Anteprima PC
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Titolo del gioco:
Something Ate My Alien
Anno di uscita:
2020
Genere:
Platform / Puzzle
Sviluppatore:
Rokabium Games
Produttore:
Rokabium Games
Distributore:
Steam
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
No
Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows 7 o superiore - Processore: Intel Core i3 o simile - Memoria: 2 GB di RAM - Scheda video: Intel HD 4000 o superiore con almeno 1GB VRAM - Hard Disk: 3 GB di spazio disponibile - Scheda audio: Qualunque - Richiede un sistema operativo a 64 bit
Box
  • Il menu iniziale, semplice e conciso.
  • La prima puzzle room è semplice, giusto colore nel giusto alloggiamento.
  • La schermata del teletrasporto ci dice cosa abbiamo trovato e cosa ancora ci manca.
  • Prima di teletrasportarci una mappa gigante ci mostra dove finiremo.
  • Più si procede e più le cose si fanno difficili ovviamente.
  • La personalizzazione del nostro alieno passa anche attraverso le armature naturalmente.
  • Questo è un livello abbastanza avanzato, qua ci vuole davvero pazienza e bravura.
  • L'unica strada percorribile è puntare in alto... facciamolo allora.
  • Quel drago cattivo richiede un certo progresso di gioco per averne ragione. Inizialmente ci ignorerà per fortuna.
  • Il teletrasportatore è basilare per trasportarci a destra e a manca, sempre per soddisfare Drengo.
Redattore: Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri
Pubblicato il: 28-04-2020
Mezzo chilo di Boulder Dash, qualche etto di Dig Dug e la magia di Wall-E. Ecco servito il nuovo puzzle di Rokabium Games.

Mentre scriviamo, il gioco è ancora in lavorazione, uscirà non prima di un paio di mesi. Tuttavia grazie alla build fornitaci dagli sviluppatori abbiamo potuto dare un'occhiata al gioco che, diciamolo subito, è una vera e propria benedizione nel panorama dei titoli Indie. Attingere a mostri sacri come quelli citati nell'introduzione della nostra analisi non è necessariamente un male, soprattutto quando i diversi generi si amalgamano perfettamente offrendoci un titolo che, almeno da quanto visto, si preannuncia interessante, impegnativo e in grado di toccare le corde dei nostalgici fornendo quel pizzico di innovazione che non guasta mai. Andiamo quindi con ordine e iniziamo la nostra analisi.

NELLO SPAZIO PROFONDO

La nostra nave spaziale pattuglia il lontano sistema solare Bitiax con un bel carico di alieni da portare a destinazione. Noi impersoniamo l'alieno Antalasia, il comandante del cargo e tutto sembra andare per il meglio quando, vicino al pianeta Metis accade qualcosa di strano. Gli strumenti di bordo si spengono e la nave non risponde più ai nostri controlli. Poco dopo appare sul monitor uno strano tizio, l'alieno Drengo che si presenta subito come il delinquente di turno. Lo strano personaggio vuole che raccogliamo per lui dei minerali sparsi sul pianeta (e sui vari pianeti che seguiranno), condizione questa necessaria per liberarci e lasciarci proseguire sulla nostra strada. Dal momento che teniamo alla nostra pellaccia e soprattutto all'importanza di consegnare integralmente il nostro carico, dobbiamo darci da fare, teletrasportando i nostri piccoli alieni di volta in volta sui vari pianeti per accontentare il malfattore. Fin da subito si nota una quantità enorme di minerali da ricercare, segno inequivocabile di un lavoro accurato (di fantasia) fatto dagli sviluppatori, mentre altri sono celati e li scopriremo solo una volta raccolti. Teletrasportiamo su Metis il nostro primo "collaboratore" quindi e diamoci da fare.

BISOGNA SCAVARE, E MOLTO A FONDO

Una volta teletrasportato il nostro robottino si trova nel sottosuolo (parliamo di minerali in fondo) e, fortunatamente, il gioco ci guida molto bene nelle battute iniziali. Inoltre, anche se non siamo alla fase definitiva di Something Ate My Alien l'implementazione del controller è accurata e abbastanza precisa (pur con qualcosa da sistemare che vedremo più avanti). Noi per il test abbiamo utilizzato il "vecchio" controller Xbox 360 senza alcun problema. Con la leva analogica di sinistra muoveremo il nostro alter ego evidenziando di volta in volta dei blocchi di terreno che ci circondano. Quelli marcati con il colore bianco sono "scavabili" per ricercarvi del minerale o per avanzare, mentre quelli marcati con il colore rosso non possono essere toccati. Una volta evidenziato un blocco, la pressione del tasto X attiverà un laser che scaverà il terreno del blocco rivelando o meno un minerale che sarà raccolto automaticamente. In alto a sinistra invece troviamo delle barre che celano i tre parametri fondamentali da tenere d'occhio: la salute, che tenderà a decrescere se qualche alieno autoctono ci balza addosso (ebbene sì, Metis nel sottosuolo è abbastanza frequentato) oppure se finiamo in pozze d'acqua corrosiva e che potremo ripristinare raccogliendo i vari "cuoricini" disseminati sulla mappa, l'ossigeno che dovremo rimpinguare continuamente attraverso delle stazioni apposite che troveremo in giro e il carburante che invece si consuma quando attiviamo il jetpack (con il tasto A) che ci permette di levitare in verticale o in orizzontale, e che si ricarica automaticamente quando posiamo le "zampe" per terra. Per quanto riguarda il jetpack questo risente della pressione prolungata del tasto A (cioè dobbiamo tenerlo premuto per stare in aria, altrimenti la gravità ci trascina nuovamente giù).

