al nome quel lustro che era stato un pò perso per strada con l'uscita del poco acclamato Call of Duty 3. Modern Warfare si è poi rivelato uno dei titoli di maggior successo, non solo tra le console di vecchia e nuova generazione, ma nella storia videoludica generale, vendendo oltre 13 milioni di copie. Così, se da un lato alla Activision non potevano che essere entusiasti per i risultati ottenuti, i Treyarch si sono ritrovati in mano una bella gatta da pelare. Nonostante tutto hanno deciso di rimanere fedeli alla storia del titolo, ritornando alla Seconda Guerra Mondiale. Ora che Call of Duty: World at War è finalmente nelle nostre mani ci rendiamo conto di come i nostri dubbi fossero infondati. Di nuovo, come ogni anno, è uscito l'ennesimo capolavoro.

FRONTE PACIFICO, FRONTE ORIENTALE
Nel 1944 la Seconda Guerra Mondiale sta ormai volgendo al termine, anche se i diretti interessati non lo possono ancora sapere. Così, mentre in Europa la Germania si scontra contro i milioni di truppe dell'Armata Rossa sul fronte orientale, nel Pacifico gli Stati Uniti sono costretti a combattere un popolo disposto a morire per la patria. I Giapponesi e gli Americani hanno dato vita a cruente battaglie in mare, in cielo e sulla terraferma, ma la loro storia, almeno in Europa, è sempre passata in secondo piano. World at War si prende quindi l'impegno di completare il quadro, da un lato gettandoci sulle isole del Pacifico a combattere nella giungla, e dall'altro in Russia a respingere dalla Madre Patria i nazisti invasori.

IL CORAGGIO DI MORIRE
Ogni evento ed episodio della storia è amalgamato da una sceneggiatura estremamente cinematografica, figlia del trend di successo su cui gli sviluppatori puntano ormai da tempo. Ogni episodio è introdotto da una sequenza di immagini e filmati in bianco e nero della Seconda Guerra Mondiale sui quali vengono disegnati delle specie di collage in stile fumetto. Mentre scorrono le immagini una voce narratrice ci introduce alla storia preparandoci agli eventi che seguiranno, cercando di coinvolgerci il più possibile ed evitando appositamente un approccio distaccato. Queste sequenze sono talmente ben sviluppate che i tempi di caricamento dei livelli (comunque piuttosto brevi) scorrono senza quasi che ce ne si accorga.
Inoltre questi sono gli unici momenti di pausa nel gioco, perchè per tutto il resto del tempo l'unico motivo che ci potrà obbligare a fermarci sarà morire in battaglia. Storicamente, i livelli di difficoltà tra cui possiamo scegliere sono quattro, in ordine crescente di difficoltà. Se il più basso non è soltanto alla portata di tutti, ma vi rende praticamente a prova di proiettile, il livello veterano risulta essere un'impresa ardua anche per i giocatori più esperti.

GUERRA D'ALTRI TEMPI
Ai giorni nostri, in cui le guerre vengono combattute e vinte a suon di elettronica e evoluzione tecnologica, può far storcere il naso pensare di dover riprendere in mano fucili a colpo singolo e baionette. Eppure queste storiche armi portano con se un'aura magica derivante dalle storia che hanno vissuto e creato. In World at War potremo imbracciare praticamente tutte le armi più famose dell'epoca: fucili a colpo singolo (bolt-action) come lo Springfield americano o l'ormai leggendario Kar98k tedesco; armi semiautomatiche il Garand; oppure i primi mitragliatori automatici leggeri come l'MP40 o più pesanti come il Bar statunitense o l'STG44 nazista. In ogni caso ciascun'arma è ottimamente curata sia nei dettagli estetici che in quelli meccanici. Il rinculo delle armi più pesanti vi potrebbe obbligare a combattere anche con il controller, oltre che nel gioco, nel tentativo di mantenere il più possibile la mira sul bersaglio. Il peso stesso delle armi influisce sulla nostra mobilità in battaglia, rendendoci più lenti e quindi facili obiettivi, piuttosto che rapidi ma più deboli in attacco. I caricatori limitati obbligano a giocare con una certa strategia, anche se la foga nel combattimento può spesso portare a ritrovarsi con le armi scariche in situazioni poco convenienti.

