Recensione X-Box One
Titolo del gioco:
The Town of Light
Anno di uscita:
2017
Genere:
Avventura in prima persona
Sviluppatore:
LKA.it
Produttore:
Wired Productions
Distributore:
THQ Nordic
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
Completa (audio & video)
Sito web:
Requisiti minimi:
Console Xbox One - 6,8 GB di spazio libero su disco - Prezzo: €19,99
Altri formati:
  • Lo stato di abbandono e degrado è ovunque...
  • Gli incubi di Renée ci vengono rivelati dai suoi ricordi
  • Bellissimi gli effetti luminosi presenti negli scenari
  • Durante il gioco ci sarà da camminare molto, la componente esplorativa è quella più presente.
  • Un vecchio proiettore ancora funzionante ci racconta vecchissime storie
  • La dignità delle persone era il primo indumento ad essere strappato via...
  • Degrado e abbandono...ma questi locali erano pieni di vita una volta...
  • Le scene esterne sono ben realizzate, ma quelle interne sono molto meglio
  • Ecco Charlotte, la bambola di Renée...sente freddo poverina...
  • Una finestra ci separa dal mondo esterno, ma anche la luce si rifiuta di entrare
Redattore:  Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri                        Pubblicato il:  11/06/2017
Ad un anno dall'esordio su PC l'avventura psicotica di LKA.it approda su Xbox One. Prepariamoci a tornare nel manicomio di Volterra.
Come già annunciato ai tempi dell'uscita su Steam, avvenuta poco meno di un anno fa, la triste storia di Renée esordisce anche sulle console Microsoft e Sony, per offrirsi a quella fetta di pubblico che, per esigenze di upgrade oppure per scelta personale non ha potuto giocare l'avventura sulla piattaforma PC. Vediamo quindi come il prodotto, che ha riscosso buoni successi dalla critica, si è adattato al gameplay da console.

UN PO' DI RIPASSO

In questa nostra analisi non ci dilungheremo più di tanto sulla storia che sta dietro il gioco, per la quale vi rimandiamo al nostro articolo per PC (consultabile qui) e alla stessa nostra anteprima del gioco (che invece potete consultare qui).

Giusto per fare un po' di ripasso, i ragazzi italianissimi di LKA.it ci conducono all'interno dell'ormai abbandonato manicomio di Volterra per narrarci la triste storia di Renée, sfortunatissima ragazza rinchiusa tra le mura dell'istituto di correzione a soli 16 anni nel 1938. Ammalata di schizofrenia, la giovane rappresentava, secondo le credenze popolari di allora, un pericolo per se stessa e per la società e comunque incarna il dramma di chi, ammalato per davvero oppure in disaccordo con i poteri forti, veniva rinchiuso all'interno di un manicomio e privato della libertà e della sua stessa identità. Dramma che è durato fino al 1978 quando la legge Basaglia dispose la chiusura di tutti i manicomi lasciando sul territorio (a severo monito per l'umanità) intere strutture che, abbandonate ormai a se stesse, racchiudevano una quantità imprecisata di fantasmi, segreti e inquietudini al loro interno.

Adesso ci siamo noi, oppure la stessa Renée, non è facile capirlo, che a distanza di tanti anni mettiamo nuovamente piede nell'istituto, ormai in rovina, che ha rubato i migliori anni della nostra/sua vita. Ogni angolo, ogni crepa sui muri, ogni disegno richiama antichi ricordi di torture e sofferenze, riconducibili a quando i pazienti psichiatrici erano considerati delle semplici cavie di laboratorio, dei parassiti umani da torturare e perché no, debellare in nome della scienza e dell'ignoranza.

L'ORRORE IN PRIMA PERSONA

L'avventura di The Town of Light ha una prospettiva in prima persona, e forse è giusto così, quasi ad accrescere quella dose di coinvolgimento che poi è il vero scopo degli sviluppatori. E, onestamente, non si può non lasciarsi catturare da tanto orrore, così ben documentato e riportato su schermo a partire dalla fedelissima ricostruzione del manicomio di Volterra fino agli effetti sonori, all'ottimo doppiaggio e al senso di angoscia che emerge da subito per poi aumentare piano piano mentre si va procedendo nella storia. I

