Recensione Commodore 64
Titolo del gioco:
Bruce Lee
Anno di uscita:
1984
Genere:
Platform/Adventure/Beat'em up
Sviluppatore:
Ron J. Fortier
Produttore:
Data East
Distributore:
Data East
Multiplayer:
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Commodore 64 e 1 o 2 joystick, o Emulatore
Altri formati:
  • L'inizio dell'avventura...
  • Secondo scenario: blu elettrico
  • Terzo scenario, sicuramente il più teso e particolare
  • Se Bruce non si spiccia a scendere da questa corrente viola andrà a sbattere contro le spine!
  • Notare il cervo con la bocca spalancata
  • In ogni avventura non può mancare il castello
  • Miscuglio cromatico non proprio ortodosso
  • La schermata più difficile, sopravvivere qui è veramente dura
  • Scenario che prelude all'ultima parte del gioco
  • E' lui, il mito: è Bruce Lee!
Redattore:  Michelangelo 'Pippo' Carbonara                        Pubblicato il:  22/11/2010
Ecco a voi uno di quei prodotti dell'ingegno umano che dovrebbero figurare in un'enciclopedia. Facciamo un tuffo nel passato grazie a questo piccolo gioiello di programmazione...
Più che un gioco, un caso. Fin dalla sua uscita Bruce Lee ha riscosso un successo enorme che dura ancora oggi. Può essere considerato a tutti gli effetti un vero “fenomeno”: per quanto infatti esso si presenti scontato nel concept, tutto sommato sobrio nella grafica e nel sonoro e senza alcun apparente elemento di novità, il prodotto è senza dubbio uno dei più importanti software videoludici degli Anni 80, oltre ad essere semplicemente un gioco divertentissimo e avvincente. Andiamo a scoprire perché...

IL PLOT. Il videogame è stato realizzato dalla Data East nel 1984 e ne è stata fatta la conversione per diverse macchine, tra cui l’Amstrad CPC, lo Spectrum e l’Atari. La dinamica di gioco, raccontata in maniera sintetica, è alquanto semplicistica e derivativa, anche rispetto agli altri giochi del 1984: il nostro eroe Bruce Lee, arcinoto maestro di Hong Kong cresciuto negli Stati Uniti, deve scovare lo stregone cattivo e annientarlo. Per far ciò deve esplorare una serie di stanze e collezionare delle lanterne che gli permettono di accedere alle locazioni successive. I nemici sono costantemente due, possono apparire all’improvviso e scagliarsi contro Bruce; abbiamo un ninja armato di spada e Yamo, lottatore di Sumo enorme che tra l’altro è anche in grado di sferrare veloci calci. Per eliminare i suoi avversari Bruce Lee non ha a disposizione alcuna arma ma soltanto la sua sapienza nelle arti marziali, oltre ad avere la possibilità di cadere da una piattaforma più alta sulla loro capoccia.
Le opzioni presentano degli elementi particolari interessanti, infatti oltre alla banale scelta tra partita a un giocatore o a due giocatori (a turno) è possibile giocare contemporaneamente in modalità combattimento. In tale modalità uno dei giocatori prende le parti di Bruce Lee mentre l’altro comanda Yamo nell’intento di creare più ostacolo possibile all’eroe. E quando quest’ultimo perde una vita, i ruoli si scambiano.
Questa intelligente modalità di gioco accentua ancora di più una delle caratteristiche salienti di Bruce Lee, ossia il suo essere un perfetto incrocio tra un fighting game e un platform/adventure, in cui strategia, esplorazione e azione arcade sono presenti contemporaneamente e in dosi massicce.

UNO STILE INCONFONDIBILE. Il gioco è rappresentato con delle schermate statiche spartane ma disegnate con intelligenza e coerenza. I colori irreali, le squadrature eccessive degli sfondi, il carattere astratto di molti elementi come ad esempio le cascate (che a volte vanno verso l’alto contro ogni normalità) contribuiscono a creare un’atmosfera unica. I vari scenari sono identificati da un colore di fondo che resta immediatamente impresso nella mente, soprattutto il secondo, blu acceso, e quello arancione, in cui degli inquietanti alberi nascono al solo contatto e possono neutralizzare in un attimo Bruce.
Gli stessi personaggi sfruttano gli inverosimili colori del c64 per apparire in maniera definitiva simbolici: il protagonista giallo, il nemico verde e lo smilzo ninja monocromatico e in hires, nella loro estetica minimale, non potrebbero essere più efficaci come presenza scenica all’interno di questo mondo geometrico e senza sfumature intermedie, pixelloso e affascinante.
Il sonoro non è da meno, allo stesso modo non ci sono elementi letteralmente belli ma l’audio di Bruce Lee resta fortemente nella memoria di chi l’ha ascoltato e può essere definito profondamente evocativo. La musica d’apertura è semplice e metallica al punto giusto, mentre gli effetti sonori sono perfetti tout court. Invitiamo i giocatori a prestare attenzione ad ogni singolo effetto sonoro per valutare quanto essi siano idonei ed azzeccati: i frenetici passi del protagonista, il rumore del fendente del ninja, il cigolare delle botole che si aprono, il sibilo che crea suspense in alcune schermate che richiedono salti complicati… Fossimo al cinema sarebbe meritato l’Oscar per il miglior sonoro.

UNA FRESCHEZZA INSUPERATA. Passiamo ora ad analizzare come si svolge l’avventura. Anche qui ci sono delle belle sorprese; Bruce Lee infatti è una vera e propria antologia di schemi di gioco uno più divertente dell’altro. Nonostante ci si trovi a dover fare sempre lo stesse cose, come saltare, abbassarsi, salire su scale e muoversi a destra e sinistra, ogni schermata contiene nuove idee per rendere fresca l’azione. L’elenco è davvero enorme: raggi letali, spine, lanterne che scompaiono e riappaiono, vicoli ciechi, puntine letali semoventi da saltare, alberi assassini, cascate che prima scendono e poi cambiano direzione di movimento, porte nascoste eccetera eccetera. C’è di tutto di più, dosato sapientemente e senza dare mai l’impressione di essere dispersivo o gratuito. Verso metà percorso si incontra anche una “anticamera” con tre ingressi che devono essere imboccati tutti e tre ma in un ordine a discrezione del giocatore.
In un gioco come questo che trasuda genio vanno ricordate anche altre chicche, ad esempio il fatto che non sia ben definito il numero di colpi che Bruce può sopportare prima di morire. In tal modo ogni danno subito crea suspense, perché non sapremo mai fino in fondo se un colpo è stato letale oppure no, aumentando l’eccitazione e il divertimento.
Come dimenticare inoltre la sorprendente trovata di far tornare Bruce ad un certo punto del percorso al punto di partenza, mettendo nel giocatore il dubbio che abbia imboccato una via sbagliata o che ci sia, perché no, un errore nel programma. In realtà le cose stanno diversamente ma lasciamo scoprire direttamente a chi vorrà affrontare l’avventura come si sviluppa il gioco.
Interessante è anche il fatto che ci sono delle sezioni senza nemici, più enigmatiche, in cui ogni movimento del joystick va fatto con cautela per evitare di essere uccisi all’istante dalle tante trappole disseminate lungo la via.
Per concludere, è uno di quei giochi che possono essere valutati e ammirati con più chiavi di lettura: uno svago ben fatto per i bambini e un ingegnoso, profondo e significativo prodotto di intrattenimento per gli adulti, che vi scoveranno davvero molti elementi di interesse, oltre ad essere un’occasione per rivivere un’esperienza visiva e uditiva che rappresenta magnificamente le atmosfere videoludiche di trenta anni fa.
Un videogame da consigliare senza riserve, un esempio eclatante di come a volte basti una linea nera o un cicalino per emozionare. Tra i Tie-in del periodo rimane uno dei più efficaci e meglio strutturati. Il calibrato livello di difficoltà e la varietà delle situazioni di gioco creano un’attrazione che non diminuisce e porta facilmente a voler fare una partita in più. L’essenzialità dello stile grafico e sonoro testimonia che talvolta less is more, e sarebbe ora che anche i creatori di videogiochi odierni imparassero questo principio. Un gioco che vanta milioni di fans affezionati, e non potrebbe essere altrimenti. Se per caso qualcuno di voi non avesse mai giocato a Bruce Lee dovrebbe rimediare, è davvero una pietra miliare del divertimento elettronico di vecchia scuola.
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Cosa ne pensa Caporale Jonlan
Ah, Bruce Lee. Bei tempi quelli in cui bastavano pochi elementi sapientemente disposti per creare dei piccoli capolavori come questo.
La struttura non lineare, i pericoli sempre in agguato e l'ibrido di piattaforme/raccolta oggetti/arti marziali, uniti al fascino sempiterno del leggendario attore cino-americano, ne fanno un titolo da gustare persino sui nostri schermi ad alta risoluzione.
Certo, una volta imparato il percorso, non sarà difficile portare a termine la missione, ma chi non l'ha mai provato dovrebbe farlo immantinente.
PRO:
C'è il Piccolo Drago!!
Immediatamente coinvolgente
CONTRO:
Grafica eccessivamente stilizzata
Un po' troppo facile da completare
GLOBALE: 84
23/11/2010