Naturalmente i Treyarch hanno inserito diverse novità rispetto ai capitoli precedenti. Tra queste le più degne di nota (nonchè estremamente soddisfacenti) sono sicuramente le granate al gas nervino e il lanciafiamme. Le prime si limitano a stordire chi entra in contatto con il gas Tabun che rilasciano (nonostante in realtà dovrebbe essere letale); il lanciafiamme invece è un puro oggetto di piacere che permette di bruciare praticamente qualsiasi cosa che ci circonda; potremo così stanare il nemico da bunker o dall'erba, evitando quindi poco gradite imboscate. Quest'ultima arma in particolare ha un paio di difetti che saltano subito all'occhio. Innanzitutto permette sì di incendiare le persone, ma soltanto i nemici, con la conseguenza che i vostri compagni di squadra si getteranno nel fuoco consapevoli di essere immuni. In secondo luogo il lanciafiamme ha una durata infinita, e la sua possibilità di utilizzo è limitata soltanto dal suo surriscaldamento temporaneo. Questi difetti non vanno ad inficiare il piacere nell'utilizzare quast'arma o la durabilità del gioco, ma al contrario concedono al giocatore qualche istante di divertimento più spensierato.
Per concludere il discorso, degna di nota è anche l'introduzione della baionetta, elemento fondamentale di qualsiasi storica guerra di trincea. La sua presenza in punta al fucile permette di attaccare corpo a corpo il nemico, in scontri al cardiopalmo. Nonostante tutto non sempre questo è sufficiente e potremmo ritrovarci in un batter d'occhio a terra, costretti a sguainare il coltello come ultimo disperato tentativo di salvare la nostra vita.

L'INFERNO
Come già detto Call of Duty: World at War sviluppa la prorpia storia sulle basi di una scenografia di stampo cinematografico. Ogni scena ha i propri momenti clou, che ci obbligano a spremere fino all'osso al nostra attenzione. In altri casi veniamo colti di sorpresa quando momenti apparentemente tranquilli si trasformano in incubi di sangue e fiamme. Le esplosioni dilaniano i corpi di nemici e compagni, e non raramente ci capita di dover strisciare tra cadaveri mutilati nel tentativo di raggiungere un sacco di sabbia o un muro di pietra dietro cui ripararci. Le esplosioni, sia dell'artiglieria che dei mezzi militari, sono curate in ogni aspetto, sia grafico che sonoro. Un attacco d'artiglieria ci obbliga a stare stesi a terra, accecati dalla sabbia e intontiti dal rumore e dalle vibrazioni. Al contrario, guidare uno Sherman o, ancora meglio un Tiger II tedesco, può dare momenti di grande soddisfazione nel radere al suolo un campo di battaglia facendo letteralmente volare in aria i nemici (o quel che ne rimane).

COMPAGNI D'ARMI
Se giocare la storia da soli non è abbastanza, questo nuovo capitolo della serie introduce, per la prima volta, la possibilità di intraprendere la campagna in cooperativa con 1, 2 o 3 nostri amici, sia a schermo condiviso sia attraverso Xbox Live. Questa funzionalità mantiene la qualità del singleplayer e, come questo, può essere intrapresa nei 4 diversi livelli di difficoltà. Inoltre è anche possibile scegliere tra una modalità cooperativa e una competitiva. Nella prima il nostro scopo è semplicemente quello di affrontare e superare i vari livelli. Nella seconda i 4 giocatori del gruppo dovranno anche sfidarsi a suon di combo per ottenere il maggior punteggio alla fine di ogni livello, dimostrando così la propria abilità di fronte ai propri amici. L'abilità in battaglia viene naturalmente premiata, per cui colpi in testa o serie continuative di uccisioni danno più punti, mentre al contrario finire morenti per terra e subire l'umiliazione di essere curati da un nostro compagno di squadra ci può costringere in fondo alla classifica. Nel corso delle azioni è anche possibile ritrovare delle particolari carte, del tutto simili a quelle da gioco, ognuna delle quali può dare delle abilità peculiari a chi la trova, concedendo utili aiuti soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.

