Recensione Coin-op
Titolo del gioco:
Street Fighter
Anno di uscita:
1987
Genere:
Picchiaduro a incontri "one-on-one"
Sviluppatore:
Takashi "Piston" Nishiyama, Hiroshi "Finish" Matsumoto
Produttore:
Capcom
Distributore:
Multiplayer:
Sì (due)
Localizzazione:
No
Sito web:
Requisiti minimi:
Coin-op
Altri formati:
  • Animazione introduttiva (1)
  • Animazione introduttiva (2)
  • Giappone, Retsu
  • Giappone, Geki
  • Stati Uniti, Joe
  • Stati Uniti, Mike
  • Cina, Lee
  • Cina, Gen
  • Inghilterra, Birdie
  • Inghilterra, Eagle
  • Thailandia, Adon
  • Thailandia, Sagat
  • Sagat riconosce la vittoria di Ryu
  • Il messaggio finale
  • La schermata di intermezzo tra i viaggi
  • Livello bonus
  • Livello bonus
  • Ryu contro Ken
  • Ryu si sbarazza di Ken con un Tatsumaki Senpuu Kyaku
Redattore:  Alessandro 'Caporale Jonlan' Grussu                        Pubblicato il:  10/02/2010
Così ebbe inizio una delle più influenti e leggendarie serie nella storia dei videogiochi.
Il picchiaduro "one-on-one" è quel genere di videogioco in cui si affrontano due avversari il cui scopo è scambiarsi colpi facendo arrivare a zero, o comunque al meno possibile, la resistenza dell'altro, vincendo almeno due round su tre. Altre caratteristiche del genere sono: la presenza di personaggi diversi per stile di combattimento, l'uso di tecniche di pugno e calcio di diversa potenza, e soprattutto di mosse speciali dall'effetto devastante, che richiedono particolari combinazioni tra il joystick e i tasti.

Oggi, nella seconda decade del XXI secolo, siamo abituati a questo genere, tante e tali sono state le variazioni sul tema. Prima del 1987, però, tutto ciò non esisteva.

Vero è che, pur essendo tra i generi più conosciuti della storia dei videogiochi, quello del picchiaduro "one-on-one" iniziò quasi in sordina. Il primo esempio, Karate Champ della Data East, comparve solo nel 1984, seguito l'anno successivo da Yie-Ar Kung-Fu della Konami. Poi più nulla, fino a Street Fighter, il gioco che operò un deciso salto di qualità rispetto ai due titoli precedenti e introdusse molte delle convenzioni tipiche di tale genere così come ancora oggi lo conosciamo.

Se i pareri sono unanimi nel dichiarare che, piuttosto che a causa di questo primo episodio, la popolarità dello "one-on-one" è da ascriversi al successo del suo universalmente noto seguito apparso quattro anni dopo, ciò non toglie che Street Fighter rappresenti ancor oggi una pietra miliare la cui importanza può ben difficilmente essere messa in discussione.

TUTTO COMINCIÒ COSÌ

Controlliamo il protagonista: il giovane karateka Ryu, il quale partecipa per la prima volta allo "Street Fighter", il principale campionato mondiale di arti marziali miste. Ansioso di provare sul campo l'efficacia delle tecniche apprese in lunghi anni di studio, Ryu è accompagnato dal suo migliore amico, Ken Masters, campione americano che invece vede nel torneo semplicemente un'occasione di divertimento.

Va precisato che in origine Ken fu creato per permettere a due giocatori di sfidarsi "ad armi pari". Tuttavia, il dualismo tra il severo e disciplinato Ryu da un lato e lo spericolato e spaccone Ken dall'altro resterà una caratteristica costante dell'intera serie.

Il campionato si svolge in cinque paesi diversi e ciascuno di essi schiera due avversari. Ryu (o Ken, se il secondo giocatore vince il confronto con lui) può affrontare gli ultimi due solo dopo aver affrontato tutti gli altri. Essi sono:

RETSU (Giappone). Un monaco Shaolin espulso dalla sua confraternita per aver messo in atto tecniche considerate proibite. Si saprà in seguito che è un vecchio amico del maestro di Ryu, Goken.

GEKI (Giappone). Un misterioso ninja, abile nell'uso delle bombe di fumo e degli shuriken.

