Recensione X-Box 360
Titolo del gioco:
Gears of War 2
Anno di uscita:
2008
Genere:
Shoot 'em up in terza persona
Sviluppatore:
Epic Games
Produttore:
Microsoft Game Studios
Distributore:
Microsoft Game Studios
Multiplayer:
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
http://gearsofwar.xbox.com
Requisiti minimi:
X-Box 360 Arcade
  •  Il sistema di puntamento risulta di facile gestione anche con il controller.
  •  Gli scenari mostrano in modo più ampio la devastazione della guerra.
  •  La copertura aerea si rivela come sempre di vitale importanza.
  •  La resa grafica è stata ulteriormente migliorata, rendendo texture e luci più vividi.
  •  Al riparo!!!
  •  I nuovi personaggi sono piuttosto folcloristici...
  •  A rapporto, sergente!!!
  •  Marcus è quel che si suol dire un One Man Army.
  •  Le sparatorie sono spesso ravvicinate e in questi casi consiglio di andare di shotgun.
  •  Questo ingresso non promette nulla di buono...
  •  Occhio agli schizzi, ce n'è a profusione...
Redattore:  Stefano 'Riz' Rizzi                        Pubblicato il:  24/11/2008
Marcus Fenix e il Team Delta sono tornati per salvare il mondo dalle Locuste. Un'altra volta...
Nel mondo dei videogiochi non c’è stato finora un genere che abbia raccolto maggiori successi degli shoot ’em up. Da quando si sono imposti sulla scena con titoli come Wolfenstein e Doom, in un mercato che allora in ambito 3D poteva al massimo offrire agli utenti degli squallidi paesaggi piramidali da simulatori di volo, hanno scosso la critica ad ogni nuovo incremento tecnico. Non solo, in alcuni casi il deathmatch è stato talmente apprezzato da prevaricare il valore di un’eventuale trama di contorno, spingendo gli sviluppatori a creare arene in cui moderni gladiatori virtuali si sparacchiano addosso a ritmi da cardiopalmo.

Fortunatamente un paio di anni fa Epic ha deciso di rispolverare la tradizione dei titoli che han fatto la storia del genere, puntando su un progetto in grado di garantire all’utente sia una storia appassionante e dal taglio cinematografico, che un’esperienza di combattimento in modalità multiplayer di assoluto rilievo.
Nonostante alcuni difetti il primo Gears of War ha sconvolto il mercato degli sparatutto come non si vedeva da anni, creando uno stuolo di oltre 7 milioni di appassionati e diventando ben presto il titolo di punta di un genere che su console non ha mai fatto faville. Quando a Giugno abbiamo avuto modo di incontrare Cliff Bleszinski alla presentazione del gioco alla stampa, ci ha spiegato che in questi due anni Epic ha lavorato sodo per offrire all’utente un’esperienza di gioco ancor più appagante e coinvolgente. Di questo d’altronde non avevamo dubbi e a volte si è assuefatti alle frasi di circostanza e chi l’avrebbe mai detto che non solo aveva ragione, ma era stato perfino un po’ modesto…

LA STORIA FINORA

Gears of War 2 si apre sugli eventi di poco successivi allo scoppio della bomba solare nella tana delle Locuste. Da questo avvenimento sono passati alcuni mesi, e le truppe della COG vengono richiamate a raduno per sferrare un ultimo disperato attacco. Molte città sono infatti scomparse, letteralmente divorate dalla terra e persino l’ultimo rifugio, Jacinto, rischia di cadere in mano nemica.

L’ambizioso piano del Presidente Prescott è quello di infiltrare un consistente numero di truppe direttamente nei nidi alieni e colpire l’avversario dove si riproduce; con l’aiuto di potenti capsule-trivella (Grindlifts) lanciate da semoventi di grosse dimensioni, i soldati COG penetrano quindi a coppie nelle profondità della terra. Marcus e Dom si ritrovano assieme e viene loro assegnata una recluta, Benjamin Carmine, fratello di Anthony del primo episodio. Obbiettivo della missione, scortare un convoglio verso la zona di lancio.
La campagna in single player si sviluppa attraverso una serie di eventi che porteranno alla riunificazione del vecchio Team Delta con Cole e Baird, oltre che all’incontro di personaggi secondari come il maori Tai Kaliso e Maria Santiago, la moglie di Dom. L’insieme delle vicende ad essi collegate rende la trama di Gears of War 2 ancora più coinvolgente rispetto al capitolo precedente, anche grazie al nutrito numero di sequenze animate in game che garantiscono una durata complessiva della storia attestata intorno alle 15 ore di gioco.
Procedendo nella campagna avremo modo di raccogliere diversi tipi di oggetti: per lo più diari, articoli o schedari, oltre alle classiche piastrine COG dei nostri commilitoni caduti in battaglia. Con questo stratagemma gli autori ci introducono nelle vicende un pezzetto per volta, come a voler comporre un grande puzzle e a dar un più ampio respiro alla storia.