MULTIPLAYER
Naturalmente, se la possibilità di giocare la campagna in cooperativa rappresenta una valida alternativa al classico deathmatch online, la sezione multiplayer rimane comunque un piedistallo nella durabilità del titolo. In World at War il sistema è ripreso praticamente in tutto e per tutto da quello di Call of Duty 4, il che si nota particolarmente nei menù di attesa e nella configurazione generale del gioco. La scelta operata dai ragazzi della Treyarch di basarsi su un sistema già ampiamente collaudato non è assolutamente da biasimare, ma al contrario evita l'insorgere dei classici problemi che minano le basi di quei giochi che per la prima volta si inseriscono nel discorso multiplayer (per esempio problemi di connessione e lag continui). Il sistema si basa su un concetto meritocratico: più si gioca, più punti si fanno, più si sale di grado e più armi e abilità vengono sbloccate. In questo nuovo capitolo di Call of Duty sono ben 65 i gradi militari che possiamo raggiungere, il che ci apre una infinità di possibili combinazioni tra fucili, granate, perk (più o meno realistici) e abilità meccaniche.
Per ogni arma che si usa si possono ottenere accessori vari a seconda di quante uccisioni ci avrà permesso: si va dai frangifiamma o dalle baionette per i fucili fino alle prime focali per i fucili di precisione o ai treppiedi per rendere più stabile una MG42 o un Bar.
Tutto questo corredo di contorno al gioco, se da un lato risulta piuttosto complesso per coloro che per la prima volta si avvicinano al titolo, dall'altro permette una vastissima scelta di combinazioni dando la possibilità di trovare la propria configurazione preferita. In ogni caso durante la partita le uccisioni in serie sono seguite da interessanti premi immediati: a tre uccisioni di fila otteniamo una ricognizione aerea per individuare i nemici visibili, a 5 nemici di fila possiamo lanciare un attacco d'artiglieria mentre uccidendo 7 nemici senza morire abbiamo a disposizione una muta di cani feroci che per 60 secondi corrono per la mappa assetati del sangue nemico. Spesso la loro presenza è determinante per l'esito della battaglia, ma un giocatore esperto si può comunque cercare di difendere sparando agli animali prima di essere azzannato.
La quantità di modalità con cui ci si può mettere alla prova rende conto dell'abbondanza e della diversità delle mappe che sono state inserite nella prima versione del gioco. Alcune particolarmente ampie sono maggiormente indicate per sessioni di Guerra o Dominio, particolarmente per la presenza di carri armati. Altre mappe più piccole o in ambienti chiusi sono adatte a scontri Deathmatch classici oppure Cerca e Distruggi in cui è la tattica e la strategia a fare la differenza.
Ottenuti i primi gradi, tra le varie possibilità che vengono sbloccate c'è anche la modalità veterano in cui le caratteristiche di gioco, con limitazioni di salute, HUD e resistenza, sono maggiormente adatte a giocatori esperti. Per i giocatori alle prime armi è comunque presente una stanza con un limite di grado che funge da tutorial per i novellini del multiplayer del gioco. Al contrario, i malati del genere che non si accontentano di ottenere il 65° grado possono sempre attivare la modalità prestigio e ricominciare tutto da capo, con il semplice guadagno di rendere a tutti visibile una nuova icona di livello e sbloccare alcuni slot in più per creare delle classi di gioco personalizzate.

E NON FINISCE QUI!
Normalmente un gioco di medio livello è costituito da un singleplayer modesto e da una sezione multiplayer non sempre estremamente affidabile. Questo Call of Duty, al contrario, non si accontenta di introdurre la cooperativa e uno dei migliori multiplayer del Live, ma, in più, ci regala una delle modalità più divertenti (e inaspettate) da un titolo del genere. Una volta completata la storia in singleplayer, come premio per l'impresa (comunque alla portata di tutti ai livelli più bassi di difficoltà), viene sbloccata una nuova sezione. In pratica è un ampliamento della cooperativa con una grossa differenza: i nemici da combattere sono zombie. Più precisamente Nazi-zombie. Rinchiusi in un casolare dobbiamo difenderci dai loro attacchi ad ondate sempre più potenti che mettono a dura prova rilfessi e sanità mentale. Gli zombie fanno di tutto per raggiungervi e uccidervi, sfondando porte e cogliendovi alle spalle. L'unico modo per salvarsi è combattere con ogni arma a disposizione, cercando di pianificare una tattica con i propri compagni di squadra e utilizzando al meglio i crediti guadagnati negli scontri precedenti. Infatti ad ogni ondata di non-morti che viene bloccata i punti guadagnati possono essere spesi per migliorare il proprio equipaggiamento o per aumentare le difese della casa, nel tentatico di sopravvivere il più a lungo possibile.
Nonostante un'idea del genere possa non sembrare qualcosa di innovativo, lo è se si sta parlando di un titolo come Call of Duty e per il modo in cui è stata sviluppata. Non c'è nessuno scopo in questo combattimento infinito, eppure la speranza che prima o poi gli zombie smettano di arrivare e il divertimento nel difendersi insieme ai propri amici rendono l'esperienza unica e incredibilmente capace di ampliare la longevità (e il divertimento) del titolo.

