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Speciale VIGAMUS
Redattore:   Alessandro 'Caporale Jonlan' Grussu                          Pubblicato il:   22/11/2012
Scopriamo insieme il nuovissimo Museo del Videogioco di Roma attraverso un'intervista a uno dei suoi "pilastri", Fabio D'Anna.
Il vostro Caporale Jonlan è di ritorno da un breve soggiorno a Roma, nel corso del quale ha partecipato allo Spectrum Day presso il VIGAMUS - Video Game Museum, presentandovi tra l'altro la Spectrumpedia, l'enciclopedia dello Spectrum scritta dal sottoscritto (perdonate il bisticcio!), pubblicata all'interno della collana Conscious Gaming sempre sotto l'egida del VIGAMUS, nonché oggetto di uno speciale recentemente pubblicato proprio qui su Gamesark.

Molti dei nostri lettori già avranno avuto modo di sapere cos'è il VIGAMUS, e alcuni tra di essi magari ci saranno già stati nelle due settimane trascorse dall'inaugurazione tenutasi lo scorso 20 ottobre. Già il Museo può vantare, in soli dieci giorni di attività, oltre 2000 visitatori! Non c'è dubbio che le iniziative e gli incontri organizzati dallo staff abbiano avuto una parte importante nel generare un tale riscontro di pubblico. Altre sono in programma per le prossime settimane.

Ma com'è il VIGAMUS visto "da dentro?" Abbiamo chiesto a Fabio "Super Fabio Bros" D'Anna, responsabile della collezione e delle acquisizioni, di fornirci alcuni "lumi" in proposito.


GAMESARK: Puoi narrarci la "genesi" del VIGAMUS, dall'idea iniziale fino alla recente apertura?

FABIO: Il progetto VIGAMUS ha origini lontane, e risale al 2008, anno in cui AIOMI (Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive -NdCJ), associazione culturale fondata da Marco Accordi Rickards, ha iniziato a lavorare per dare uno spazio permanente alla cultura dei videogiochi. In Italia tale cultura è da sempre in mano agli appassionati e viene portata avanti tramite siti web, riviste, mostre e iniziative di vario genere, ma un vero e proprio museo dedicato alla sua storia è decisamente il modo migliore per avere un vero riconoscimento istituzionale.

Per noi il videogioco è ARTE, ancor prima che semplice intrattenimento. Sono moltissimi gli artisti digitali che ci lavorano, illustratori, sceneggiatori, grafici e tante altre professionalità del settore, che meritano decisamente di essere conosciute dal grande pubblico. Molti conoscono Sim City o The Sims, ma quanti sanno che il loro creatore è Will Wright? Il museo vuole dare spazio agli artisti e alle grandi menti del settore, oltre che alle loro opere. Sarebbe come conoscere l'opera Amor Vincit Omnia e non sapere che proviene dal pennello nervoso e quasi blasfemo dell'irriverente pittore Caravaggio, o ascoltare Can I play with madness ed ignorare che è un brano degli Iron Maiden! Per quale motivo il giocatore medio dovrebbe giocare con Pitfall e non sapere che è un parto della mente di David Crane?

GAMESARK: Ci racconteresti un episodio o aneddoto curioso relativo alla nascita del VIGAMUS?

FABIO: Senza dubbio l'arrivo del cabinato originale di Space Invaders del 1978, proveniente dagli studi di Taito, e spedito dal Giappone per via marittima. Con un viaggio incredibile durato oltre un mese che ricorda quello della nave di Dracula, tutti sapevamo che il coin-op era in viaggio e attendevamo il suo arrivo trepidanti e timorosi, sognando terribili incubi notturni in cui un nefasto naufragio faceva affondare per sempre quell'inarrivabile pezzo di storia! Adesso finalmente la splendida macchina è giunta al museo e tutti i visitatori ci possono giocare liberamente, riprovando quelle emozioni uniche dei pionieri del settore. Ma senza dover inserire la classica monetina da 100 Yen!

GAMESARK: Come giudichi il riscontro che ha avuto finora il VIGAMUS sui media italiani ed esteri?

FABIO: Verso di noi c'è un interesse mediatico molto forte, a quanto pare realizzare un museo dei videogiochi permanente è una iniziativa di cui tutti vogliono parlare! Sono arrivati spesso decine di giornalisti provenienti da testate specializzate e generaliste, oltre alle telecamere dei telegiornali e di molte tv. Anche i siti web hanno dedicato molto spazio al museo e gli appassionati vengono da tutta Italia. È stato un grande onore apparire su testate prestigiose come EDGE e WIRED, che sono la prova che stiamo facendo un buon lavoro. Quello che ci interessa di più è però coinvolgere il grande pubblico, soprattutto quelli che conoscono meno il settore.

Se dopo aver visitato il museo i nostri ospiti hanno imparato qualcosa di nuovo riguardante il meraviglioso mondo dei videogame siamo riusciti nel nostro intento, ovvero fare cultura del videogioco.

GAMESARK: Quali sono le prospettive del VIGAMUS nel breve e medio periodo? Ampliamento dei locali, iniziative, incontri...

FABIO: Il nostro obiettivo è che il VIGAMUS diventi una vera e propria casa del videogioco, coinvolgendo le comunità degli appassionati, come quella del nostro partner storico, oltre che grande amico, Federico Salerno, fondatore di Games Collection, sito specializzato nel collezionismo videoludico. Organizziamo periodicamente eventi a tema, come lo Spectrum Day, il Commodore Memorial, che vede come ospite speciale il creatore del VIC 20 e offre una grande chicca, il prototipo del Commodore 65, portato da RetroCommodore, sito fondato da Carlo Pastore, un altro nostro grande partner. All'interno del museo sono presenti percorsi storici ed attrazioni permenti, oltre a due sale interattive dove giocare e rilassarsi, ma si avvicenderanno anche mostre temporanee sempre diverse. Fino a gennaio 2013 è possibile ammirare quella dedicata alla storia di Milestone, la più importante software house italiana, con la possibilità di provare dal vivo l'ultimo gioco prodotto dalla casa, WRC3 in una postazione di guida professionale (su quest'ultimo titolo si veda la recensione a cura del nostro New Neo -NdCJ).

Il VIGAMUS è ancora allo stato 1.0, presto verrà rilasciata una nuova release! Restate sintonizzati!

GAMESARK: Puoi spiegarci il concetto di Conscious Gaming alla base della collana di testi pubblicata da Universitalia per iniziativa del VIGAMUS?

FABIO: Il concetto di Conscious Gaming è stato teorizzato per la prima volta nel 2002 sulla rivista Game Republic da Marco Accordi Rickards, direttore del museo, ed è alla base della cultura del videogioco. La teoria è stata spesso ripresa anche in altre sedi, come la leggendaria rivista Game Pro, che resta ancora oggi la mia preferita tra tutte quelle uscite nelle edicole italiane negli ultimi vent'anni, e questo lo dico come lettore affezionato.

Questo termine indica un tipo di gioco consapevole, da parte di appassionati del settore che giocano conoscendo a fondo quello che il videogame può dare. Non solo semplice intrattenimento, il medium può essere un vero contenitore multimediale artistico, e come un libro o un film genera emozioni e fa riflettere.

Il Conscious Gamer non è un solo un utente e consumatore, è consapevole di ciò che ha tra le mani e sa quanta potenzialità ci sia nel videogioco. Come tutti gli altri media poi è l'uso che i suoi creatori decidono di farne a fare la differenza. Il conscious gamer è una terza figura che si pone in mezzo tra le due notoriamente conosciute del settore, il casual gamer, che compra i videogiochi in quanto intrattenimento senza interessarsi più di tanto alla loro storia e cultura, e l'hardcore gamer, che invece è un hyper appassionato che vive in simbiosi col mercato e ne conosce ogni sfumatura. Quest'ultimo spesso si autoproclama super esperto del settore e crea una vera e propria elite di supersapienti, visti con timore e referenza dai giocatori "normali".

In medio stat virtus, in fondo. Proprio ai giocatori consapevoli è dedicata la collana di testi editi dal VIGAMUS, che orgogliosamente cerca di proporre un approccio culturale al medium. Tantissimi e diversi i temi trattati nei vari volumi. I primi quattro sono "Videogiochi e propaganda", "Silent Hill II", "Ciak si gioca" e la mitica "Spectrumpedia", ovvero tutto quello che volevate sapere sullo Spectrum e non avete mai osato chiedere!

GAMESARK: Grazie per la tua attenzione e buon lavoro a te e a tutto lo staff del VIGAMUS!

FABIO: Ringrazio tutti i lettori di GAMESARK e li invito a venirci a trovare quando passeranno da Roma, magari proprio durante uno dei tanti eventi tematici che organizziamo periodicamente. I Videogiochi sono la nostra passione più grande e tutti i videogiocatori da noi si sentiranno davvero a casa!

Postilla conclusiva. Nei due giorni trascorsi in visita al VIGAMUS la percezione di una realtà in movimento grazie allo sforzo di molte persone è stata palpabile. Abbiamo visto un grande fermento, mosso dalla passione e dall'interesse per la storia e l'evoluzione degli home computer e dei videogiochi, spinto fino a un notevole sacrificio di tempo e di energie in nome di un interesse collettivo. Crediamo quindi che il VIGAMUS meriti di essere valorizzato e sostenuto anche perché si tratta di qualcosa che nel nostro paese non ha eguali. Le congratulazioni e gli auguri di buon proseguimento in questa "avventura" vanno quindi a tutto lo staff del Museo, e in particolar modo, oltre che a Fabio D'Anna, a tutti coloro che abbiamo personalmente incontrato e con i quali ci siamo confrontati: Marco Accordi Rickards, Raoul Carbone, Micaela Romanini, Alessia Padula, Guglielmo De Gregori.

[Le foto dello speciale sono di Caporale Jonlan tranne l'ultima che è opera di Fabio D'Anna.]
Per approfondire: