Recensione PC
Titolo del gioco:
Syndicate (Starbreeze Studios, 2012)
Anno di uscita:
2012
Genere:
Sparatutto in prima persona
Sviluppatore:
Andrew Griffin
Produttore:
Starbreeze Studios
Distributore:
Electronic Arts
Multiplayer:
Si
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Intel CoreDuo E4600 o equivalente AMD Athlon 64 X2, NVIDIA GeForce 8800 GT 512 MB o ATi Radeon HD 4650 512 MB, 2 GB di RAM, 10.5 GB di spazio su disco
  • Immaginatevi di svegliarvi alla mattina (vabè, magari senza pistola in mano) e avere davanti agli occhi una scena così...
  • Grazie ai progressi della scienza dei materiali, tutta la gente provvista di chip vive in enormi e altissimi palazzoni...
  • Poteva mancare la minigun? Purtroppo è un'arma rara e usata solo in alcune sezioni speciali di gioco, ma quando la si può usare è una goduria...
  • Questo è l'effetto della modalità bullet-time. I nemici sono visualizzati con un profilo arancione... anche dietro le mura.
  • L'interazione del chip col cervello del personaggio si nota anche da dettagli come i nomi che diligentemente appone a ogni oggetto nella nostra visuale. Grazie, non sapevo proprio che quelle fossero candele!
  • Il fucile di precisione è devastante: non solo è preciso e potente, ma permette anche di sparare attraverso ostacoli di copertura.
  • Kilo si appresta a estirpare il chip dal cervello di un nemico abbattuto, per poterne assorbire la potenzialità di upgrade. Il tutto condito da abbondante ketchup...
  • Ecco le aree abitate dalla gente che per qualsiasi motivo non è provvista di chip.
  • Sulla sinistra uno spettacolo sexy olografico. Sulla destra due barboni che si scaldano con un bidone in fiamme (oggetti immancabili in ogni ambientazione cyberpunk che si rispetti). Nel mezzo, il degrado di una città dimenticata dalla società...
  • Vedete il raggio verde di quella torretta? Significa che ne abbiamo appena violato il computer, portandola dalla nostra parte e facilitandoci notevolmente il combattimento...
Redattore:  Lucio 'Fallingwater' Libertini                        Pubblicato il:  02/04/2012
Una vecchia e gloriosa serie torna alla ribalta con questa nuova riedizione in chiave "action".
Come fare per indispettire quanti più fan possibile di una serie videoludica? Semplice: basta cambiare genere! Era già capitato a Fallout,il cui terzo episodio aveva fatto gridare allo scandalo per aver osato passare dallo stile isometrico a quello in prima persona (riducendolo a un patetico "Oblivion with guns" -NdCJ), e ora è capitato anche a Syndicate, bersaglio dal momento dell'annuncio ufficiale di pesanti critiche esattamente per la stessa ragione.

ATMOSFERA. Pur non avendo niente a che fare coi primi due giochi della serie in termini di gameplay, Syndicate ne eredita pienamente l'ambientazione. Si tratta di uno degli esempi più calzanti di cyberpunk: in un mondo in crescente sviluppo tecnologico i governi che conosciamo si sono disciolti sotto la potenza sempre più soverchiante delle corporazioni, che adesso si chiamano, appunto, Syndicate e di fatto fanno il bello e il cattivo tempo. I Syndicate vengono ostacolati nei loro tentativi di accumulare quanto più potere possibile unicamente da altri Syndicate, con risultati prevedibili: dapprima piccole battaglie locali, poi via via combattimenti sempre più aperti, conditi da azioni di spionaggio, controspionaggio, infiltrazione e assassinio in quantità da capogiro. Le poche figure governative che ancora hanno il coraggio di opporsi vengono via via silenziate tramite azioni di scoraggiamento molto creative, e chi insiste ha la misteriosa tendenza a sparire nel nulla senza lasciar traccia.

In questa oppressiva situazione entriamo in scena noi, ovvero Miles Kilo, agente speciale dell'Eurocorp, uno dei Syndicate più grandi al mondo.

Nel futuro in cui è ambientato Syndicate circa la metà della popolazione della Terra è dotata di chip impiantati nel cervello al cui confronto qualsiasi interfaccia informatica che conosciamo oggi impallidisce. Si tratta infatti del metodo più rapido ed efficace per interagire con computer, network, oggetti elettronici e anche altre persone direttamente. Ovviamente le vite dei cittadini sono profondamente influenzate dalla presenza di questi chip, tanto che la metà della popolazione che non ne è provvista (per povertà o per scelta personale) è completamente rifiutata dalla società e costretta a vivere di stenti nei fatiscenti residui delle vecchie città.
L'enorme contrasto tra questo ambiente degradato e la società ricca dei "chippati", con edifici ipermoderni dallo stile sterile e minimalista, è reso veramente bene e migliora la già notevole qualità dell'atmosfera cyberpunk di Syndicate.

