Recensione PC
Titolo del gioco:
The Town of Light
Anno di uscita:
2016
Genere:
Avventura in prima persona
Sviluppatore:
LKA.it
Produttore:
LKA.it
Distributore:
Steam (Prezzo: €18,99)
Multiplayer:
No
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
S.O.: Windows 7/8/10 64bit - CPU: Intel Core i3 o equivalente AMD - Memoria: 4 GB RAM - Video: NVIDIA GeForce GTX 460, AMD Radeon HD 6770 con almeno 1 GB VRAM - DirectX: Versione 11 - Hard Disk: 10 GB - Audio: Compatibile DirectX
Altri formati:
  • Lo stato di abbandono e degrado è ovunque.
  • Gli incubi di Renée ci vengono rivelati dai suoi ricordi
  • Bellissimi gli effetti luminosi presenti negli scenari
  • Durante il gioco ci sarà da camminare molto, la componente esplorativa è quella più presente.
  • Un vecchio proiettore ancora funzionante ci racconta vecchissime storie
  • La dignità delle persone era il primo indumento ad essere strappato via...
  • Degrado e abbandono...ma questi locali erano pieni di vita una volta...
  • Le scene esterne sono ben realizzate, ma quelle interne sono molto meglio
  • Ecco Charlotte, la bambola di Renée...sente freddo poverina...
  • Una finestra ci separa dal mondo esterno, ma anche la luce si rifiuta di entrare
Redattore:  Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri                        Pubblicato il:  07/03/2016
La realta' si assottiglia ed io mi trovo senza pelle, ogni alito di vento e' terribilmente doloroso...
Abbiamo già avuto modo, durante la nostra anteprima (che potete consultare qui) di fare la conoscenza di Renée sfortunatissima ragazza rinchiusa nel manicomio di Volterra a soli 16 anni nel 1938: un balzo nel tempo di ben 78 anni ci porta adesso fra le stesse mura, nel tentativo di capire cosa le sia realmente successo.

UNA STORIA TERRIBILE...

Risulta difficile, in un articolo su un gioco del genere, evitare di raccontare un po' troppo con il rischio di rovinare le tante sorprese che attendono chiunque voglia cimentarsi in The Town of light.

Si era già detto del lavoro certosino svolto dai programmatori, in grado di ricostruire in formato digitale uno dei più grandi manicomi realmente esistiti in Italia: per apprezzare il loro lavoro comunque bisognerebbe poi andarlo a visitare una volta completato il gioco, solo per rendersi conto che la riproduzione è stata fedele in ogni minimo particolare.

L'interazione fra noi e la stessa Renée, vero fulcro del gioco, ci accompagna per tutta l'avventura, trasformandosi a volte in una vera e propria simbiosi, al punto da non permetterci più di capire quale personaggio stiamo controllando.

Il gioco riesce a trasmettere ogni sofferenza, ogni angoscia vissuta fra quelle mura: nel corso di tanti anni. Migliaia di pazienti sono stati rinchiusi a Volterra, quando ancora la psichiatria procedeva empiricamente, di fatto esercitando una continua tortura sulle persone nel tentativo di scoprire nuove terapie per la cura della mente umana. Chi conosce un po' di storia però sa che in queste strutture venivano rinchiusi tutti i reietti della società, coloro che rappresentavano un pericolo per gli altri, chiunque non fosse ritenuto degno di poter vivere un'esistenza normale, chiunque doveva essere isolato dal mondo. La società aveva bisogno di dimenticare queste persone e poter contiuare la vita di tutti i giorni al punto che questo tipo di ricoveri si trasformava per lo più in un viaggio di sola andata: il bigottismo di allora infatti rendeva estremamente imbarazzante la presenza di un matto in famiglia anche se a volte come delle vere e proprie carceri i manicomi ospitavano gente scomoda, accusata di chissà quale crimine (spesso contro il potere in carica...NdR) e quindi da eliminare (un buon punto di partenza per saperne di più è lo sconvolgente reportage Morire di classe (1969) a cura di Franco Basaglia, fotografie di Gianni Berengo Gardin - NdCJ).

Ma la malattia mentale non è come tutte le altre: diverse opere letterarie, cinematografiche e musicali ce l'hanno descritta in tutte le sue forme, facendoci appena sfiorare il bordo di un precipizio apparentemente davvero senza fondo.

In questo contesto si sviluppa The Town of Light, in grado di guidarci nel girone dantesco dei disturbi mentali, nel condurci attraverso gli occhi di Renée in un labirinto senza uscita.

VERSO L'ABISSO...

Il gioco degli italianissimi LKA.it si presenta come un'avventura in prima persona, tuttavia gli enigmi da risolvere sono piuttosto semplici da superare, anche perché il vero scopo della trama di gioco è un altro. Il team di sviluppo vuole raccontarci una storia, interattiva quanto vogliamo, ma comunque vero fulcro di tutta la realizzazione, e quindi la nostra attività esplorativa si riconduce all'analisi di tutti gli oggetti presenti in giro, in grado di raccontarci la trama e di svelarci tantissimi particolari sulla storia di Renée e su quella dell'intera struttura.

