“Mi chiamo Fate Vobis: dopo un passato che non vale la pena raccontare, il 7 Maggio 2330 la mia vita mi ha portato su un disperso planetoide a svolgere il duro lavoro di estrazione in miniera. Non potevo sapere che quello sarebbe stato l'inizio della mia nuova vita, la mia grande avventura... Mentre scavavo col mio laser tra i minerali comuni, infatti, ho trovato uno strano pezzo di metallo: quando l'ho afferrato ho avuto una visione sconvolgente di luci, colori, stelle, il tutto accompagnato da una musica celestiale. Quando ho ripreso i sensi ero in infermeria: poco dopo ho conosciuto Barret dell'organizzazione Constellation, il quale mi ha addirittura affidato l'astronave Frontier per poter prendere contatto con gli altri membri e cominciare la mia odissea nello spazio alla ricerca di altri frammenti dello stesso genere, che loro chiamano Manufatti [in inglese Artifacts].”
Quello che avete letto è solo il racconto dei primi minuti di Starfield, il titolo di Bethesda Softworks che due anni e mezzo dopo il debutto in casa Microsoft – PC e Xbox Series X|S (qui la nostra recensione) – sbarca ora anche sull'ammiraglia di casa Sony. Il gioco, i cui presupposti sono quelli di replicare in chiave Sci-Fi i concept provenienti da The Elder Scrolls e Fallout, a suo tempo ha ricevuto molti plausi ma anche molte critiche, soprattutto relativamente a problemi tecnici o a una certa vacuità di fondo. Nel frattempo, però, sono usciti svariati aggiornamenti e persino espansioni che potrebbero aver riportato il gioco sulla rotta corretta, giusto in tempo per il lancio su PS5.
Prima di proseguire, mettiamo subito in chiaro che Starfield non è un gioco su un minatore spaziale [queste cose le lasciamo a Deep Rock Galactic]: fedele al proprio know-how, Bethesda sforna infatti un nuovo RPG Open-World da affiancare ai suoi due noti brand; in questo caso però il concetto di Open World si estende addirittura all'esplorazione delle stelle e di dozzine di pianeti e satelliti, da quelli ricchi di flora e fauna lussureggiante fino ai sassi sterili che abbondano nello spazio, passando per scenari infernali o apocalittici. Ecco pertanto che ai comandi della vostra astronave potrete impostare la rotta che desiderate da stella a stella, orbitare intorno a qualsiasi corpo celeste, atterrare più o meno ovunque vi piaccia e esplorare in libertà.
Se la zona che avete scelto non contiene elementi scriptati penserà il sistema, con le sue routine procedurali, a generare casualmente elementi d'interesse. Questi elementi possono essere naturali, come risorse minerali e vegetali, forme di vita autoctone, piccole caverne da esplorare o ecosistemi alieni da studiare, oppure di origine antropica, ad esempio insediamenti scientifici, stazioni radio, centri di estrazione: strutture talvolta popolate, altre volte abbandonate, altre volte ancora invase da pirati spaziali. Il sistema arriva a generare anche piccoli eventi spot, come ad esempio brevi missioni di ricerca o salvataggio o l'atterraggio di misteriose navi di vario genere.


Ovviamente però saranno presenti, e pure abbondanti, le Quest vere e proprie, a partire naturalmente dalla missione principale che fa capo a Costellation e che ci porterà alla ricerca dei Manufatti disseminati nei quattro angoli del cosmo nel tentativo di districare il mistero relativo alla loro esistenza. Nei vostri viaggi avrete a che fare con varie fazioni, da quelle pacifiche a quelle belligeranti, da quelle liberali a quelle estremiste, passando per varie filosofie di stampo più o meno mistico. Va da sé che ciascuna di queste fazioni potrà, volendo, accogliervi tra le sue fila e contestualmente affidarvi missioni legate ai propri fini ed ideali, ed oltre a queste ci saranno tantissime altre Quest secondarie in cui vi potrete impegnare. Insomma: che scegliate di parlare con tutti e di raccogliere quante più voci del logbook possibile o che preferiate invece mettere la freccia e svoltare verso lo spazio inesplorato, di cose da fare ne troverete sempre.