JOE (Stati Uniti). Campione di combattimento a mani nude, Joe è il personaggio che abbatte il muro con un pugno nell'animazione dimostrativa del gioco.

MIKE (Stati Uniti). Un ex pugile dai pugni devastanti (probabile riferimento a Mike Tyson, come Balrog/M. Bison dei capitoli successivi della serie).

LEE (Cina). È il principale esponente dello "Stile dello Scorpione" di kung-fu.

GEN (Cina). Un ex assassino. Ha sviluppato un suo personale e letale stile di kung-fu, che ricorda nei movimenti vari stili "interni".

BIRDIE (Inghilterra). Un gigantesco punk dalla forza erculea. Qui appare bianco, mentre in tutti gli altri giochi della serie in cui è presente mostra evidenti tratti somatici di ascendenza africana.

EAGLE (Inghilterra) Un cameriere e buttafuori esperto nell'uso dei bastoni escrima (si noti che "Birdie" e "Eagle" sono due punteggi del golf).

ADON (Thailandia). La giovane promessa del Muay Thai, agile e molto pericoloso.

SAGAT (Thailandia). Il maestro di Adon, campione in carica dello Street Fighter e indiscusso imperatore del Muay Thai. L'unico personaggio capace di lanciare attacchi a distanza oltre a Ryu e Ken, Sagat è qui privo della cicatrice che i colpi di Ryu (o Ken), in particolare gli Hadouken (vedi più avanti), gli lasceranno sul tronco e che lo contraddistingueranno nelle sue successive incarnazioni digitali.

ASPETTI TECNICI

Il coin-op suscitò notevole interesse innanzitutto per il particolare metodo di comando. Alcune versioni vennero distribuite con due pulsanti, uno per i pugni e uno per i calci, che a seconda della pressione leggera, media o forte consentivano di sferrare attacchi di varia intensità. Altre contemplavano, in maniera più convenzionale, ben sei pulsanti su due file, tre per i pugni e tre per i calci. La quantità di mosse e colpi ottenibili in tal modo veniva enormemente moltiplicata rispetto ai precedenti giochi di questo tipo.

LE CONVERSIONI
Street Fighter fu convertito e commercializzato dalla Go!, una consociata della US Gold, per una pluralità di piattaforme.Vediamone una rapida panoramica.
C64: Due versioni, una inglese e una americana. La prima semplicemente orrenda a vedersi e a giocarsi, la seconda più giocabile, ma graficamente troppo simile a Yie Ar Kung-Fu - lo stile dell'originale vi è completamente perduto - e di una facilità estrema.
SPECTRUM: Buona ma non eccezionale: la grafica è alquanto dettagliata ma bicromatica, il sonoro praticamente assente e i movimenti dei personaggi appaiono piuttosto rigidi. Ciononostante è veloce e non eccessivamente facile.
AMSTRAD: Apparentemente simile alla versione Spectrum ma rovinata da scelte cromatiche infelici (arancione e blu) e da una lentezza esasperante.
AMIGA/ATARI ST: La grafica è stata copiata dall'originale con sufficiente fedeltà. Purtroppo entrambe le versioni scontano una totale mancanza di fluidità nei movimenti tale da renderle del tutto ingiocabili.
PC ENGINE: Pubblicata col titolo Fighting Street, è senza ombra di dubbio la conversione migliore, fedele nella grafica e nella giocabilità e contraddistinta da piacevoli "remix" delle tracce audio dell'originale.

A ciò si aggiunsero, per la prima volta, i "colpi speciali", tre devastanti attacchi frutto di particolari combinazioni di movimenti della leva di comando e dei pulsanti:

HADOUKEN (Pugno avanzante), una sfera di energia che procede in avanti;

SHORYUUKEN (Pugno del drago che s'alza), un pugno verticale portato dall'alto verso il basso ruotando su se stessi;

TATSUMAKI SENPUU KYAKU (Calcio ciclonico), una serie di calci volanti rotanti in rapida successione.

È da notare che la documentazione originaria non diceva nulla riguardo a tali colpi, lasciando ai giocatori il compito di scoprirli.