PUZZLE BEN STUDIATI

All'inizio, naturalmente, le cose sono abbastanza semplici, dovremo semplicemente muoverci scavando alla ricerca di minerali e basta, ma più avanti cominceremo a riscontrare ostacoli di altro tipo: oltre alle varie porte da attivare grazie a leve quasi mai in prossimità della porta (ovviamente), cominceremo a incontrare alieni ostili di diverso tipo. Il grilletto posteriore destro del controller ci permette infatti lo switch fra il laser scavatore e un'arma vera e propria utile per affrontare i cattivi (premendo il solito tasto X per sparare). Il cannone è naturalmente direzionabile ma proprio su questo abbiamo riscontrato un piccolo problema di gameplay. La direzione della nostra "bocca da fuoco" viene modificata con la stessa levetta analogica sinistra che serve per i movimenti, con il risultato che cambiando l'orientamento del cannone il nostro personaggio si sposterà di conseguenza rendendo davvero difficile colpire gli avversari senza farsi colpire a propria volta. Effettivamente contattando gli sviluppatori abbiamo notato (perché il gioco all'inizio non lo indica affatto) che utilizzando il tasto LB il nostro personaggio si blocca e la leva analogica permette quindi di modificare la direzione del cannone.


Sarebbe stata più opportuna, infatti, una gestione alla Guns, Gore & Cannoli con la levetta sinistra per muovere il personaggio e la destra per direzionare il cannone. Questa scelta non è possibile in quanto lo switch dell'arma avviene con il grilletto posteriore e utilizzare le due levette analogiche renderebbe poi ostica la pressione del tasto X per far fuoco. Tutto sommato quindi la scelta degli sviluppatori non è sbagliata, anche se ci vuole un po' per prendere confidenza con il sistema di controllo. Tornando al gioco invece non mancheranno blocchi da spostare per liberare il percorso o raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili (con il tasto Y), puzzle room con ossigeno stabile e con degli enigmi da risolvere per ricevere in premio item interessanti e naturalmente un buon livello di upgrade del nostro personaggio. Una volta raggiunta la fine del livello infatti ci teletrasporteremo (tasto B) sulla nave madre facendo la conta dei minerali raccolti in un'apposita schermata. Quelli che avanzano rispetto le richieste di Drengo ci verranno donati (bontà sua) e potremo investirli nei potenziamenti del nostro alieno (oltre alle tre barre, il cannone, nuove armi, eccetera).

CONCLUSIONI

La versione che abbiamo provato lascia intravedere molto di più di quanto provato: in effetti i minerali sono tanti (compresi alcuni fossili da completare) e la sensazione è che nel gioco finale verranno sbloccate anche altre modalità. Quanto visto finora comunque gira abbastanza bene, eccetto quel problema nei controlli già citato, con puzzle che presentano un livello di sfida sempre crescente e comunque ben studiati risultando impegnativi ma non frustranti. Naturalmente ci stanno tutte le citazioni fatte all'inizio dell'articolo, non potrete non riconoscere trame di Boulder Dash o di Dig Dug. La citazione a Wall-E invece non si limita alla sola presenza del robottino scavatore, ma a un'atmosfera in genere che si presenta dolce e malinconica allo stesso tempo, complice anche una musichetta di accompagnamento ben realizzata che sembra trasportarci indietro nel tempo. Le potenzialità comunque ci sono tutte per sfornare sul mercato un bel gioco che fa benedire l'universo Indie soprattutto quando salta fuori un talento simile. È necessaria comunque un po' di pratica per prendere la mano con l'atipico sistema di controllo, soprattutto per la gestione del puntamento del nostro cannone. Al momento il gioco non è localizzato in italiano anche se, il testo su schermo è abbastanza comprensibile, staremo a vedere nella versione finale. E, stavolta, aspettiamo davvero con ansia.

Modus Operandi:

abbiamo provato Something Ate My Alien grazie a una build fornitoci dagli sviluppatori.

Someone Ate My Alien si mostra come un bel gioco puzzle, con una buona taratura della curva di difficoltà e promettendo tutta una serie di potenzialità che, speriamo vengano rispettate nel prodotto finale. Buona l'atmosfera di gioco, simpatiche le citazioni il tutto scorre tranquillamente anche grazie a una bella musichetta di accompagnamento. Qualche incertezza nel sistema di controllo che, speriamo, verrà corretta in corsa ma ci sono tutti i requisiti per un bel prodotto finito. Attendiamo con ansia di provare la versione completa.
  • Puzzle ben studiati
  • Atmosfera di gioco ottimamente realizzata
  • Qualche incertezza nel sistema di controllo