Recensione Commodore 64
Titolo del gioco:
The Simpsons: Bart Vs The Space Mutants
Anno di uscita:
1991
Genere:
Platform/Arcade Adventure
Sviluppatore:
Richard Underhill
Produttore:
Ocean
Distributore:
Ocean
Multiplayer:
No
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Commodore 64 e un joystick, o relativo emulatore
  • Gradevolissima schermata di caricamento
  • Seconda schermata, semplice e ben fatta
  • L'inizio del gioco, con già il primo alienaccio in bella vista
  • Pensate che da quella cabina telefonica è possibile fare uno scherzo a Boe!
  • Uno dei negozi in cui si possono acquistare oggetti
  • Anche il fondatore di Springfield ha il suo ruolo nel gioco
  • Lo skate di Bart gli permette di correre più veloce
  • Lo schermo in modalità "occhiali a raggi X", con cui è possibile riconoscere gli alieni
  • Nel livello del centro commerciale ci saranno un sacco di cappelli sparsi ogni dove da eliminare
  • Una sezione difficilissima, con tremendi salti da effettuare
  • Secondo piano del centro
  • Uno dei più spettacolari boss, sorta di gigantesco scarpone
  • Seconda scarica di piattaforme impossibili da raggiungere
Redattore:  Michelangelo 'Pippo' Carbonara                        Pubblicato il:  23/11/2011
Doh! Datemi una Duff o non recensisco questo tie-in tutto giallo e con gli occhi a palla!
Chi vi sta scrivendo parte un po’ influenzato nel momento di cominciare questa recensione, essendo sia un appassionato di tie-in che un fan dei Simpson. Si cercherà comunque di mantenere un certo distacco nella valutazione di questo gioco che presenta, al di là della sua derivazione e del suo intento commerciale, degli aspetti interessanti. L’anno di realizzazione è il 1991, che per la Ocean sarà il suo secondo più importante dopo il 1989: nel 1991 la casa inglese infatti sfornerà anche i significativi Battle Command, Hudson Hawk, Pang, Toki, tanto per citarne solo alcuni tra i tanti. Si può quindi definire la Ocean di quel periodo una software house in buona forma e con parecchio fermento interno.

SE NON E' ASSURDO, NON PUO' ESSERE SIMPSON

La storia demenziale che fa da sfondo al gioco, pur nella sua assurdità e nella sua mancanza di intelligenza, rispecchia l’atmosfera della serie tv e ben si adatta alle esigenze ludiche del prodotto. Bart Simpson è riuscito a scoprire che una banda di alieni melmosi (già apparsi varie volte all’interno degli episodi televisivi, anche se con fattezze diverse) vuole invadere il pianeta. Senza indugio si mette quindi alla loro ricerca, tentando di eliminarli e soprattutto di trovare un modo di rispedirli al mittente. Scopre che tali alieni sono capaci di trasformarsi in persone normali, ed è quindi complicato riconoscerli. Ma… il caparbio Bart Simpson sa che i suoi mirabolanti occhiali a raggi X possono rivelare la vera natura degli esseri, e quindi l’unico modo di sventare i loro piani è pattugliare tutta la città di Springfield ed eliminare quanti più alieni possibile, fino alla distruzione totale della loro astronave.

Ciò che della trama salta all’occhio maggiormente è che apparentemente l’unico protagonista del gioco è Bart, mentre gli altri membri della famiglia e tutta l’allegra brigata degli abitanti di Springfield sembrano tagliati fuori dalla faccenda. In realtà gli altri personaggi sono distribuiti con sapienza all’interno del gioco. I familiari entrano in scena se Bart avrà dimostrato che gli alieni esistono, collezionando delle prove: in caso affermativo un membro della famiglia parteciperà allo scontro finale presente alla fine di ciascun livello. I personaggi secondari invece hanno ruoli marginali ma gustosi, e lungo il percorso si incontreranno la taverna di Boe, il nonno, il bullo Nelson, Grattachecca e Fichetto, Telespalla Bob e così via.

SEMBRA SOLO UN GIOCO PER I PIU' PICCOLI...

L’impostazione del gioco è molto interessante: si tratta di un platform game che presenta però diversi enigmi da risolvere, questi ultimi tutt’altro che intuitivi. Lo scopo primario di ogni livello è eliminare alcuni oggetti di cui gli alieni, non si sa bene il perché, hanno bisogno. Nel primo livello, ad esempio, bisogna sbarazzarsi di tutti gli oggetti viola, colorandoli, distruggendoli o nascondendoli; nel secondo bisogna far lo stesso con tutti i cappelli presenti nel livello, eccetera eccetera. I luoghi deputati alle scene delle azioni sono cinque e sono piuttosto rappresentativi della città immaginaria in cui si svolge la serie tv: si va dalle vie cittadine fino al centro commerciale, dal parco di divertimenti Krustyland al museo di storia naturale giungendo al gran finale nella centrale nucleare dove lavora papà Homer.

Per riuscire nel suo intento Bart dovrà interagire con numerosi oggetti, alcuni dei quali possono essere utilizzati per ottenere dei vantaggi o che talvolta sono determinanti per la corretta risoluzione di un livello. Alcuni oggetti possono essere acquistati con le monete ottenute zompando sulla testa degli abitanti di Springfield (metodo molto alla Bart). Insomma, di cose da fare e da capire ce ne sono tante e la notevole lunghezza dei livelli permette un cammino esplorativo di ampio respiro, concedendo al giocatore diverse scelte e facendo di questo gioco un prodotto sostanzialmente adulto, non adatto ai piccolissimi.

UN TENTATIVO TECNICAMENTE BEN RIUSCITO

Per un tie-in che si rifà a personaggi di un cartone animato l’aspetto grafico è molto importante. Bisogna sempre considerare se la trasposizione digitale ha mantenuto o meno quel sapore, quel particolare feeling appartenente alla fonte originaria. Nel caso dei Simpson non ci si può lamentare: diciamo che si è fatto il possibile. Il gioco a cui graficamente più somiglia questo BVsTSM è il vecchio Pacland: i background sono puliti e colorati mentre i personaggi sono minuti e ben definiti. Bart è disegnato benissimo, in alta definizione, ma è davvero piccolino; gli altri personaggi sono discretamente curati, gli abitanti generici di Springfield sono invece solo abbozzati, a malapena ricordano lo stile grafico della serie. Un plauso particolare va alla varietà dei background che rendono Springfield una “vera” città. Troppe volte in giochi simili si sono visti livelli con tiles grafici ripetuti all’inverosimile che davano all’ambiente un aspetto troppo modulare ed irrealistico. Springfield si presenta invece come un luogo con palazzi di diverse dimensioni e fattezze, e anche nei livelli avanzati (con l’eccezione forse del livello 2) gli ambienti sono ben caratterizzati e ricchi di particolari e di varianti.

I livelli sono di eccezionale lunghezza e deve essere stato fatto uno sforzo non indifferente per tenere in memoria contemporaneamente così tanta roba (tenendo anche conto del fatto che il multiload è ben strutturato e non particolarmente lungo), anche se poi esteticamente non si va mai oltre un “carino ma spartano”. Conclude la disamina sull’aspetto grafico la valutazione dell’ottimo scrolling, fluido e veloce, che tra l’altro permette di scorrazzare a destra e a sinistra per tutto il livello senza che alcuna locazione diventi irraggiungibile, come accade invece in una gran quantità di giochi in cui una volta raggiunto un punto non è più possibile tornare indietro, con assoluta mancanza di realismo.

In un prodotto riguardante i Simpson anche il comparto sonoro dovrebbe avere una certa rilevanza, visto che la colonna sonora di Danny Elfman è uno degli elementi più caratteristici (tanto è vero che il precedente gioco sui Simpson, il coin-op picchiaduro, presentava addirittura la sigla integrale). Alla Ocean in questo caso hanno dovuto sicuramente scendere a compromessi con la memoria, ed hanno avuto la seguente pensata: il tipico motivetto fa bella mostra di sé durante l’intero caricamento, accompagnando due piacevoli schermate statiche; dopodiché, durante il gioco, il sonoro diventa estremamente scarno e funzionale. Idea tutto sommato non disprezzabile perché l’azione è spesso complessa e richiede una concentrazione che una colonna sonora rumorosa e continua non avrebbe consentito. Rimangono quindi sparuti effetti sonori e alcuni jingle a sottolineare i momenti più significativi della partita.
Della giocabilità complessiva del gioco se ne occupa il commento sottostante. Concludiamo dicendo che il gioco merita di essere provato ed approfondito ma accontenterà solo alcuni di voi perché il suo concept è molto “schierato” e non è esattamente per tutti.
Tra i giochi a tema della Ocean si può affermare che questo sui Simpson sia uno dei più maturi e dei meno frenetici. I livelli sono lunghi e articolati ma non è possibile percorrerli a tutta velocità solo basandosi sui riflessi e sull’abilità con il joystick. E’ necessario invece calcolare ogni mossa ed eseguirla con molta precisione per evitare di perdere una vita. L’uso degli oggetti è talvolta ai limiti della comprensione (come per esempio la funzione del fischietto, provare per credere) ma dà al gioco una profondità in più, facendo intuire che ci sono molte più cose da scoprire di quello che sembra. Dalle considerazione precedenti prendono vita i difetti del gioco. Punto primo, il gioco è tremendamente difficile, soprattutto a partire dal secondo livello che prevede una serie di salti del tipo “speriamo di non aver saltato mezzo pixel prima del dovuto”. La frustrazione è aggravata dalla presenza funesta del tipico effetto-inerzia (quello di Wonderboy, per capirci) grazie al quale dopo un salto o un cambio di direzione lo sprite continua a scivolare riducendo di molto il controllo dello stesso. Botta finale, alla fine di ogni partita non è presente alcun "continua" e bisogna rifare tutti i livelli da capo.
Un gioco dai connotati estremizzati quindi, che spacca decisamente in due il suo pubblico. Per chi ama i giochi difficili, le partite lunghe e le esplorazioni BVsTSM è senz’altro consigliabile, presentando una struttura dei livelli di tutto rispetto e una realizzazione tecnica competente. Al contrario, a chi preferisce arcade più dinamici, più scacciapensieri e vuole rilassarsi, il gioco dei Simpson apparirà pesante, frustrante e non molto divertente. Et voilà, le jeux sont fait, ora fate voi.
85
88
85
80
90
87