Va detto fin da subito che il gioco non dura tanto, siamo nell'ambito delle due ore. Però diverse deviazioni dalla storia principale - influenzate dalle nostre scelte - possono spingerci a rigiocarlo per vedere un'altra evoluzione della storia. Malgrado i punti salienti della trama rimangano gli stessi, ci si può arrivare percorrendo strade alternative.

Inoltre Town of light è un gioco "diverso", molto duro, di sicuro impatto, come non si vede tanto spesso. Ci immedesimeremo con la protagonista, soffriremo per le sue vicende, ci interrogheremo più e più volte sul come la specie umana possa essersi macchiata di atrocità simili.

Lo scopo degli sviluppatori alla fine è proprio questo: costringerci a riflettere. Ed è quello che avviene durante tutto il percorso e nel finale di gioco, davvero molto forte. Come se non bastasse, la storia della piccola Renée si interseca con quella dei suoi aguzzini, quei dottori e quegli infermieri che operavano in un determinato modo e quasi quasi riescono a convincerci che fosse giusto, a quel tempo, agire in quella maniera. Sarà quindi importante soffermarsi sui diari, sulle cartelle cliniche e tutte le documentazioni di allora sparse in giro per l'ormai desolato manicomio di Volterra.

E poi ci sono le riflessioni di Renée, un vero e proprio pugno nello stomaco, soprattutto quando esprimono la rassegnazione della protagonista all'incubo in cui è capitata. Più volte la piccola ci dice che lei non meritava di vivere a causa della sua malattia, quasi a giustificare le terribili torture alle quali è stata sottoposta.

OGNI ANGOLO TRASUDA DOLORE...

La realizzazione tecnica del gioco è di ottima fattura. Graficamente i giochi di luci ed ombre rendono benissimo l'idea sulla desolazione di un posto ormai chiuso da anni: le crepe alle pareti sembrano emanare puzza di muffa, per non parlare dei graffiti e dei murales spesso rappresentativi di tante anime imprigionate in quell'inferno. Il motore grafico Unity alternandosi fra scene interattive e video di intermezzo svolge ottimamente il suo lavoro, a parte qualche piccolo rallentamento durante le animazioni, grazie anche all'arte dei grafici di LKA.it in grado di offrirci disegni di sicuro impatto visivo. Ottimo anche il doppiaggio in italiano, per una volta superiore alla controparte in inglese (e ci mancherebbe, vista la provenienza della squadra di sviluppo -NdCJ). La voce di Renée è pacata, tremolante, ostentando sofferenza mascherata da rassegnazione ad ogni sillaba pronunciata.

Il gioco è naturalmente molto esplorativo, quindi lento, focalizzato sulla storia più che sugli enigmi: da questo punto di vista gli appassionati dei giochi di avventura sono parecchio divisi tra loro dal momento che alcuni ritengono fondamentale la parte enigmistica, altri invece preferiscono per la componente esplorativa.

La parte migliore del gioco comunque è rappresentata dalla storia: un comparto narrativo davvero eccellente, in grado di indurci alla continua riflessione sugli orrori perpetrati e subiti in passato dall'umanità. Sotto questo aspetto è molto interessante il diario di Renée pubblicato sul sito internet del gioco, che ci svela parecchi retroscena interessanti sulla stessa protagonista e sulla storia in generale. Anche se è esclusivamente in lingua inglese, vale la pena comunque dargli un'occhiata.

Più volte il nostro pensiero oscillerà da una parte all'altra: l'esistenza della povera ragazza è stata sicuramente dilaniata durante tutta la sua vita, ma c'erano altre alternative percorribili? Di conseguenza durante l'avventura, ci troveremo continuamente ad accusare e a difendere ogni singolo elemento presente nella storia, con un risultato finale che è naturalmente soggettivo.

Se deciderete di avventurarvi in questo viaggio sappiate che ne uscirete sicuramente cambiati e questo credo sia il complimento migliore che si possa fare a The Town of Light.

Modus Operandi: abbiamo potuto vivere la storia di Renée ed esplorare il manicomio di Volterra grazie ad un codice Steam datoci da Laboratorio Comunicazione.

The Town of Light ha mantenuto le promesse viste in anteprima. A parte qualche piccolissima sbavatura tecnica e una longevità decisamente bassa, riesce ad emozionarci e coinvolgerci come se leggessimo un libro. La sofferenza di Renée diventerà la nostra, livello dopo livello, finché ci chiederemo come l'umanità abbia potuto spingersi così in basso.

Se avete voglia quindi di vivere un'avventura diversa, intensa, sicuramente non indicata a tutti, ma che sia in grado di arricchirvi interiormente allora dovreste provare The Town of Light.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE