Recensione PC
Titolo del gioco:
Star Wars: The Old Republic
Anno di uscita:
2011
Genere:
MMORPG
Sviluppatore:
Bioware
Produttore:
Electronic Arts
Distributore:
Electronic Arts
Multiplayer:
Localizzazione:
No
Sito web:
Requisiti minimi:
Sistema Operativo: Windows XP SP3/Vista/7 - CPU: AMD Athlon 64 X2 Dual-Core 4000+ / Intel Core 2 Duo 2.0GHz - RAM: Windows XP: 1.5GB / Windows Vista/7: 2GB (2GB in caso di chipset grafico integrato nella scheda madre) - Scheda Video: ATI X1800 / nVidia 7800 / Intel 4100 Integrated Graphics
  • Una fortezza nemica su Ord Mantell
  • L'atrio del Senato della Repubblica
  • Un locale di Nar Shaddaa
  • Le sabbie di Tatooine
  • Curiosi mezzi di trasporto su Alderaan
  • Una sala del trono un po' dimessa
  • Battaglie nello spazio
  • Difesa di una stazione spaziale
  • Balmorra
  • Spesso occorre scendere a patti con gli Hutt
  • Su un pianeta come Hoth, i Talz sono l'ideale
  • Dialoghi a risposta multipla
  • Non mancheranno mai, ovviamente, gli ologrammi
  • La bucolicità di Tython
  • Spada laser fai-da-te!
  • Satele Shan, capo dei Jedi.
  • Un flashpoint. Dobbiamo sventare l'attacco della nave avversaria, ben visibile là fuori.
  • A colloquio con un senatore.
  • Un tempio dimenticato su Hoth.
Redattore:  Silvano 'Avion' Iorizzo                        Pubblicato il:  01/02/2012
Tanto tempo fa, in un server lontano, lontano...
Dopo anni di annunci, immagini e preview che hanno creato un hype mostruoso, finalmente è uscito Star Wars: The Old Republic (d’ora in poi SWTOR), il gioco che potrebbe davvero tener testa alla corazzata World of Warcraft. L’aver raggiunto in pochi giorni il milione di utenti, diventando l’MMO con la crescita più veloce della storia, sembra confortare questa ipotesi. Ma non indugiamo oltre in preamboli, ché di carne al fuoco ce n’è tanta, ed esaminiamo i diversi aspetti di questo nuovo prodotto Bioware...

IL GIOCO
Al cuore, SWTOR è il classico MMORPG: si ricevono quest, le si va a compiere, si torna da chi l’ha assegnata per ricevere una ricompensa in punti esperienza, denaro e/o oggetti, con l’obiettivo di diventare sempre più forti fino a raggiungere l’agognato level cap, qui fissato a 50.
La prima grossa differenza rispetto ai giochi concorrenti si riscontra nel modo in cui le quest vengono assegnate: ogni volta infatti, invece di dover leggere un testo con le indicazioni di ciò che si deve fare, inizierà un dialogo parlato, durante il quale sarà chiesto di intervenire scegliendo una delle risposte proposte, nel classico stile Bioware. Talvolta si avrà la possibilità di scegliere anche come concludere una quest - per esempio, potremmo decidere di graziare il cattivo di turno o ucciderlo - o dovremo scegliere chi aiutare tra due persone i cui interessi contrastano. Spesso queste scelte si tradurranno nell’ottenimento di punti light side o dark side, che modificheranno il nostro allineamento morale (e i tratti del viso!) e di conseguenza ci daranno la possibilità di utilizzare particolari oggetti che non sono permessi all’allineamento opposto. Non sottovalutate le scelte che compiete durante i dialoghi: benché spesso siano semplicemente volte a determinare il vostro atteggiamento o a ottenere informazioni extra, talvolta implicheranno conseguenze non solo nell’immediato, ma anche a medio o lungo termine.
Un’altra particolarità delle quest è che raramente ci verrà chiesto di uccidere un certo numero di nemici. In compenso, numerose quest possiederanno obiettivi bonus che spesso avranno questo requisito. Non sarà necessario completare questi obiettivi per concludere la quest, ma se portati a termine si otterrà un utile extra di punti esperienza.

QUESTIONE DI CLASSE
Nel gioco sono presenti due fazioni: la Repubblica Galattica e l’Impero Sith. Ciascuna di esse presenta quattro classi differenti, ma in realtà ciascuna classe di una fazione ha un equivalente nell’altra: cambiano i nomi e l’effetto grafico delle abilità, ma non la sostanza. La Repubblica schiera il Jedi Knight, il Jedi Consular, il Trooper e lo Smuggler, mentre l’Impero risponde con Sith Warrior, Sith Inquisitor, Bounty Hunter e Imperial Agent.

A rendere unica ciascuna classe è la storia, che è diversa per tutti! Grazie ad un frequente e sapiente uso di aree istanziate, nelle quali può accedere un solo personaggio o un solo gruppo alla volta, si potrà vivere una storia dinamica e ricca di cutscene, quasi come si giocasse una classica avventura single-player. Si ha così la possibilità di giocare otto storie diverse, una per ciascuna classe, anche se molte quest saranno comuni: come nel classico stile Bioware, ogni pianeta che visiterete presenterà i propri guai e starà a voi risolverli prima di andarvene, mentre vi occuperete anche del motivo che vi ha portati a sbarcare in quel luogo.

Benché le quattro classi di ciascuna fazione siano praticamente identiche alle proprie controparti, non correrete il rischio di rigiocare lo stesso personaggio se deciderete di intraprendere, per esempio, prima la carriera del Jedi Knight e poi quella del Sith Warrior. Infatti ciascuna classe richiederà, al raggiungimento del decimo livello, di scegliere tra due possibili specializzazioni, ognuna delle quali presenterà tre rami di talenti nel quale spendere i punti ricevuti ogni volta che si sale di livello. E’ possibile resettare e ridistribuire i punti talento, ma non cambiare la specializzazione, che sarà una scelta irrevocabile.

I COMPANION
A partire da circa il decimo livello, ovvero quando verrà conclusa la serie di quest sul pianeta di partenza, a ciascun personaggio verrà assegnato un companion, e altri se ne aggiungeranno nel corso dell'avventura. Si tratta di un personaggio guidato dall’intelligenza artificiale cui è possibile impartire alcuni ordini, similmente ai pet di World of Warcraft. Ma è molto di più di un semplice pet. Oltre ad aiutarvi costantemente - se lo desiderate - durante le quest (la cui difficoltà tiene conto di questo fattore), i companion sono fondamentali per il crafting. Ciascun personaggio creato potrà imparare una skill di crafting, una di raccolta e una mission skill (utile a recuperare materiali speciali). Non sarà più necessario perdere ore a far lievitare il livello di queste skill dando la caccia alle risorse o cliccando ripetutamente sul pulsante di creazione dell’oggetto: basterà inviare in missione uno o più compagni e questi ritorneranno, dopo un tempo variabile da qualche minuto a oltre un’ora a seconda della difficoltà della missione, con i materiali o l’oggetto richiesti, permettendo di dedicarsi a tutt’altro nel frattempo - magari persino alla vita reale, dato che i companion lavorano anche mentre si è disconnessi!

Una caratteristica importante dei companion è la loro affection nei vostri confronti. Più questa è alta, maggiore sarà la sua efficienza in combattimento e minori i tempi impiegati nelle missioni di raccolta e crafting. Questo valore potrà variare in positivo o in negativo in base alle azioni intraprese e alle scelte compiute durante i dialoghi. I companion non ragionano in ottica buono/cattivo, ma apprezzano il proprio capo in base a un personale sistema di valori che sarà opportuno conoscere leggendo la loro scheda all’interno del codex, il diario che, come da tradizione Bioware, contiene tutte le informazioni sul mondo di gioco di cui si viene a conoscenza. E’ possibile aumentare l’affection anche utilizzando i gift, particolari oggetti acquistabili o recuperabili attraverso le mission skill. Ovviamente l’efficacia sarà connessa ai gusti del companion: un soldato apprezzerà molto un equipaggiamento militare, mentre resterà quantomeno perplesso ricevendo un collier!
Raggiungendo certi livelli di affection, il companion vorrà parlarvi in privato. Talvolta sarà solo per scambiare due chiacchiere e conoscersi meglio, ma in alcuni casi chiederà di svolgere missioni extra allo scopo di risolvere problemi personali.

LAVORO DI SQUADRA
In SWTOR, come in ogni MMO, è ovviamente possibile formare gruppi. Questi saranno costituiti da un massimo di quattro componenti, generalmente un tank, un healer e due damage dealer. Le occasioni per fare gruppo non mancheranno: nel proprio peregrinare tra pianeti ci si imbatterà molte volte in quest eroiche che richiedono un gruppo di due o quattro persone per essere completate. Tali quest non solo offriranno ricompense generalmente più ghiotte delle quest fattibili in solitaria, ma saranno anche ripetibili una volta al giorno. Questo dovrebbe in teoria facilitare la formazione di un gruppo, dato che anche chi le ha già completate potrebbe essere interessato a ripeterle, ma in realtà non sempre sarà così facile assemblare il party adatto. Il problema affligge anche i flashpoint, ovvero le classiche istanze da affrontare in gruppo. Queste istanze sono sempre story-driven, tanto da richiedere di essere in possesso della relativa quest per potervi accedere, ma sarebbe stato utile inserire già al lancio un sistema di matching automatico per evitare di perdere molto tempo nel cercare membri adatti ad affrontarne una.

Anche i dialoghi verranno affrontati in gruppo: quando si dovrà rispondere, un tiro di dadi automatico determinerà chi effettivamente parlerà e, eventualmente, deciderà la linea d’azione per tutti. In caso di scelte che condizionano l’allineamento, comunque, ciascuno riceverà i punti light o dark in base alla propria scelta personale. Ciascuno, inoltre, riceverà alcuni social point, utili per equipaggiare abiti particolari come vestiti da ballerino o tute da pilota.
Raggiunto il livello 50 saranno disponibili flashpoint eroici, più difficili ma con ricompense migliori, e operations, da affrontare in gruppi da otto o sedici persone, magari in compagnia della propria gilda.

CONFLITTO APERTO
Ovviamente è presente anche il PvP, sotto forma di Warzone . Due di esse prevedono lo scontro tra Impero e Repubblica, mettendoli a confronto su Alderaan nel tentativo di controllare tre potenti cannoni allo scopo di abbattere l’astronave nemica, e su un’astronave perduta, dove competeranno per il recupero di alcuni progetti segreti, alternandosi in attacco e difesa: vincerà la squadra che avrà impiegato meno tempo. La terza Warzone è Huttball, una specie di rugby estremo in cui le due squadre, non necessariamente di fazioni opposte, lottano per il possesso di una palla da portare oltre la linea di meta avversaria attraversando un campo costellato di trappole. Quest’ultima è forse la Warzone più divertente e ha il vantaggio di non richiedere squadre di fazioni opposte, abbassando i tempi d’attesa sui server in cui c’è forte squilibrio numerico tra i membri di Impero e Repubblica - quasi tutti, in verità. Questa differenza pesa invece su Ilum, il pianeta interamente dedicato al world pvp, e si attende da Bioware una soluzione che riequilibri la situazione.

Un’altra caratteristica interessante è costituita dalle Space Battle. Una volta ottenuta la propria astronave, differente per ciascuna classe, si avrà accesso a queste particolari missioni in cui si piloterà il proprio mezzo attraverso stormi di astronavi nemiche o campi di asteroidi infestati di pirati. Le battaglie si dipanano lungo binari prestabiliti, permettendo di memorizzarne l’andamento man mano che vengono ripetute, e più volte vi accorgerete che una nuova battaglia appena sbloccata è identica a un’altra più vecchia, ma presenta nemici più numerosi e agguerriti capaci di mettervi in crisi se la vostra astronave non è stata debitamente potenziata. Si tratta tutto sommato di un piacevole diversivo dal normale corso delle quest, capace di garantire anche un certo ammontare di esperienza e denaro, ma probabilmente l’interesse verso questa feature non sopravviverà al raggiungimento del livello 50.

GRAFICA E SONORO
Sotto il punto di vista della grafica, il giudizio non può essere lusinghiero. Il dettaglio poligonale e delle texture non è un granché per gli standard odierni, ma almeno denota una certa pulizia. Si potrebbero addurre come motivazioni il lungo tempo di sviluppo e la necessità di far girare dignitosamente il gioco anche su computer un po’ datati, ma queste affermazioni si scontrano brutalmente contro un’ingiustificata pesantezza del motore grafico, indice di scarsa ottimizzazione. Ci sono anche alcune curiose mancanze, come l’assenza dell’anti-aliasing: queso sarebbe stato aggiunto, in teoria, con la patch 1.1, ma si è rivelato non funzionante pur abilitando l’apposita opzione.
La direzione artistica è altalenante: oscilla tra la maestosità di alcune strutture e il fascino di certi pianeti come Alderaan e Hoth, e la piattezza dei bassifondi di Coruscant e Nar Shaddaa e in generale di molti ambienti interni. Le ambientazioni sono piuttosto evocative e riescono in qualche modo a raccontare la propria storia: possiamo avvertire la pace di Tython, la desolazione di Tatooine, la tristezza del devastato Taris, l’asprezza di Balmorra punteggiato di rocce e delle carcasse di astronavi lasciate dalle numerose battaglie, eccetera.
Sul versante audio siamo invece su livelli di eccellenza: ritroviamo tutte le classiche colonne sonore di John Williams, ciascuna associata al pianeta o alle situazioni per cui furono scritte, oltre a qualche new entry. Anche tutti gli effetti audio sono quelli ormai noti ed iconici, dalle spade laser ai blaster, dall’ingresso nell’iperspazio ai motori dei veicoli. C’è poi il titanico e ottimamente svolto lavoro di doppiaggio, qualcosa come oltre 200000 linee di dialogo registrate, immensamente più di qualunque altro videogioco mai creato.
Star Wars: The Old Republic è un gioco con molte luci e alcune ombre. Sotto molti aspetti si rivela innovativo nel panorama degli MMO, andando finalmente a inserire davvero l’abusato suffisso RPG nel gioco grazie alla storia pensata per ciascuna classe e alla possibilità di deciderne, seppur limitatamente, l’andamento. Questo lo rende interessante non solo per il classico giocatore online, ma anche per chi è alla ricerca di una buona avventura da giocare in singolo, pur avendo un ritmo molto più lento e dilatato, pensato per evitare di “bruciarlo” in pochi giorni. C’è ancora del lavoro da fare sul versante dell’endgame e del PvP, occorre colmare alcune lacune a livello di interfaccia e c’è molto da fare sotto l’aspetto tecnico. Ciononostante, questo gioco sembra essere l’unico degno rivale per World of Warcraft e si mostra già molto buono nonostante la sua giovanissima età.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE