Recensione PlayStation 4
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Titolo del gioco:
Detroit Become Human
Anno di uscita:
2018
Genere:
Avventura Grafica / Avventura Dinamica
Sviluppatore:
Quantic Dream
Produttore:
Sony Interactive Entertainment Europe
Distributore:
Sony Interactive Entertainment Italia
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Requisiti minimi:
Console appartenente alla famiglia Playstation 4 (PS4, PS4 Pro) - una connessione a banda larga - un account PlayStation Network - 80 GB di spazio su disco - Prezzo: €69,99
Box
  • La Kara del corto del 2013
  • Il modello Chloe è stato il primo Androide a superare il test di Turing
  • Markus è probabilmente il nodo più importante dell'intera trama
  • Connor: l'Androide più sofisticato della Cyberlife
  • Ed ecco la "nuova" Kara
  • North: da giocattolo erotico a combattente per la libertà
  • La piccola Alice: una bambina spaventata a cui manca la mamma
  • Il tenente Hank, a monte di tutti i suoi problemi, è pur sempre un brav'uomo
  • Gli Androidi ordinatamente in fila nelle aree ad essi dedicate
  • Ecco come appare un androide senza la sua pelle sintetica
  • E se i manichini un giorno volessero fuggire dalle loro vetrine?
  • Quanto c'è di "umano" nello scaricare le proprie frustrazioni su una macchina indifesa?
  • Gli Androidi hanno le loro aree riservate anche sugli autobus
  • Carl è un uomo che vede oltre le apparenze: uno dei pochi a trattare gli Androidi come persone
  • Gli scenari fantascientifici di Detroit: il futuro è così lontano?
Redattore: Tommaso 'Tatsumaki' Alisonno
Pubblicato il: 21-06-2018
Dal genio artistico di David Cage e Quantic Dream, ecco arrivare un nuovo titolo destinato a commuovere e far parlare
MY NAME IS KARA

Correva l’anno 2012 quando Sony e Quantic Dream realizzarono un corto in grafica computerizzata studiato per mostrare le potenzialità tecniche del motore che avrebbe poi sostenuto Beyond: Two Souls su PS3. Il corto si intitolava Kara e mostrava l’assemblaggio di un Androide dalle fattezze femminili interpretato dalla brava Valorie Curry; durante l’operazione accadeva però un fatto inaspettato: Kara (questo il nome della robottina) dimostrava di avere cognizione di sé e di provare sentimenti umani. Non vi raccontiamo come finiva la storia (trovate facilmente il video in rete): la cosa importante è che, a monte della qualità tecnica della produzione, il concept asimoviano della storia e il personaggio stesso di Kara si conquistarono un posto speciale nel cuore del pubblico.

Ma all’epoca Quantic Dream stava lavorando a Beyond: Two Souls, una storia diversa con una diversa protagonista – interpretata dalla non meno brava Ellen Page – e il mondo di Kara sembrava destinato a rimanere “prigioniero” di quel corto… fino al 2015, quando Kara (nuovamente interpretata da Valorie Curry) tornò sugli schermi col primo trailer di Detroit Become Human, oggi disponibile su PS4. Scorriamo quindi in avanti il calendario fino all’anno 2038 e troviamo un mondo in cui gli Androidi, prodotti dalla ditta Cyberlife, sono ormai presenti in tutte le case degli Stati Uniti svolgendo qualsiasi tipo di occupazione, dalla bambinaia ai lavori di fatica. Nonostante la disoccupazione abbia superato il 30%, l’umanità non ha mai vissuto un periodo economicamente più florido.

KARA, MARKUS E CONNOR

È importante specificare da subito che, sebbene ovviamente segua la medesima ispirazione, Detroit Become Human non è la storia della “Kara del corto”, il quale rimane una storia a sé stante. Protagonisti della vicenda sono infatti tre Androidi: la Kara in questione è infatti la cameriera/bambinaia di un disastrato nucleo familiare composto dal disoccupato Todd e da sua figlia Alice. Il secondo protagonista, Markus, è invece il badante di un vecchio artista di nome Carl: sia lui sia Kara all’inizio non hanno alcuna parvenza di un comportamento che esuli dalle loro stringhe di programmazione. Non vogliamo farvi spoiler, ma per entrambi questa condizione cambierà ben presto…


L’avanzatissimo modello Connor indaga invece col turbolento tenente Hank sul fenomeno dei “Devianti”: sempre più spesso si verificano infatti casi di Androidi che “rompono il muro” della loro programmazione ed assumono comportamenti imprevedibili come l’aggressione dei loro padroni, la fuga, la distruzione dell’ambiente o di loro stessi (suicidio?). L’opinione pubblica è preoccupata ed è ovviamente interesse della Cyberlife trovare il nodo difettoso per estirparlo. D’altro canto, quanto è distante il concetto di “Androide libero” dalla programmazione di un modello così evoluto quale è Connor?

DI FRONTE A UN BIVIO

Detroit Become Human rientra, al pari delle precedenti produzioni del devteam, approssimativamente nella categoria delle avventure grafiche, sebbene più di una volta le si sia etichettate anche come film interattivi. Entrambe le definizioni sono probabilmente corrette: lo scopo di Cage e soci non è tanto quello di realizzare gameplay nudo e crudo bensì quello di mettere il giocatore nella condizione di vivere una storia. Nello specifico, il gioco è organizzato per capitoli aventi come protagonista alternativamente uno dei tre Androidi: ciascun capitolo racconta un “pezzo” della loro storia in cui presto o tardi saremo chiamati a compiere delle scelte.


Alcune di queste scelte avranno un’importanza limitata, altre si ripercuoteranno nell’immediato, ossia nel capitolo stesso, altre ancora potranno avere ripercussioni a lungo termine, andando a modificare uno o più capitoli successivi. Ipotizziamo per esempio di trovarvi nella necessità di scegliere se catturare un fuggiasco, sparargli o lasciarlo fuggire: nei successivi capitoli quella persona sarà di conseguenza prigioniera, morta o a piede libero, condizioni che potranno anche influenzare le storie degli altri due protagonisti.


Questi numerosi bivi non saranno però sempre così “chiari”: talvolta sarà possibile imbroccare l’una o l’altra strada solo rispettando determinati requisiti, ed è qui che entriamo nel campo del gameplay. Nel gioco saranno infatti spesso presenti oggetti che andranno individuati e raccolti per rendere disponibili azioni o righe di dialogo (anche in capitoli successivi) in maniera simile a quanto avviene, appunto, nelle avventure grafiche quando occorre una determinata chiave per aprire una determinata porta. Altre volte, l’accesso a una strada sarà legato al successo in una serie di Quick Time Events, altro marchio distintivo delle opere di Cage: riprendendo l’esempio precedente del fuggiasco, la scelta di inseguirlo per catturarlo porterà presumibilmente ad una serie di tasti da premere col giusto tempismo ed in caso di errore… il soggetto fugge!


Un tipo di prove più sottili sarà invece costituito dalla possibilità che hanno gli androidi di interfacciarsi con l’ambiente in maniera analitica: sarà infatti sufficiente premere il tasto R2 per entrare in modalità scansione ed evidenziare i vari elementi con cui è possibile interagire. Talvolta sarà anche possibile “precalcolare” una serie di azioni dinamiche da svolgere; altre volte, soprattutto nel caso di Connor, sarà necessario raccogliere elementi e prove per ricostruire la dinamica di un’azione. Anche in questo caso, scegliere con cosa interagire e realizzare correttamente le sequenze influenzerà i risultati… e il futuro.