UN AMBIENTE DI GIOCO STRUTTURATO

È questa la sensazione che si prova interagendo con l’ambiente di gioco di Gears of War 2, scrutando l’orizzonte in cerca di tracce del nemico o correndo tra i canali sotterranei, ma soprattutto seguendo gli sviluppi di una trama dal respiro cinematografico che ci coinvolge e appaga dall’inizio alla fine. Nonostante si tratti pur sempre di uno sparatutto, si avverte chiaramente una struttura di base ben congegnata e le vicende non risultano mai fine a se stesse, donandoci un senso di maggior coesione della storia rispetto al precedente episodio.

Lo stile unico e un po’ caricaturale delle armi, dei mezzi e delle ambientazioni, per non parlare dell’aspetto dei nemici che sembra la summa di modelli entrati nell’immaginario collettivo come Alien e Predator, permettono al gioco di esprimere tutto il suo carisma. Ciò che colpisce maggiormente l’utente è il profondo lavoro di design fatto per i diversi livelli della storia, sia per quanto riguarda il territorio in cui è ambientato il gioco che per le strutture e la loro architettura. La quantità di personaggi che possono trovarsi contemporaneamente sulla scena è stata notevolmente incrementata, e considerato che molto spesso si tratta di nemici è comprensibile il tono di fiera rassegnazione che caratterizza i dialoghi di Marcus.
Ovviamente la caratteristica maggiormente enfatizzata sono le scene di combattimento, ricche di effetti splatter, azione frenetica e dettagli grafici e fisici di qualità impareggiabile. Durante la fase di sviluppo Epic si è concentrata soprattutto sull’incremento della fluidità dell’azione, che per certi versi risultava ancora un po’ macchinosa nel primo Gears, senza però tralasciare la cura nella rappresentazione degli oggetti presenti all’interno dell’ambiente e cercando di mantenere un frame-rate assolutamente godibile.

GAMEPLAY DIVINO

Il gameplay di Gears of War 2 è decisamente il più esaltante, adrenalinico e coinvolgente che si possa trovare oggigiorno in uno sparatutto. La semplicità nell’interazione con il sistema di gioco garantisce combattimenti con una continuità d’azione unica, i controlli sono rimasti immutati e rappresentano probabilmente la configurazione più funzionale per godere appieno su console di un titolo di questo genere. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il sistema di copertura è stato migliorato rispetto al titolo precedente, permettendoci di “sganciarci” più facilmente dai ripari, e anche la raccolta di munizioni è stata resa più efficace sempre nell’ottica di mantenere la continuità d’azione.

Sono state inoltre introdotte alcune importanti novità, come la possibilità di prendere in ostaggio degli avversari agonizzanti per farsi scudo dei proiettili nemici, anche se in questa modalità sarà utilizzabile solo la pistola. Una volta risolto il problema sarà poi un piacere sbarazzarsi del nemico con una delle mosse di esecuzione disponibili, sempre che non ci abbia già pensato una dose di piombo letale durante il combattimento.
Giusto per rimanere in tema, gli sviluppatori hanno pensato bene di rendere un po’ più macho il combattimento corpo a corpo e hanno così introdotto la sfida delle motoseghe, con la quale due avversari muniti di Lancer possono ingaggiare un duello a distanza ravvicinata con scintille a profusione.

In Gears of War 2 ritroviamo tutto l’arsenale ampiamente collaudato nella campagna precedente, insieme a alcune interessanti novità. L’arma principe è sempre il Lancer, una sorta di parodia di quello che dovrebbe essere un fucile d’assalto, che è divenuto uno dei simboli del gioco e con il quale potremo scaricare tonnellate di proiettili addosso ai nemici o squartare i loro corpi con l’ausilio della motosega incorporata. Gli altri armamenti leggeri a nostra disposizione comprendono il fucile d’assalto Hammerburst utilizzato dai droni, quello a canne mozze assolutamente letale a distanza ravvicinata, tre tipi di pistole, l’arco con dardi esplosivi Torque, il fucile da cecchino e lo Scorcher. Quest’ultimo è una delle novità introdotte nell’equipaggiamento e non è altro che un potente lanciafiamme in grado di grigliare in pochi secondi i nostri avversari.
E poi c'è il Martello dell’Alba, un puntatore laser in grado di direzionare un potente raggio satellitare, il lanciagranate Boomshot, le torrette mitragliatrici Troika e due ulteriori e interessanti novità. La prima è la mitragliatrice Mulcher, versione trasportabile delle Troika che può essere fissata a terra o usata per sparare dal fianco, mentre la seconda è il mortaio. Entrambe le armi sono poco maneggevoli e lente da ricaricare, ma l’effetto prodotto è assolutamente devastante.

A completare il tutto ci sono le immancabili granate, che oltre al tipo classico vedono l’aggiunta della granata fumogena e di quella venefica. Il sistema di lancio resta invariato e tutte tre possono essere utilizzate per creare trappole o “agganciate” a nemici distratti.