ASPETTI TECNICI
Call of Duty: World at War si basa sul collaudato engine del precedente capitolo della serie. Graficamente la qualità è ai massimi livelli, caratterizzata da miglioramenti particolarmente per quanto riguarda le superfici liquide e i particolari sia nella riproduzione 3D degli ambienti che nella cura delle textures. Gli effetti di luce sono ottimamente gestiti (comprese le ombre) e le esplosioni che, per la prima volta, smembrano i corpi dei malcapitati che vengono colpiti, lasciano sempre a bocca aperta chi ha lo stomaco abbastanza forte da rimanere a guardarle. L'atmosfera che pervade il giocatore immedesima completamente nella storia, facendoci sentire veri protagonisti di un film d'azione. I dialoghi e le voci sono ottimamente tradotti in italiano (anche se in ligua originale, come nei film, il risultato è superiore), mentre il sonoro perfetto di armi e ambienti rende ancora più realistica l'atrocità dei combattimenti. Alcuni suoni in particolare ci accompagnano per tutta la storia. A volte possono essere spaventosi ma al contempo rassicuranti, come il suono di un attacco d'artiglieria alleato, mentre altre volte possono essere soltanto spaventosi, come il rumore di una granata che ci cade a fianco o il rumore metallico dell'otturatore che sputa fuori dal nostro Garand il caricatore da 8 colpi ormai vuoto.
Anche nella sezione multiplayer le caratteristiche positive del giocatore singolo vengono ampiamente mantenute, con una qualità stilistica dei livelli ai massimi livelli. Se nel singleplayer non abbiamo riscontrato bug o grossi difetti (a parte l'impossibilità di salvare le partite in cooperativa a schermo condiviso), nel multiplayer la complessità delle mappe da la possibilità ai giocatori più disonesti di utilizzare dei glitch grafici che permettono di posizionarsi in posti inimmaginabili del terreno di gioco. Per fortuna non sembra essere così semplice sfruttare questi difetti e, per ora, tutto questo non sembra minare il piacere nel confronto online. I carriarmati che è possibile guidare in alcune mappe di gioco sono ben curati e, nonostante per un novellino possano sembrare praticamente indistruttibili, i modi per far esplodere questi mezzi sono numerosi. E' possibile utilizzare cariche satchel (una specie di primordiale C4), granate adesive e lanciarazzi. Colpendo il carroarmato una parte dell'armatura protettiva esterna viene distrutta, scoprendo la parte debole sottostante che, se nuovamente colpita, porterà alla distruzione del mezzo blindato.
La sezione cooperativa online è ben strutturata, particolarmente la modalità competitiva. Infatti questa novità può portare un giocatore a provare e riprovare più volte la campagna assieme ai propri amici, aumentando notevolmente la longevità del gioco. La follia della lotta contro i Nazi-zombie è qualcosa di incredibilmente appagante e piacevolmente frustrante, concedendo al giocatore parecchie ore di puro divertimento con i propri amici.
Call of Duty: World at War rappresenta una delle migliori espressioni videoludiche non solo delle vicende della Seconda Guerra Mondiale, ma anche degli sparatutto in generale, dimostrando come possa essere possibile mantenere l'interesse in una serie nonostante il passare degli anni e un concreto rischio di ripetersi. La qualità grafica di altissimo livello però non è l'unico aspetto che può spingere all'acquisto del titolo: al contrario, l'introduzione delle varie modalità cooperative e un sistema multiplayer praticamente perfetto, mettono in secondo piano la bellezza visiva del gioco. Tutte queste caratteristiche si traducono in un titolo dalla longevità inquantificabile e dalla giocabilità alla portata di tutti per un piacere di gioco che ci accompagnerà sicuramente fino a Novembre del prossimo anno, pronti per l'uscita del nuovo capitolo di Call of Duty.
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