Recensione Commodore 64
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Titolo del gioco:
Match Day II
Anno di uscita:
1987
Genere:
Simulazione Sportiva
Sviluppatore:
John Darnell (codice), Simon Butler (Titoli), Jonathan Dunn (Musica)
Produttore:
Ocean
Distributore:
Ocean
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
No
Requisiti minimi:
Commodore 64 o Emulatore Vice64 o CCS64
Box
  • La richiesta se utilizzare un joystick o la tastiera era quasi obbligata a quel tempo
  • Ecco la schermata più importante: due assieme è molto meglio...
  • Siamo pronti per iniziare..la grafica non è male considerato che siamo nel 1987
  • Il nostro calciometro è bello carico, ma la palla ce l'hanno loro
  • Ecco un cross in area..chi prenderà la palla ?
Redattore: Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri
Pubblicato il: 09-03-2018
Niente era più lento di una partita di Holly & Benji... tranne Match Day II, quello era lentissimo...
UNA PIETRA MILIARE....
In ogni caso, il gioco di Ocean rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo delle simulazioni di calcio per Commodore 64. In tempi nei quali l'unico punto di riferimento era International Soccer, Match Day II ha apportato tutta una serie di innovazioni impensabili per l'epoca, creando le basi per lo sviluppo successivo di giochi che hanno fatto storia come Emlyn Hughes International Soccer e Microprose Soccer. Prima di allora c'era la possibilità di giocare soltanto una partita 1 vs 1 o 1 vs computer, senza poter intervenire sui settaggi di gioco (a parte il colore delle maglie), modificare le tattiche di gioco, controllare il portiere e così via. Addirittura International Soccer non permetteva (giusto per fare un esempio) al portiere di bloccare il pallone, non c'erano falli di gioco, sostituzioni, e tutti quei parametri che al giorno d'oggi sono diventati indispensabili in una simulazione sportiva. Ebbene il titolo Ocean, con i suoi pregi e difetti era comunque un bel passo in avanti verso l'evoluzione del genere.
PRONTI...VIA, SI PARTE!
Una volta caricato il gioco ci si accorge subito della prima, fondamentale innovazione: adesso è possibile, oltre alle modalità classiche, giocare in due (con un amico) contro il computer. A quel tempo, quando un amico per passare un pomeriggio insieme non mancava mai, questa opzione rappresentava una vera e propria manna dal cielo. Si improvvisavano tornei, i cui dati venivano scritti a penna su un foglio volante e si giocavano partite su partite migliorando di volta in volta quell'affiatamento di gioco che permetteva, con un po' di pazienza, di creare anche azioni spettacolari. Successivamente si potevano scegliere i colori delle maglie e del terreno di gioco: questa opzione, all'apparenza superflua, assumeva connotati di spessore più di 30 anni fa, quando cioè solo pochi fortunati disponevano di un monitor a colori (o di una tv che fosse permesso utilizzare per giocare), mentre i più giocavano su monitor a fosfori ambra o fosfori verdi, con il risultato che spesso i colori di default risultavano poco leggibili a schermo. Si poteva poi scegliere la tattica offensiva o difensiva della propria squadra e addirittura decidere il risultato di partenza, per simulare ad esempio il ritorno di una partita di coppa. Infine, ma non per questo meno importante, potevamo scegliere se controllare noi il portiere o lasciare che se ne occupasse il computer. A stento erano abbozzati una League e una Coppa ma il tutto era parecchio minimalista, non esistevano tabelloni, classifiche o statistiche così come siamo abituati a concepirle, queste sarebbero state implementate poi nei giochi sopra citati; tuttavia già un bel passo avanti rispetto al gioco nudo e crudo di International Soccer era stato fatto.
UN GAMEPLAY TUTTO NUOVO (!)
Le vere novità apportate dal titolo Ocean riguardavano proprio la partita vera e propria. Adesso era possibile stabilire l'intensità del tiro grazie al calciometro, una barra che scorreva sopra la testa del giocatore e che permetteva, premendo il pulsante del joystick al momento giusto, di effettuare tiri più o meno forti e passaggi più o meno calibrati. Questa barra inoltre assumeva nel suo scorrimento anche valori negativi, proprio per permettere anche l'esecuzione di colpi di tacco all'indietro. Se si premeva il pulsante mentre il giocatore non aveva la palla, il calciometro poteva essere bloccato permettendo così l'esecuzione di tiri al volo e di prima intenzione. Era possibile anche colpire la palla di testa, commettere falli di gioco, non ravvisati dalla macchina per mancanza di un arbitraggio, e inoltre erano state introdotte (finalmente) rimesse laterali, calci d'angolo e punizioni. Tutto questo "ben di Dio", lo si pagava però in termini di elaborazione di calcolo del buon vecchio "Commodore 64" anche se, con i due capolavori che uscirono un anno dopo ci si rese conto che si trattava più di un problema di ottimizzazione del codice. A limitare l'azione di gioco infatti ci pensava una lentezza di gioco spaventosa con cross che duravano anche diversi secondi e con tutti i personaggi (si giocava 7 contro 7) che si muovevano al rallentatore. Va detto però che, una volta presa confidenza con il calciometro e con il movimento dei giocatori, proprio per questa lentezza si riusciva con poca difficoltà a costruire azioni di gioco veramente spettacolari.
BELLO OPPURE NO?
Siamo arrivati infine al giudizio tecnico. Gli sprite di gioco erano carini, forse un po' troppo piccoli ma comunque ben definiti per l'epoca, così come la grafica che seppur minimalista era comunque chiara e ben disegnata. Match Day II a distanza di più di 30 anni va quindi visto per quello che è: un gioco che comunque ha rappresentato un punto di inizio nelle simulazioni calcistiche. Malgrado una lentezza disarmante e la completa assenza di statistiche di gioco, riusciva nel suo piccolo a divertire tantissimo, sia per la possibilità di creare azioni spettacolari di gioco, sia per la possibilità (innovativa) di poter giocare in due, assieme, contro il computer. Ben lontano dai fasti di Emlyn Hughes e Microprose Soccer, si colloca comunque nella via di mezzo tra questi e il minimalista (primo vero e proprio gioco di calcio) International Soccer. In base a tutto quello che abbiamo detto però potrebbe essere ancora divertente caricarlo per farsi una bella partita, magari in compagnia di un amico.
Pur con la pesante limitazione della lentezza esasperante durante le partite, Match Day II è assolutamente un gioco da provare per tutti gli appassionati di retrogaming anche perché rappresenta un passaggio obbligato nell'evoluzione delle simulazioni calcistiche. Una volta presa la mano si riesce comunque a realizzare azioni spettacolari, ancora più soddisfacenti se lo si gioca insieme ad un amico contro il computer. Dimenticando i giochi moderni e fiondandosi mentalmente in quel periodo può aver senso ricaricarlo per farsi una bella partita.
  • Tecnicamente innovativo
  • Graficamente accettabile
  • Divertente se giocato insieme ad un amico
  • Dannatamente lento
  • Mancante di ogni forma di statistica di gioco
GLOBALE