La sezione multiplayer è come sempre piuttosto ricca.
Per prima cosa, la campagna principale può essere completata in modalità co-op con un altro giocatore, entrando in qualsiasi punto salvato e al livello di difficoltà desiderato.
Successivamente troviamo la sezione multiplayer vera e propria, con ben 8 modalità di gioco, ognuna affiancata da un apposito tutorial nella sezione Campi di Addestramento. Le tipologie presenti in Gears of War 2 riprendono quelle classiche viste nel primo capitolo, con Zona di Guerra per gli amanti degli scontri a squadre, Guardiano a difesa di un membro del gruppo ed Esecuzione per l’eliminazione fisica dei propri avversari. In aggiunta sono state inserite altre modalità: Compagno, che prevede scontri a squadre di due giocatori; Capitolazione, ovvero la versione hardcore di ruba bandiera; e due diversi schemi di dominio territoriale con Annessione e Re della Collina.
Infine in una sezione dedicata del menù è presente il sistema di gioco Orda, che supporta fino ad un massimo di 5 giocatori. L’obiettivo è quello di resistere con la propria squadra il più a lungo possibile ai diversi attacchi delle Locuste, che crescono in astuzia tattica e potenza di fuoco ad ogni nuova ondata.
Ogni partita multiplayer può essere giocata in una qualunque delle 15 mappe presenti (delle quali 5 sono scaricabili gratuitamente dal Marketplace Live), mentre il sistema di selezione è basato sulla scelta per votazione da parte dei giocatori presenti nella sala d’attesa. Gli scenari in cui è possibile organizzare le sfide sono molto vari e caratterizzati da territori piuttosto ampi, riprendendo in parte lo stile di alcune ambientazioni presenti nella campagna principale. La selezione dei personaggi con cui accedere alle sezioni di gioco è invece legata agli obiettivi sbloccati, con un paio di personaggi bonus per chi avesse già completato con successo il capitolo prcedente di Gears of War.

ASPETTI TECNICI

Uno degli aspetti che colpì maggiormente il pubblico all’uscita del primo Gears of War fu senz’altro la qualità grafica e il realismo dinamico della scena di combattimento. Per chi come me aveva già avuto modo di assistere in passato a balzi tecnici di tale portata, è stato facile avvertire subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo e fantastico. Alla frenesia che aveva caratterizzato l’evoluzione degli sparatutto negli ultimi anni, Gears sostituisce un’azione cinematografica che predilige l’estetica di un climax bellico totalizzante piuttosto che un ingaggio digitale e freddo. Le scene hardcore sanguinolente sono rese alla perfezione, con tanto di effetti di camera infarciti di schizzi di sangue sull’obiettivo. Insomma, un Full Metal Jacket frullato con Starship Troopers e glassato col migliore engine 3D per questa tipologia di giochi.

In questo sequel non ci aspettavamo di trovare grandi incrementi dal punto di vista grafico, ma anche qui dobbiamo ricrederci e ammettere che o siamo troppo facilmente impressionabili o alla Epic sanno fare dannatamente bene il loro lavoro. Per lo sviluppo di Gears of War 2 è stata utilizzata una versione aggiornata del motore Unreal Engine 3, affiancata dal modello di gestione della fisica PhysX, l’unico al momento a supportare un’accelerazione in hardware. L’illuminazione dinamica delle superfici è nettamente migliorata, garantendo texture più vivide e un grottesco realismo delle ambientazioni che al momento non trova rivali. L’aspetto che sconvolge maggiormente i non avvezzi e gratifica gli appassionati è la quantità di oggetti e strutture danneggiabili, dal semplice arredamento delle abitazioni abbandonate fino ai muri e alle colonne di cemento armato che si sbriciolano sotto i colpi del Lancer.
Per quanto riguarda il sonoro gli effetti riprodotti in 5.1 sono eccellenti, con una caratterizzazione più che apprezzabile dei personaggi affiancata da una buona riproduzione dei colpi degli armamenti. Durante l’esplorazione di alcune aree abbandonate capita spesso di tendere l’orecchio in cerca di un eventuale pericolo e il sottofondo sonoro fa da guida al giocatore negli scontri più cruenti. Tutti i dialoghi sono stati tradotti in italiano mantenendo il timbro a cui eravamo stati abituati in precedenza e non di rado i monosillabici commenti di Marcus risuonano più minacciosi degli agghiaccianti richiami delle Locuste.
Dopo aver rivoluzionato il concetto di sparatutto in terza persona con il primo Gears of War, Epic è tornata alla carica con un titolo impareggiabile. L’ampio respiro delle vicende collegate alla guerra tra COG e Locuste, il valoroso e sconsolato atteggiamento di Marcus Fenix e l’atmosfera da blockbuster che permea l’intero ambiente di gioco fanno di questo secondo capitolo una definitiva conferma di quanto abbiamo potuto apprezzare in precedenza.
Una miscela perfetta di giocabilità e coinvolgimento emotivo garantiscono al giocatore intere giornate di violento svago.
Gears of War 2, con il suo stile stereotipato e politicamente scorretto, ci riporta la realtà di una guerra totale che per fortuna è solo un gioco.
Insomma, Epic dimostra una volta di più di essere il leader incontrastato in questa tipologia di giochi e si fa carico di quella tradizione di shoot ‘em up iniziata tanti anni orsono. Sublime.
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