Il nome di Miyamoto Musashi è a dir poco leggendario: questo Samurai vissuto all'inizio del XVII secolo è infatti famoso per aver sostenuto innumerevoli duelli in cui ha sconfitto altrettanti famosi Samurai. La nostra storia è ambientata a Kyoto, approssimativamente nel 1613: subito dopo il duello tra Musashi e i membri della scuola Yoshioka, lui e il suo acerrimo rivale Sasaki Ganryu vengono infatti aggrediti e uccisi da demoni imbattibili, chiamati Genma. Giunto sulla soglia dell'Inferno, Musashi incontra uno strano individuo – che scoprirà poi essere l'antico generale Minamoto no Yoshitsune – che lo obbliga, contro la sua volontà, ad indossare un Guanto che gli darà il potere degli Oni. Con questo nuovo potere Musashi può tornare nel mondo dei vivi e combattere ad armi pari coi Genma, tra l'altro potenziandosi assorbendo le loro anime. Inizia così per lui un nuovo cammino nel ruolo di Onimusha – un campione degli Oni – per contrastare i Genma e il terribile piano ordito dallo stesso Yoshitsune.
20 anni dopo Dawn of Dreams, e ben 25 dopo il capostipite Warlords, Capcom sforna un nuovo capitolo di una serie che è stata a dir poco iconica dell'era PS2: parliamo, ovviamente, di Onimusha, questa volta col sottotitolo Way of the Sword, ossia quel “Bushido” (=“via della spada”, appunto) che caratterizzò filosoficamente l'avventurosa vita di Musashi. Siamo al cospetto di un Action-Game tendenzialmente Story-Driven che offre tra un capitolo principale e l'altro alcuni squarci di Open-World nella città di Kyoto all'inizio del XVII secolo. Vediamo insieme se si tratta di un grande ritorno o meno.


Il cuore dell'esperienza di gioco di Onimusha: Way of the Sword è comunque quello dell'Action-Game in punta di spada: Musashi può eseguire attacchi a una mano (leggeri) o a due mani (pesanti), parare e schivare. Quando otterrà l'Arco Oni potrà effettuare anche attacchi a distanza, mentre per utilizzare altre Armi Oni dovrà spendere un'apposita barra azzurra. Sconfiggendo avversari si rilasceranno Anime, che potranno essere assorbite dal Guanto: le anime azzurre riempiranno la barra succitata, quelle gialle cureranno la salute di Musashi e quelle rosse saranno incamerate come valuta di gioco destinata all'acquisto di certi potenziamenti. Altri comandi, legati alla croce direzionale, permettono di selezionare l'Arma Oni equipaggiata, l'oggetto di uso rapido e la Borsa di Hozuki, ossia l'oggetto curativo del gioco.


La cifra stilistica del gioco è però quella di imporre pesantemente al giocatore la necessità di padroneggiare il “tempismo”: traendo ispirazione da giochi come Sekiro, infatti, Onimusha: Way of the Sword prevede di poter colpire l'avversario con una stretta finestra d'anticipo, o di parare “ad impatto”, o ancora – dopo i primi boss – di trasformare una difesa in un impatto; con questo sistema è addirittura possibile rispedire al mittente frecce o altri proiettili. Il sistema delle parate e dei contrattacchi ad impatto è fondamentale per azzerare la barra rossa della stance del nemico: se si fa eccezione per i mob più comuni, gli unici su cui è possibile applicare un po' di button mashing ignorante (e che comunque tenderanno a parare, schivare e contrattaccare) gli scontri contro i mostri d'Elite e ancora di più i Boss saranno caratterizzati dalla necessità di leggere il loro moveset e reagire con prontezza di conseguenza.