Il giocatore apprende molte delle peculiarità del mondo in cui si trova tramite vari file di testo sparsi nel gioco, spesso come ricompensa per aver esplorato più dello stretto necessario. Inoltre molti dettagli sull'ambientazione sono inclusi anche nelle descrizioni testuali di armi, oggetti e personaggi. Tutto ciò rende Syndicate un gioco con una quantità decisamente inaspettata di testo, solitamente tipica di titoli con componenti giocoruolistiche molto più evidenti (chi ha detto Deus Ex? NdR). Anche la rappresentazione fisica del mondo di Syndicate è molto efficace nel trasmettere non solo la sensazione di trovarsi nel luogo, ma anche quella (un po' inquietante) che un futuro molto simile a quello descritto nel gioco possa effettivamente attenderci.

GAMEPLAY. In termini di puro gameplay Syndicate non ha moltissimi aspetti diversi rispetto allo standard dei FPS moderni, tanto che è stato definito varie volte come "Call of Duty in versione cyberpunk". Il level design, per esempio, è tra i più lineari che abbiamo visto ultimamente: c'è una via da percorrere e basta, senza alcuna possibilità di tragitti alternativi o soluzioni creative agli ostacoli presenti. Altre cose viste e riviste negli ultimi anni: il sistema di copertura (senza il quale si rischia di rimanere crivellati di colpi in veramente poco tempo) e la salute autorigenerante.

In questo panorama così generico sono però presenti alcuni tocchi di varietà, tra cui il più importante è sicuramente quello dell'hacking. I chip degli agenti dei Syndicate sono di un tipo ben più avanzato di quelli presenti nelle altre persone e negli oggetti, cosa che permette a un agente di violare a distanza la sicurezza di computer, armi, macchinari e persino il cervello di chiunque sia dotato di chip. Si hanno infatti a disposizione 3 abilità speciali per facilitarsi la vita durante i combattimenti, con cui si può influire in modo drastico ma efficace sul comportamento degli avversari. Spesso capita inoltre di dover affrontare nemici che richiedono l'uso dell'hacking per disabilitare armature, scudi o armi, e poter essere quindi sconfitti: il risultato è un'integrazione di hacking e combattimento piuttosto convincente.

Nel corso del gioco è possibile guadagnare dei punti upgrade che si possono spendere per migliorare le capacità di Kilo. Questo è l'unico elemento non lineare del gioco, ma c'è da dire che le abilità veramente utili sono poche rispetto al totale, e negli ultimi livelli ci si può trovare a non sapere come spendere gli ultimi punti perchè tutto ciò che c'è di rilevante è già stato potenziato al massimo.

Il livello di difficoltà dei pochi puzzle è molto elementare, tanto che viene da pensare che fungano più da elemento atmosferico (a onor del vero piuttosto efficace) che da effettivo ostacolo nell'avventura. La difficoltà dei combattimenti invece è abbastanza alta, e a livello difficile è una bella sfida anche per giocatori smaliziati; i boss, in particolare, tendono a essere dei begli ossi duri. In aiuto viene, oltre al già citato hacking, la modalità bullet-time, che rallenta il tempo e rende possibile affrontare combattimenti altrimenti proibitivi. A differenza di altri giochi Syndicate propone un bullet-time con un tocco di originalità, con aiuti tattici notevoli oltre al classico rallentamento del tempo.

Le armi spaziano dalle più classiche pistole e mitragliette (spesso però con modalità secondarie) a gingilli decisamente più interessanti, come fucili a proiettili autoguidati o lanciamissili multipli. A differenza di molte armi speciali viste in altri giochi (rapidamente scartate a favore di altre meno originali ma più efficaci), quelle di Syndicate tendono a essere molto valide, ed è quindi bene farne tesoro visto che le munizioni sono spesso ridotte.

ASPETTI TECNICI. La grafica di Syndicate, come ormai ahimè per quasi tutti i giochi multiplatform, è limitata dall'hardware delle console più che da quello dei PC. Il risultato è un reparto visivo discreto ma nulla più: convince il giusto finchè non ci si avvicina troppo alle texture, nel qual caso sembra di guardare un gioco di svariati anni fa. Di buono c'è che almeno non è necessario un computer "ninja" per far girare il tutto...

Per quanto riguarda il reparto audio non c'è niente di negativo da riportare. Suoni e rumori sono ben fatti, atmosferici e mai inappropriati. La musica non è nulla di memorabile, ma accompagna decentemente l'andamento del gioco.
Syndicate non entrerà nell'Olimpo del videogioco, ma tutto sommato offre un'esperienza interessante e coinvolgente a sufficienza da finirlo con entusiasmo. La longevità è discreta, ma una volta finito difficilmente lo si riprenderà in tempi brevi: l'estrema linearità rende la rigiocabilità praticamente nulla.

Se vi piace il cyberpunk l'atmosfera di Syndicate vi prenderà, e se siete in grado di apprezzare un FPS che non causa nessun radicale sconvolgimento del genere probabilmente giocarlo sarà una bella esperienza. Consigliato.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE