Il regno di Myrtana è da lunghi anni in guerra contro gli orchi e, per garantirsi il continuo approvvigionamento del metallo magico necessario alla fabbricazione delle armi, manda ai lavori forzati in miniera qualsiasi galeotto, anche quelli condannati a pene minori. Per rendere ancora più tesa la situazione, il re incarica i suoi maghi di erigere una barriera che impedisca la fuga ai prigionieri, ma qualcosa non va come dovrebbe: la barriera cresce troppo e impedisce l'uscita di tutti gli esseri viventi, compresi maghi e soldati. I galeotti non impiegano molto ad organizzarsi e rivoltarsi, instaurando all'interno della barriera una micro-società autonoma tanto forte da riuscire a stipulare un patto col re: metallo dalle miniere in cambio di provviste, attrezzature, armi, risorse varie e, perché no, altri prigionieri da sfruttare. L'Eroe senza nome della nostra storia è un galeotto che viene letteralmente spinto nella barriera, ma con in più una missione: portare una missiva al gran maestro dei maghi rimasto dentro.
Quanto narrato è l'incipit di Gothic, gioco del 2001 e titolo d'esordio dell'ormai scomparsa software house Piranha Bytes. Il gioco, nonostante diversi elementi accolti in maniera contrastante e alcune leggerezze tecniche proprie di uno sviluppo al limite dell'indie, incontrò all'epoca comunque un certo successo di pubblico e critica, sufficiente a farlo ascendere negli anni a livello di “Cult”. Gothic ebbe due seguiti diretti nell'arco dei successivi 5 anni prima che il team si dedicasse alle serie Risen ed ELEX, sua ultima opera prima della chiusura del 2024. Adesso questo capostipite è tornato sugli scaffali ad opera di Alkimia Interactive, team interno a THQ Nordic e dunque a quell'Embracer Group che ha posseduto Piranha nell'ultima fase della sua vita. Vediamo insieme se questo lavoro rende onore alla fama del predecessore.
Il primo Gothic nasceva su PC e sebbene ne sia stata fatta (molto tardi) una conversione per Nintendo Switch, sicuramente il primo scoglio che Alkimia si è trovata ad affrontare riguarda il sistema di controllo per console. In Gothic 1 Remake piloterete l'Eroe in terza persona, coi tasti frontali che cambieranno funzione a seconda che abbiate o meno l'arma estratta: nel primo caso ad ogni tasto corrisponde un tipo di colpo, nel secondo ciascuno è adibito al salto, all'accovacciamento e all'interazione con gli oggetti circostanti; con l'arma estratta potrete comunque interagire con gli oggetti, ma dovrete tener premuto anche L2. I tasti laterali permettono di schivare o parare, ma le cose cambiano ulteriormente se impugnate un'arma a distanza, con L2 per mirare ed R2 per tendere e scoccare. Con la croce direzionale potrete attivare o equipaggiare (o disequipaggiare) gli oggetti selezionati nella scelta rapida, eventualmente accedendo alla seconda selezione con L1. Questo sistema è bene dirlo, è piuttosto legnoso e rognoso: richiede un po' di pratica per adattare la memoria muscolare rispetto ad altri prodotto della stessa categoria e talvolta porta ad errori anche gravi (come ad esempio premere il tasto sbagliato quando si vuole parlare con una persona, ma si tiene in mano anche solo una semplice torcia).
L'Eroe all'inizio della vicenda sarà effettivamente un signor nessuno: nessuna abilità speciale, nessuna caratteristica rilevante, nessun talento o specializzazione; solo attacchi di base col primo piccone o spada arrugginita che potrete trovare. Durante il gioco accumulerà esperienza e con essa incrementerà il proprio livello; scordatevi però di ottenere immediatamente upgrade sensibili o di poter effettuare scelte su alberi di abilità o simili: ad ogni Level-Up vedrete infatti aumentare (di poco) solo la vita massima ed otterrete 10 Punti Abilità. Questi ultimi potranno essere spesi presso gli appositi istruttori (molti dei quali da sbloccare) per potenziare le caratteristiche di Forza e Destrezza o per imparare o migliorare nuove abilità, come il combattimento, lo scassinamento, il borseggio, l'arrampicata, il nuoto e tante altre; occhio però che molti maestri per svelare i loro segreti chiederanno anche compensi sotto-forma di oggetti speciali o “pezzi di metallo”, ossia la valuta del gioco.


Paragonare l'impatto grafico di Gothic 1 Remake con quello dell'originale Gothic del 2001 ci mostra come 25 anni di sviluppo tecnologico facciano sì che realizzare qualcosa di nettamente superiore, più realistico, più dettagliato, più ricco e più bello non sia oggidì particolarmente difficile: la differenza è tale che fare dei paragoni sarebbe semplicemente puerile. Soffermarsi sull'aspetto del Remake secondo gli standard moderni ci dice però che Alkimia ha lavorato entro il recinto del minimo contrattuale: siamo decisamente lontani dalla qualità dei giochi AAA propriamente detti ed anche paragonando il tutto a titoli che cominciano ad avere una certa età – per esempio della generazione PS4 o addirittura PS3 – troviamo sicuramente molto di meglio. Il tutto quindi “non è brutto ma neanche bello” e soprattutto pecca di sufficienza in molti frangenti, quali la gestione delle inquadrature o del frame rate, con rallentamenti o glitch praticamente onnipresenti. Fortunatamente, le varie Patch già rilasciate sembrano aver risolto i problemi più gravi segnalati dall'utenza al lancio – soprattutto i crash di sistema – ma nel motore c'è ancora tanto di approssimativo e difficilmente sarà possibile rattoppare tutto.
Giudizio in generale più soddisfacente per quanto riguarda il comparto audio: le musiche del gioco sono ben realizzate e accompagnano l'Eroe nelle sue peregrinazioni variando in base alle situazioni ed ai combattimenti. L'unica critica che possiamo muovere è che rimanendo per lungo tempo in certe locazioni (come ad esempio Campo Palude) i temi possano diventare un po' ripetitivi, ma è marginale. Tutti i dialoghi sono doppiati in Inglese, ma sono disponibili le traduzioni in Italiano. Anche per l'Audio purtroppo dobbiamo segnalare dei glitch: talvolta gli effetti sonori e le musiche si sovrappongono per poi mutarsi del tutto (occorrerà chiudere e riaprire il gioco per ristabilirli). Inoltre segnaliamo che alcuni sporadici testi sono sfuggiti ai traduttori e sono rimasti in lingua inglese (ma questo è patchabile).