Grafica e sonoro, per quei tempi, erano straordinari, e ancor oggi il coin-op mantiene ai nostri occhi uno "stile" immediatamente riconoscibile. Sprite alti quasi mezzo schermo, velocemente e fluidamente animati sullo sfondo di fondali ricchi di dettagli, e accompagnati da una melodia diversa per ogni scena resero immediatamente popolare Street Fighter. Era arrivato solo due anni dopo Yie-Ar Kung Fu, ma sembrava ne fossero trascorsi dieci, tanto era diverso il primordiale e "cartoonesco" picchiaduro Konami dall'elegante e ben più realistico titolo Capcom. Era inoltre la prima volta che in un picchiaduro si affrontavano personaggi provenienti da diversi paesi del mondo, ciascuno nel proprio tipico scenario. L'aspetto più debole è invece la voce digitalizzata del narratore: monotona e impersonale, rappresenta - è il caso di dirlo - un'autentica nota stonata.

Una caratteristica che si pone subito all'attenzione di noi videogiocatori del XXI secolo è l'aspetto di Ryu. A differenza di Ken, l'eroe della saga presenta un aspetto molto diverso da quello che si imporrà negli episodi successivi. Ryu ha qui i capelli rossi e gli occhi chiari (!) e indossa bracciali e scarpe di pezza pure rossi, mentre la fascia che gli cinge la fronte è bianca.

GAMEPLAY

Il punto di forza di Street Fighter è innanzitutto il vasto arsenale di mosse e colpi che abbiamo a disposizione, mai visto in precedenza, che ci impone di sperimentare il più possibile anche in vista di imparare a padroneggiare i colpi speciali - anche se, a onor del vero, a 23 anni di distanza ormai anche le pietre sanno come ottenere un Hadouken.

Ognuno dei nostri avversari ha un proprio modo di lottare e può essere sconfitto con tattiche diverse, anche se l'uso dei colpi speciali permette di aver ragione piuttosto rapidamente di essi. Forse gli unici che richiedono un po' più di attenzione sono i due thailandesi: Adon è molto rapido e può batterci in velocità, mentre Sagat sa difendersi abilmente oltre a contrattaccare egli stesso con una tecnica simile allo Hadouken.

Qui ci scontriamo con il difetto fondamentale del gioco. Alcuni avversari possono essere battuti anche senza l'ausilio dei colpi speciali, ma altri, soprattutto Birdie, Mike, Adon e Sagat, sono fin troppo rapidi e potenti per affrontarli senza quella "marcia in più" - bastano tre veloci attacchi a segno, senza darci neanche il tempo di parare, e la nostra energia va sottozero in una manciata di secondi. Mancano quindi quella precisione e quel controllo dei movimenti che rendono invece possibili le raffinate strategie tipiche di Street Fighter II e seguenti. Al contrario, non pochi incontri possono essere decisi in un battibaleno, a seconda del fatto che siamo in grado o no di utilizzare i colpi speciali, e se sì, di farlo velocemente e ripetutamente. Da non trascurare anche il fatto che è possibile comandare solo due personaggi, e per di più diversi tra loro solo nell'aspetto, cosa che oggi sarebbe inconcepibile nei giochi del genere, i quali fanno a gara nel mettere a disposizione del giocatore i più svariati - e in certi casi improbabili! - combattenti.

Certo nel 1987 tutto ciò poteva non costituire un problema, ma di acqua ne è passata sotto i ponti da allora, e la nostra sensibilità di videogiocatori "moderni" non può non ravvisarvi delle gravi limitazioni.
Recensire un autentico mostro sacro come questo non è cosa semplice. Senza incorrere nel reato di lesa maestà, possiamo affermare che Street Fighter merita, per l'enorme influenza esercitata negli anni successivi, un posto d'onore nella storia dei videogiochi, malgrado la meccanica di gioco sia ormai visibilmente datata, retaggio dei primi esempi di picchiaduro one-on-one e di alcune scelte di game design inaccettabili per gli standard attuali. Ciononostante, Street Fighter ha ancora pane per i denti del videogiocatore che voglia cimentarsi in un esercizio di nostalgia o - se si preferisce - filologia. La sfida, a quasi un quarto di secolo dalla sua apparizione, non è ancora da considerarsi definitivamente chiusa.
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