Recensione Commodore 64
Titolo del gioco:
Prince of Persia
Anno di uscita:
2011
Genere:
Platform/Arcade adventure
Sviluppatore:
Mr. Sid, STE'86, Twoflower, Conrad
Produttore:
Distributore:
Multiplayer:
No
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Commodore 64, Easyflash
Altri formati:
  • La celeberrima schermata di apertura
  • Queste didascalie immergono subito nell'atmosfera favolistica del gioco
  • Presentazione animata, semplice ed elegante
  • Inizio del primo livello, il Prince of Persia che tutti abbimo in mente
  • Un esempio di gesto acrobatico del nostro eroe
  • E anche un esempio di morte violenta del medesimo
  • Come si può notare, in queste segrete è piuttosto facile morire in modo atroce
  • In guardia! Di duelli così ve ne aspettano un migliaio circa
  • Eppure qui una volta doveva esserci un bagno...Uhm...
Redattore:  Michelangelo 'Pippo' Carbonara                        Pubblicato il:  28/10/2011
E chi ci sperava più?! Dopo 22 anni, il celebre principe approda sugli schermi del Sessantaquattro.
Fa sempre un certo effetto vedere come certi videogiochi, così come certi film o personaggi di fantasia, possano segnare la propria infanzia/adolescenza in modo indelebile. Solo una grande passione, la voglia di lavorare in nome di una parte del proprio passato può aver indotto l’olandese Mr. Sid a portare a termine un gran pezzo di software come Prince of Persia. Quest’ultimo è uno dei giochi più famosi della fine degli anni 80, primogenito di una serie di titoli che giungono fino ai giorni nostri, oltre che di un film uscito un paio di anni fa. L’originale Prince of Persia è datato 1989, periodo in cui, nonostante l’avvento dell’Amiga, il Commodore 64 era ancora tra i principali personal computer. Eppure rimane in parte un mistero il perché all’epoca il gioco non venne mai convertito per C64, tanto più che il creatore Jordan Mechner era un grafico e programmatore commodoriano che aveva stupito il pubblico nel 1985 con il suo Karateka, mostrando alcune tra le più realistiche animazioni mai realizzate fino ad allora. Il “buco” creato da questa mancata conversione aveva lasciato per lunghi anni l’amaro in bocca a chi aveva ipotizzato che in fondo fosse possibile realizzarla e che la produzione fosse slittata per motivi di mercato.
Ecco perché Prince of Persia per Commodore 64, datato 2011, ha destato un generale scalpore ed è già stato additato come gioco dell’anno in ambito retrogaming. Andiamo quindi a vedere come è stato realizzato il lavoro.

UNA CONVERSIONE OPERATA CON RISPETTO

La prima buona notizia è che il gioco è stato riportato assai fedelmente, senza sconti e senza semplificazioni. La presentazione animata presente nella versione MS-DOS è integrale e il feeling avventuroso e orientaleggiante è immutato. La missione del nostro aspirante principe di Persia è concettualmente semplice: percorrere tutto il palazzo del Visir Jaffar che ha rapito la figlia del sovrano per poter usurpare il trono. Il baldo giovine, guidato dal giocatore, dovrà attraversare dodici livelli pieni zeppi di ogni tipo di trappola e pericoli vari; se ce la farà prenderà due piccioni con una fava, ottenendo la mano della principessina liberata e la conseguente nomina di principe di Persia. Un bell’affare, non c’è che dire. C’è da rimarcare però che i dodici livelli sono veramente difficili e labirintici, e che per giunta la missione deve essere compiuta in 60 minuti (di tempo reale, cosa che all’epoca era abbastanza originale). Se si perisce in un livello è possibile ricominciarlo senza dover rifare quelli già completati, ma il tempo non viene mai azzerato. C’è anche una comoda opzione di salvataggio per poter riprendere una partita in seguito, ma anche in questo caso il tempo perduto non può essere riottenuto. Questo criterio geniale permette in effetti di poter visionare relativamente presto i vari livelli ma può effettivamente succedere di dover rifare tutto da capo (e meglio) per far entrare tutto il percorso nei 60 minuti a disposizione.
Si è muniti per ciascun tentativo di una serie di “energie” che inizialmente sono tre e che possono poi essere aumentate tramite pozioni magiche sparse nelle varie stanze. Tali energie vengono detratte ogni qualvolta il protagonista si fa male, quando cade, quando gli arriva qualcosa in testa oppure se viene ferito in duello. Una intera vita viene invece persa se si finisce in mezzo alle spine o se si cade in punti particolarmente alti rispetto al suolo. Come già annunciato, talvolta si possono bere delle pozioni con effetto vario, tra cui quella curativa e quella che fa svolazzare per lo schermo attutendo le cadute. Nel primo livello si dovrà inoltre trovare una spada che servirà per i numerosi scontri con gli abitanti del palazzo. Per raggiungere l'uscita è necessario trovare degli interruttori situati sul pavimento che permettono l'apertura di porte e cancelli che portano alle locazioni successive. Pur nella generale somiglianza tra i vari livelli, non mancano sorprese e momenti particolari, fino ad arrivare al final stage con tanto di palazzo che crolla e duellone finale con il malvagio visir.

