Recensione Atari
Titolo del gioco:
Grimblood
Anno di uscita:
1990
Genere:
Adventure dinamica/Mistero
Sviluppatore:
Maelstrom Games: Mike Singleton (design), George Williamson, Dave Gautrey (programmazione), Andrew Elkerton (grafica), David Whittaker (musica)
Produttore:
16 Blitz
Distributore:
Virgin Mastertronic
Multiplayer:
No
Localizzazione:
No
Sito web:
Requisiti minimi:
Atari ST, 512 KB RAM oppure emulatore
  • Schermata iniziale
  • Maximus è all'interno della propria camera. Tutto sembra tranquillo...
  • ...ma improvvisamente, un urlo squarcia il silenzio: qualcuno è stato ucciso.
  • Tutti si sono precipitati nella sala principale del castello per ascoltare la notizia. Uno di loro è l'assassino...
  • Hysteria è in camera sua. Qui si trovano anche le sue forbici, una potenziale arma del delitto
  • Interroghiamo uno dei personaggi rimasti in vita. Quelli che sono stati uccisi hanno il loro ritratto posto sopra una lapide
  • Maximus si aggira per i meandri di castel Grimblood
  • Mrs. Smulch asserisce di essere stata in compagnia di Ironbrain al momento del delitto. Sarebbe il caso di sapere anche cosa ne dice quell'altro.
  • Il personaggio interrogato ha usato di recente uno di questi oggetti che possono essere usati come armi?
  • Quest'altro personaggio ha usato di recente i ferri da cucito di Rubella
  • Un personaggio ci viene incontro in questo corridoio...
  • Abbiamo scovato un passaggio segreto
  • L'ingresso al passaggio è nascosto da questo arazzo
  • La schermata di insieme del castello. Da qui possiamo raggiungere tutte le camere
  • Maximus viene cacciato da Grimblood. Abbiamo fallito...
Redattore:  Alessandro 'Caporale Jonlan' Grussu                        Pubblicato il:  27/11/2012
Un'altra opera poco conosciuta del prematuramente scomparso Mike Singleton: una caccia all'assassino carica di suspense.
Cinquecento anni sono passati da quando la piccola comunità dei Ritualisti è scampata alla persecuzione scatenata dall'Ordine della Magia Unica, costruendosi un rifugio in mezzo a una remota foresta: il castello di Grimblood. Cinquecento anni nei quali i Ritualisti hanno cercato di preservare la propria identità fissando i loro riti nei Ruoli, che ciascuno deve praticare scrupolosamente e che vengono tramandati di generazione in generazione. Questi Ruoli avevano in origine lo scopo di difendere la comunità dalla Magia del Caos che ne minacciava l'esistenza. Molti dei significati e degli oggetti rituali connessi ai Ruoli sono però andati perduti nel corso dei secoli, per cui tali comportamenti vengono ora pedissequamente ripetuti senza però che se ne conosca il significato.

L'isolamento dei Ritualisti e la conseguente endogamia ne hanno indebolito il corpo e lo spirito. La pazzia e il disordine si sono ormai fatti strada anche in questo piccolo e impenetrabile mondo. Solo l'attuale capo della comunità, il giovane conte Maximus, possiede la saggezza necessaria per restaurare l'ordine perduto.

Proprio Maximus deve fronteggiare il pericolo più grande, quello che rischia di cancellare definitivamente i Ritualisti dalla faccia della terra. Il degrado mentale e fisico ha spinto uno dei 24 membri rimasti a commettere un omicidio, e nulla lascia pensare che si fermerà ad uno soltanto. Sta quindi a Maximus investigare sull'accaduto, prima che Grimblood diventi la tomba dei suoi residenti... compreso lui stesso.

Sono queste le premesse di Grimblood, avventura dinamica "gialla" ideata da Mike Singleton per il team di sviluppo Maelstrom Games e pubblicata nel 1990 dalla Virgin, allora consociata con la Mastertronic, nella sua fascia economica 16 Blitz (4,99 sterline) per Atari ST e Amiga. Grimblood può vantare anche la partecipazione di un altro leggendario personaggio dell'intrattenimento elettronico degli anni '80 e '90, ossia David Whittaker, uno dei più importanti compositori di motivi musicali per videogiochi su home computer. Il brano che accompagna il gioco è a nostro giudizio una delle sue creazioni più atmosferiche: dai toni cupi e ossessivi, contribuisce a nostro avviso più di ogni altro aspetto realizzativo a far "calare" il giocatore nell'ambientazione di sapore gotico in cui si svolge la vicenda. Le voci sintetizzate invece sono "robotiche" e anodine, e a lungo andare possono venire a noia. Fortunamente possono essere disinserite premendo Backspace.

Come sicuramente molti dei nostri Lettori avranno già intuito, in Grimblood indossiamo i panni di Maximus. Guidando il nostro alter ego digitale per le stanze e i corridoi del castello che dà il titolo al gioco, dobbiamo individuare l'assassino e fermarlo prima che possa sterminarne gli abitanti. All'inizio del gioco lo schermo mostra, nella finestra principale, l'interno della nostra camera, indicato da una scritta My Bedroom in caratteri gotici. Una figura avvolta in un manto color magenta vi si aggira. Si ode improvvisamente un urlo lacerante: un corpo è stato scoperto. Ci sarà quindi comunicato, in questa occasione come negli eventuali delitti successivi, chi è stato ucciso, dove ne è stato trovato il cadavere, chi lo ha trovato e con quale oggetto è stato compiuto il misfatto.

Ogni volta che qualcuno verrà ucciso, i restanti personaggi, incluso Maximus, si riuniranno nella sala principale del castello. Dopodiché la nostra indagine potrà avere inizio o riprendere da dove l'avevamo lasciata. Ci spostiamo pertanto da una locazione all'altra cliccando sulle finestre delle varie stanze di Grimblood, accedendovi dalla schermata d'insieme. Notiamo subito che tali ambienti sono interconnessi da un gran numero di corridoi, scalinate e - cosa più interessante ai fini del nostro compito - passaggi segreti. Questi ultimi in particolare sono celati dietro mobili o arazzi, e il transito da essi non è previsto ai fini dei Ruoli che ogni personaggio, tranne Maximus e l'assassino, continua pedissequamente a svolgere durante la giornata. Per questo motivo deve destare notevole sospetto il fatto di imbatterci in un personaggio mentre ci troviamo in un passaggio segreto: cosa ci farà mai là?

In caso di un incontro con uno o più personaggi possiamo procedere all'interrogatorio. Abbiamo a nostra disposizione varie domande predefinite, alle quali tutti risponderanno dicendo il vero. L'assassino mente solo riguardo a due di esse: "Con chi eri al momento del delitto?" e "Cosa stavi facendo al momento del delitto?". Per il resto, possiamo domandare, tra le altre cose, dove il nostro interlocutore stia andando, se stia portando con sé una qualche arma, o se abbia usato, dall'ultimo omicidio in poi, una di esse. Se lui o lei è d'accordo, possiamo anche inviarlo/a in una certa locazione e restare là di guardia da una a tre ore, per poi chiedere se è stato visto qualcuno passare. Questa è l'unica nostra richiesta alla quale il personaggio può eventualmente opporsi.

Nel corso dell'interrogatorio abbiamo anche l'opzione per accusare l'interlocutore di essere l'assassino. Non conviene però andare in giro cercando di lanciare accuse a destra e a manca; al quinto fallimento, i Ritualisti perderanno la pazienza e ci cacceranno da Grimblood. Inoltre, a ogni nostra accusa respinta, l'assassino si inquieta, e potrebbe anche decidere di chiuderci la bocca per sempre, dal momento che ci stiamo dimostrando più pericolosi di quanto non sembrasse all'inizio, quando la nostra posizione nella "lista" delle possibili vittime è ancora bassa.

L'assassino infatti si aggira per il castello in cerca di un'arma incustodita; quando la trova, continua a muoversi fino a quando non si trova in una locazione con un solo altro personaggio. Quando ciò avviene, per quello sfortunato soggetto è la fine. Dopodiché il ciclo si ripete. Per questa ragione, nel caso in cui accusassimo un personaggio e quello confessasse di essere il colpevole, dobbiamo fare in modo di non essere da soli con lui o lei, altrimenti non usciremo vivi da quella stanza...

Alla luce di quando abbiamo visto finora, Grimblood si presenta come un titolo che richiede una buona dose di pazienza da parte del giocatore. Il castello è vasto e la comunità che lo abita è numerosa, per cui prima di ricostruire i pattern di movimento e le azioni di ogni personaggio, allo scopo di individuare il solo che invece si muove autonomamente, passerà non poco tempo, e nel frattempo altri cadranno sotto i colpi del nostro nemico. La suspense quindi è sempre piuttosto alta, malgrado il gioco simuli fin troppo bene il lungo e minuzioso lavoro del detective - nel senso che passeranno considerevoli frazioni di gioco prima di poter cominciare ad avere un quadro anche solo parziale della situazione.

Grimblood quindi sconta una certa lentezza e ripetitività dovuta proprio alla sua stessa meccanica di gioco. L'aspetto esteriore contribuisce a rafforzare questa impressione: le locazioni sono tra loro molto simili, differendo solo per qualche particolare, come il mobilio o gli arazzi, disposto in maniera diversa. Poche sono le stanze che hanno dei dettagli unici. I personaggi hanno inoltre tutti lo stesso aspetto (l'unica differenza essendo un diverso costume per gli uomini e per le donne) per cui possono essere riconosciuti solamente quando, incontrandoli, si apre la schermata dei ritratti, dalla quale procediamo agli interrogatori o rivediamo i dettagli degli omicidi commessi fino a quel momento. Non è quindi un titolo per il giocatore "casuale", né per quello che cerca azione veloce o scarso impegno mentale. Al contrario, per procedervi sono necessari tempo, dedizione e attenzione non da poco. Il fatto che comunque l'assassino e l'ordine dei delitti cambino a ogni partita ne aumenterebbe in teoria la longevità, ma francamente dubitiamo che, una volta completato un gioco così complesso e dal ritmo abbastanza lento, si desideri rigiocarlo, anche solo per vedere se si riesce a completarlo in un tempo minore.

D'altro canto, non possiamo non notare che Grimblood mantiene la profondità che siamo soliti associare ai titoli ideati da Mike Singleton e che si tratta di un gioco di fascia di prezzo economica, di qualità però ben superiore alla media dell'offerta per quel segmento di mercato per la macchina Atari.
Una complessa avventura dinamica dai toni oscuri, alla ricerca di un assassino nascosto entro un piccolo mondo dalle leggi immutabili: questo è in sostanza Grimblood. Come spesso avviene nelle creazioni di Mike Singleton, si tratta di un compito complesso, che richiede pazienza e attenzione in quantità non indifferenti. Di conseguenza il gioco sconta una certa lentezza, sottolineata dalla ripetitività del comparto grafico, che lo rende sconsigliabile al giocatore in cerca di un semplice passatempo. D'altronde, coloro che amano una sfida nella quale gettarsi con tutta la loro intelligenza troveranno in Grimblood pane per i loro denti.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE