Recensione X-Box 360
Titolo del gioco:
Halo: Reach
Anno di uscita:
2010
Genere:
FPS
Sviluppatore:
Bungie
Produttore:
Microsoft Game Studios
Distributore:
Microsoft
Multiplayer:
Coop 2-4, Multiplay online 2-16
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Xbox 360, un pad
  • Noble Team, go go go!
  • Ecco Noble Six con Noble Two (Kat, l'hacker del gruppo)
  • In primo piano Emile-A239 anche chiamato Noble Four, è il tattico del gruppo
  • Scorcio particolare in cui possiamo subito notare l'incremento di dettaglio
  • Altro particolare
  • Nave da sbarco Covenant, arrivano i problemi...
  • Altro esempio di enorme miglioramento tecnico da Halo 3
  • Le nostre corazze Mjolnir non sono mai state così splendenti...
  • Da notare la qualità della parete rocciosa...grande lavoro di effetti e texture
  • Qui si può notare bene il fucile MA37 ICWS, rimpiazzato poi da Master Chief in Combat Evolved con il più performante MA5B
  • Qui si può notare nei colori "verde-giallo-rosso" l'unico Spartan II del Nobel Team, Jorge-052 anche definito Noble Five
  • Gruppo di Covenant pronti a farci la pelle
  • Se ve lo state chiedendo la risposta è si, in Halo:Reach c'è la possibilità di guidare qualsiasi cosa abbia le ruote e non sia già deflagrata
  • Un bel assassinio alle spalle di un Elite!
  • Una delle missioni più evocative e che si discostano dallo standard "Halo"
  • Struttura caduta in mano Covenant
  • Fa sempre piacere far assaggiare al medico la sua medicina
  • L'amato fucile di precisione ci permetterà di passare inosservati in missioni come questa di ricognizione che ci accingiamo ad affrontare
Redattore:  Alessandro 'KVegeta' Marongiu                        Pubblicato il:  04/10/2010
Bungie decide di scendere dal cavallo dei vincitori chiamato "Halo" e lo fa con stile, precisione, dedizione e un lavoro che può essere definito probabilmente il miglior Halo mai realizzato
Tutto ha una fine: la storia di Halo con il suo 3° capitolo, la guerra fra umani e alleanza Covenant, la dicotomia Bungie/Halo...ma come tutto ha una fine c'è sempre un inizio che in questo caso vale la pena essere raccontato e si chiama Halo: Reach, un'epica, monumentale e sontuosa ultima opera che racconta l'inizio di tutto, ancora e per l'ultima volta in mano a chi tutto ha iniziato: Bungie Studios.
Così come ogni volta Halo muove il popolo dei videogiocatori e i suoi umori, siano essi di casa Microsoft o delle sue concorrenti, riesce a smuovere le fondamenta degli FPS, del coop e del Multiplayer e anche in questo caso Reach non fa eccezione.
I 3 anni di sviluppo necessari per creare questo nuovo capitolo sono stati sfruttati egregiamente e fino all'ultima goccia, certo nessun capolavoro è esente da difetti in alcuni casi fin troppo evidenti, ma di fronte all'epicità e maestosità di questo titolo si può comunque arrivare a chiudere un occhio.
Prima di proseguire nella qui presente recensione permettetemi una piccola digressione, così da delineare i gusti del recensore me medesimo e darvi la misura di quanto le parole che vado a condividere non siano l'inno alla gioia di un HALO addicted, ma le semplici e genuine sensazioni e impressioni a caldo avute durante le svariate ore davanti all'LCD con il pad in mano: ai tempi del primo Combat Evolved questo venne da me snobbato poichè la grande rivoluzione che introdusse era tale per una console ma non esagerata per il livello degli FPS su Personal Computer, nel periodo 2000 / 2002, per citarne solo alcuni, nel singleplay regnava il rivoluzionario e avveneristico Deus Ex, nel multiplayer fiorivano invece i primi campionati "professionsitici" di Quake 3 Arena e Counter Strike. Così come il primo anche Halo 2 non fu da me giocato se non in tempi recenti, rimane quindi una saga da me goduta solo da poco, con l'avvento dell'Xbox 360 e della sua terza incarnazione.
Questo secondo Halo della serie principale su Xbox360 (ricordiamo che ODST è uno spin off di Halo 3) si svolge nell'anno 2552 e narra le vicende del Noble Team di stanza sul pianeta REACH, fondamentale base strategica dell'ONI e della UNSC, nonchè patria degli stessi soldati potenziati chiamati Spartan.
E' in questo pianeta che nel 2491 prende vita il progetto Spartan-I nome in codice " progetto Orion", dando così il via alla storia di coloro che nei 60 anni successivi combatteranno fino alla fine per la salvezza della razza umana.

NARRARE PER VIVERE, ABBATTERE IL NEMICO PER SOPRAVVIVERE

Per la prima volta in Halo ci troveremo a vivere una componente narrativa che non ci vedrà come unico fulcro della storia: al contrario, Spartan-B312 (il nostro alterego) sarà il sostituto di uno Spartan precedentemente caduto del Noble team e come tale al suo ingresso non verrà visto di buon occhio dal gruppo, entrerà infatti nella trama quasi come comprimario.
Con il tempo e durante lo svolgimento della missione Noble Six (nome in codice all'interno della squadra) verrà rivalutato e diventerà invece colonna portante degli eventi che questa avventura ci narrerà nei suoi appassionanti 10 capitoli.
Come già anticipato questa volta la Bungie Studios ha lavorato in maniera molto differente rispetto al passato: una delle prime evidentissime differenze rispetto ai precedenti capitoli sono la stupenda regia e attenzione posta in tutti i filmati di intermezzo realizzati in realtime, questi non solo servono come collante fra i capitoli ma svolgono una fondamentale funzione narrativa profondamente amplificata e imprezziosita rispetto a prima.
La regia e la realizzazione di questi intermezzi è davvero stupenda e piena di pathos, data la natura della storia spesso drammatica, l'impressione di trovarci di fronte ad un film girato con gran attenzione tanto nelle inquadrature quanto nei dialoghi e negli eventi che andremo a vivere sarà costante; ricordiamo che sarà grazie al Noble Team e alle nostre gesta che tutti gli eventi della serie "Halo" prenderanno vita, connotandosi così come una delle più importanti saghe videoludiche degli ultimi 30 anni con i suoi 40 Milioni di copie vendute dal 2001 ad oggi. (fonte vgchartz.com)

UN NUOVO MODO DI OSSERVARE I FATTI

Ciò che subito salta all'occhio di questo nuovo Halo è il motore grafico nuovo di zecca.
La base visiva e lo stile ricalcano ovviamente quanto già visto in tutti i precendeti capitoli per evitare uno stacco stilistico, ma la qualità generale in ogni frangente è stata migliorata sensibilmente: evidente fin da subito è l'introduzione di un massiccio post processing grafico, il bloom è infatti molto accentuato ma per nulla fastidioso, anzi, rende particolarmente naturale lo spostamento veloce dello sguardo e le animazioni dei personaggi.
Altra nota di merito è relativa ai modelli, la complessità poligona è stata ampiamente migliorata da Halo 3, le stupende armature dei nostri Spartan saranno infatti particolarmente curate e molto più dettagliate che in precedenza, così come la grande quantità di corazze utilizzate dai Covenant, sempre molto varie e in linea con il grado del nemico contro cui andiamo ad imbatterci.
Sicuramente stupenda la realizzazione dei mezzi e delle armi per l'occasione riviste e ovviamente anch'esse migliorate esteticamente nonostante il tutto avenga cronologicamente prima degli eventi narrati già dal primo Halo, cosa che purtroppo però crea alcune discrepanze a livello di continuity: durante lo svolgimento della campagna ci troveremo infatti ad utilizzare o affrontare alcune tipologie di Warthog e mezzi Covenant inspiegabilmente mai più riapparsi "nel futuro" della trama, certo la necessità di rinnovamento non poteva essere fermata ma i puristi potrebbero storcere il naso.
Altro miglioramento sostanziale è nei volti dei personaggi, prima abbastanza minimalisti e solamente funzionali alla loro recitazione, anche perchè visibili molto di rado, ora invece molto più puliti e complessi, tanto da risultare piacevoli ed espressivi durante i dialgohi.
Per quanto riguarda le strutture e gli ambienti ci troviamo davanti a vistosi alti e alcuni bassi tecnici e di fluidità che purtroppo risultano abbastanza fastidiosi.
La qualità generale degli esterni è stata drasticamente incrementata, la pulizia delle texture è migliorata vistosamente per le strutture e la componente naturale, rocce, piante e terreno, così come la complessità degli effetti applicati, diciamo che personalmente mi sono sentito spesso in un mix grafico a metà fra l'Unreal Engine 3 (Gears of War 1 e 2) e l'IW4.0 (Call Of Duty MW2).
Gli interni al contrario, come da copione molto puliti con strutture minimali e texture quasi asettiche, non riescono a rendere giustizia al nuovo motore, tant'è che nelle schermaglie al chiuso la qualità non si discosterà eccessivamente da quanto già visto in Halo3.
La vera nota dolente arriva però in alcune fasi particolarmente concitate, quando infatti troppi covenant, mezzi ed esplosioni riempiono il nostro schermo capiterà di avere dei pesantissimi cali di frame rate, cosa ovviamente non proprio ottimale per un fps che fa della precisione e della reattività il fulcro del gameplay, certo la capacità del motore di registrare ogni istante della battaglia per poterlo osservare da qualsiasi angolazione nella sezione "Cinema" non aiuta le ormai datate risorse della Xbox360, ne permette al rendering di liberarsi dei calcoli di ciò "che non vediamo", dovendo necessariamente pensare davvero a tutto il campo di battaglia.
Ultima e non meno importante nota negativa è il persistente aliasing che attanaglia il titolo.

UN NUOVO MODO DI VIVERE I FATTI

Partiamo dall'assunto che Halo è Halo, può non piacere o essere adorato ma il perno su cui ruota tutto il gameplay è sempre il medesimo, qualche variazione sul tema nel corso delle uscite e sicuramente aggiunte che ne hanno decretato il gran successo fra pubblico e critica ma mai, fortunatamente, uno stravolgimento delle fondamenta su cui poggia.
Halo: Reach non cambia questa formula e pochi istanti con il pad in mano saranno sufficienti ad avertire il feeling di sempre: sensibilità, mappatura e reattività dei tasti, visuale e armi sono quelle che da sempre contraddistinguono la serie, unite e condite con il mix continuo di combattimenti in campo aperto e al chiuso e avrete il vostro amato gameplay oliato e rodato, ma con alcune importanti novità che ne delineano nuovi confini!
Innanzitutto la prima cosa che possiamo notare è che ora le nostre corazze Mjolnir hanno a disposizione dei potenziamenti persistenti.
La possibilità di switcharne di varie ed utilizzarle una sola volta è stata sostituita ora da alcuni interessanti powerup che rimarranno ad appannaggio dell'armatura, una volta utilizzati saranno poi inattivi per un breve periodo fino all'utilizzo successivo.
Nello specifico l'abilità di base sarà quella di "Scatto", molto intuitivamente una capacità che ci permetterà di correre molto più velocemente per un breve lasso di tempo, si uniscono a questa altri 5 potenziamenti molto utili: "Blocco Armatura", che ci renderà inattaccabili ma immobili per tutta la durata della sua carica, "Invisibilità", esattamente in linea con quanto già visto con il powerup di Halo 3, "Jet-Pack", utile potenziamento che cambierà parecchio lo stile di combattimento del nostro Spartan permettendoci di spostarci agilmente anche in verticale, "Medico", visivamente simile al powerup "Scudo a Bolla" di Halo 3 creerà una cupola semisferica impenetrabile dai proiettili che in aggiunta ci curerà quando ci troveremo al suo interno e ultima ma non meno importante abbiamo "Ologramma", anche questo dagli effetti facilmente identificabili dal nome, quando attivata creerà una copia 1:1 che proseguirà nella direzione che avevamo non sparerà ma potrà subire alcuni danni prima di scomparire, così da fornirci un ottimo diversivo nelle fasi più intense o contro cecchini particolarmente ostici e precisi.
Questi potenziamenti ai fini del singleplay non effettuan un cambiamento così radicale, ma nel frangente multiplay riesco a dare una ventata di aria fresca alle tecniche utilizzate nelle battaglie online.
Altra novità introdotta riguarda 2 missioni in particolare, queste infatti saranno completamente o quasi vissute all'interno di mezzi aerei, uno interstellare e uno planetario, dando così ulteriore varietà ad un gameplay comunque già nell'olimpo dei videogiochi.
Piccola nota di demerito è la semplicità di come questi 2 capitoli siano stati strutturati, più "giocabili" come minigiochi che come vere sfide, anche a livello esperto o leggendario risultano troppo semplicistiche come esperienza di gioco, causa purtroppo di meccaniche carenti di profondità, per quanto dannatamente divertenti ovviamente.

MULTIPLAYER, IL GIOCO NEL GIOCO

Parliamo ora di quella "piccola" parte del gioco che trasforma il concetto di longevità così come già fatto precedentemente con Halo 3 a qualcosa che tende all'infinito.
Le modalità base presenti nel gioco saranno 12, ognuna di questa con 2 o 3 varianti, così da avere una quantià veramente interessente di generi che game designer abbia mai potuto ipotizzare.
Una fra le più divertenti e disimpegnate risulta la gara sui mongoose, questa pazza gara fra quad dovrebbe essere una "semplice" corsa al checkpoint casuale, grazie però alla modalità fucina e all'estro creativo di alcuni utenti permette una sterminata serie di "giochi" che già ora impazzano online grazie alle mappe create ad hoc.
Alcune delle modalità classiche presenti sono invece le partite "massacro", disponibile in free for all e team, alcune varietà di capture the flag come "scorta", l'interessantissima invasione, in cui dovremo resistere ad orde di covenant sempre più pressanti e agguerrite, infezione, in cui un singolo giocatore sarà il Covenant di turno e ad ogni frag trasformerà gli Spartan avversari in suoi simili, creando così la classica situazione da "last man standing", proseguendo così nelle altre modalità come Juggernaut, re della collina, teschio, territori, cacciatore di teste, Assalto e CLB, ognuna di esse con peculiarità e gameplay particolare e vario.
Nota importante che si ricollega a quanto già descritto precedentemente è relativa ai potenziamenti che dimostrano il meglio delle loro caratteristiche qui nel multiplayer, contro una intelligenza artificiale infatti, per quanto ottimamente sviluppata e complessa, il risultato è facilmente predicibile, ma fra umani si verranno a creare situazioni inedite sui campi di battaglia di casa Bungie, così da svecchiare un po' una giocabilità si ottimale, ma fino ad ora molto uguale a se stessa nelle varie incarnazioni.
Insomma, di carne al fuoco ce n'è davvero tanta, forse troppa per chi come me è in arretrato con un po' di titoli che vorrebbe giocare, ma l'appeal del versante multiplay è davvero esagerato e stimolante per chi adora delle sane sfide online, unito poi ad un rivisitatissimo e completo sistema di matchmaking renderà ancora più gustuosa l'esperienza multigiocatore.
Il titolo che abbiamo per le mani è probabilmente decretabile come il miglior Halo dell'intera saga.
Nasce sulle fondamenta dei suoi predecessori, pescando a piene mani dalle precedenti idee, dal gameplay e la struttura principale, ma inserendo come ogni nuova uscita delle aggiunte qua e la che ne hanno sempre migliorato le caratteristiche nei 9 lunghi anni che separano il primo Combat Evolved da questo Reach.
La Bungie Studios, qui nel suo ultimo titolo che porterà il nome "Halo", ha dimostrato la profonda intenzione di chiudere il suo rapporto con questo brand col botto, sviluppando e accrescendo ciò che già di buono c'era nel precedente 3° capitolo, limandone poi i pochissimi spigoli presenti.
La campagna Singleplay sprizza epicità da tutti i pori, la forte componente narrativa, per quanto frammentata fra i capitoli, è di forte stampo cinematografico e riesce in alcuni frangenti a creare un pathos mai avvertito prima nella serie.
Il ribilanciamento delle armi e dei mezzi permette un approccio al gioco molto vario e non più vincolato a qualche strumento che spicca per eccellenza e praticità, ridando così respiro ad alcune partite prima squilibirate.
Unite a tutto questo il migliore multiplayer ad oggi disponibilità in quanto a modalità, varietà, mezzi e armi e saprete perchè se amate Halo avete il dovere morale di andare a comprarlo immediatamente, se non lo amate è l'occasione giusta invece per iniziare l'approccio a questa saga dal suo prologo.
Certo di errori ce ne sono anche qui, uno fra tutti il framerate abbastanza ballerino in alcuni passaggi e l'aliasing, la durata non proprio disarmante del singleplay e alcune lievissime sbavature sulla grafica qua e la, tutto ciò però non può minare la vera qualità di un esperienza di gioco davvero stupenda, che merita a pieno titolo di entrare nelle case di ogni possessore di Xbox360!
E ricordate..."Gli Spartan non muoiono mai, risultano semplicemente dispersi." (cit.)
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