VECCHIO E NUOVO SI FONDONO IN NOME DELLA QUALITA'

Ciò che ha sempre caratterizzato Prince of Persia e ne ha decretato il successo è l’incredibile realismo con cui sono state create le animazioni del personaggio principale. L’autore della versione 16 bit, Mechner, avrebbe addirittura negli anni 80 effettuato decine di filmati di attività ginniche e di movimento per osservare tutte le caratteristiche dell’anatomia umana che donano quel senso di elasticità, di agilità, di vivacità per poter far sembrare un personaggio fatto di pixel come realmente vivo e convincente.
Sul Commodore 64 sono stati riportati praticamente tutti i frame di animazione della versione MS-DOS ed è per questo che è possibile ammirare il personaggio compiere un sacco di azioni diverse: si va dal camminare, al correre, all’arrampicarsi, all’accovacciarsi, al saltare in spaccata, più tutte le posizioni legate al duellare con la spada e alla raccolta di oggetti, tutte realizzate con incredibile senso estetico e piena aderenza alla realtà. Di converso, il gioco si presenta abbastanza spartano nella sua concezione e anche nella sua veste grafica, i livelli sono tutti abbastanza simili e gli elementi architettonici sono più o meno sempre gli stessi, e ciò vale anche per i nemici, tutti dello stesso genere e con le stesse caratteristiche. Il Commodore 64 però rimane sempre un Commodore 64, e anche nelle altre versioni ad 8 bit come Spectrum e Amstrad erano sempre stati richiesti come minimo i 128 kbyte di RAM (e ricordiamo ai più profani che il C64 è chiamato così perchè possiede 64 Kbyte di memoria, anzi anche meno).
Per ovviare al problema Mr. Sid ha dovuto fare uso della cosiddetta Easyflash, una speciale cartridge che si inserisce nella expansion port e che fornisce una memoria addizionale. La scelta è stata criticata da alcuni puristi che avrebbero gradito un gioco magari più spoglio e limitato ma senza l’uso di artifici come questo che, in pratica, impedisce l’esistenza di una versione per cassetta o disco e permette solo una versione cart. Quello che può sembrare una furbata per aggirare le limitazioni hardware è però l’unica ragione di essere di una conversione effettuata nel 2011: Mr. Sid voleva far girare Prince of Persia su C64 e ne voleva una trasposizione fedele e completa, evitando mancanza di colori, di frame di animazioni o perfino di livelli. Insomma, l’unico modo di poter vedere un principe così fluido e veloce scorrazzare in dungeon e sale così colorate, dettagliate e simili all’originale era di affidarsi al supporto della cartuccia; essendo il progetto no-profit, questa impostazione è pienamente comprensibile. Ai tempi del mercato ottantino sarebbe stato per esempio impensabile realizzare la grafica dei livelli con le bitmap, che consumano moltissima memoria e sono lente da programmare ma permettono più dettagli e colori, e sarebbero stati usati i caratteri ridefiniti che hanno mille limiti ma facilitano la produzione di diverse schermate con gli stessi elementi, e ciò a quel tempo poteva essere fondamentale per rispettare i tempi di consegna. In un progetto di questo tipo, in cui contano solo la passione e la voglia di fare bene, non si poteva sperare di meglio; ben venga spremere tutto lo spremibile per tirare fuori un capolavoro. Perché Prince of Persia, lo sveliamo finalmente e lo motiviamo nel commento a seguire, è un capolavoro che chiunque deve provare a giocare almeno una volta.
Il gioco è uno sforzo produttivo non indifferente, ogni singola feature dell'originale è stata convertita in maniera eccelsa. La grafica è veloce e accattivante, tutto funziona alla perfezione (a parte qualche rallentamento nei momenti in cui cadono le lastre del pavimento) e il personaggio è animato come meglio non si poteva. Anche il sonoro è realizzato con estrema cura e tutti i jingle e gli effetti sonori della versione 16 bit sono stati inclusi. La struttura dei livelli ricalca ovviamente quello del gioco del 1989 e presenta notevoli difficoltà: negli stage avanzati è facile perdersi e sono presenti trabocchetti e insidie ovunque. Lati negativi? Fondamentalmente due: i controlli non sono sempre reattivissimi e può capitare di morire infilzati dalle spine o finire in un dirupo pensando "eppure a me sembrava di aver saltato al momento giusto". In più si può rimarcare quanto spezzi l'azione il doversi sentire il jingle musicale OGNI volta che si raccoglie un oggetto o si sconfigge un nemico. Ma sono elementi trascurabili rispetto al grande lavoro operato da Mr. Sid e compagni, che ci hanno regalato una grande perla videoludica in un momento in cui davvero nessuno se lo poteva aspettare.
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