l comportamento di Renée è chiaro fin dall'inizio, quando ci viene chiesto di non far soffrire la piccola bambola Charlotte, unica compagna di una protagonista bambina sottoposta a torture indicibili durante la sua permanenza nell'istituto. A distanza di anni quella paura è ancora presente, segno indiscutibile di chi è stato plasmato dal terrore e dalla legge dell'obbedienza. Man mano che ci si muove si trovano in giro proiettori, documenti e soprattutto inquietanti disegni, tutti narranti avvenimenti passati e pregni di sofferenze che ci conducono ad esempio ad una sala operatoria che ancora trasuda malvagità da ogni angolo, oppure ad un libro di anatomia nel quale sono presenti disegni di torture che rappresentano uno schiaffo al progresso della civiltà umana. Lo sviluppo della storia si estende anche al sito degli autori, dove è possibile leggere (solo in inglese purtroppo) il Diario di Renée che ci offre approfondimenti sulla storia che probabilmente non saremo in grado di sopportare. Dallo stesso gioco invece, oltre al già citato diario è possibile accedere al Menù Sinossi con l'esperienza della sfortunata protagonista suddivisa in vissuto, diario, memorie e cartella clinica.

È impensabile (come detto anche ai tempi dell'uscita del gioco su PC) approfondire la discussione sul comparto narrativo senza rovinare la sorpresa a chi decide di fiondarsi nel baratro della psiche umana.
Di conseguenza ci limiteremo a dire che il comparto narrativo del gioco è molto ben articolato, con un finale dipendente dalle scelte effettuate e con una forza d'impatto notevole sulla nostra capacità di riflessione. Se lo scopo degli sviluppatori era quello di stimolare una profonda meditazione in chiunque si cimenti nel loro gioco allora l'obiettivo è stato centrato in pieno.

LA VERSIONE CONSOLE

Su Xbox One il gioco si presenta identico rispetto alla versione PC. Se da un lato questo è un bene, poiché gli autori sono riusciti a mantenere la stessa atmosfera di gioco senza il rischio di snaturarne l'essenza, dall'altro ci saremmo aspettati qualcosa di più dal punto di vista grafico dal momento che è passato un anno dalla versione precedente (durante il quale i giochi sono progrediti senza alcun dubbio) e che il prodotto finale non rende giustizia all'hardware di una console che, ormai, ci ha abituati a ben altri standard. Ad ogni modo si nota qualche lieve miglioria nei dettagli e comunque, come avvenuto già su PC, il sapiente gioco di luci e ombre riesce anche in questo caso a "mascherare" texture non perfettamente definite e qualche lieve incertezza del motore grafico Unity.

A causa di una non eccellente ottimizzazione, ci si trova davanti a caricamenti piuttosto lunghetti e a un framerate abbastanza instabile anche se, come dicevamo, il tutto viene sapientemente attenuato da una sapiente scelta cromatica e da un'ottimale uso delle luci. Il risultato è quindi quello di un'atmosfera di gioco che, tutto sommato, svolge bene il suo lavoro contribuendo all'immedesimazione del giocatore anche grazie ad una adattissima colonna sonora e ad un ben realizzato doppiaggio in lingua italiana. La voce di Renée infatti riesce a ben trasmettere lo stato di disagio della protagonista, lasciando trapelare un'umanità profonda dietro la patologia psichiatrica che riesce a non lasciarci indifferenti. Il gameplay è pressoché invariato. Al menu sinossi si accede con il tasto Y, mentre il tasto A ci permette di aprire/chiudere/usare oggetti e il tasto X ci consente di attivare la torcia, indispensabile nelle buie stanze del manicomio. Le levette analogiche servono per muoversi e per ruotare la telecamera. Gli enigmi sono rimasti uguali, quindi ben strutturati come nella versione primaria del gioco, logici ma mai impegnativi così come la longevità del gioco stesso, parecchio breve per la verità.

NON È PROIBITO

Anche se sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più dal punto di vista tecnico, l'avventura si rivela comunque adatta a chiunque non abbia avuto modo di giocarla su PC. La forza del comparto narrativo, sul quale i programmatori hanno puntato tutto, è ancora presente, con una storia angosciante, dura, in grado di scuotere i nostri pensieri e di lasciarci immedesimare nei panni non solo di Renée, ma di qualunque essere umano sia finito nel baratro di un istituto di correzione psichiatrica. Con una narrazione sempre forte, in ogni momento, e con una storia che, come le tessere di un puzzle, si compone passo dopo passo, The Town of Light resta ancora oggi un'avventura da consigliare a tutti coloro che non hanno paura di avventurarsi dentro l'incubo. Come dice la stessa protagonista, timorosa di incorrere in chissà quali punizioni, ogni volta che compie un'azione corretta, "POSSIAMO FARLO, NON È PROIBITO !"

Modus Operandi: siamo rientrati nel duro mondo di sofferenza di Reneè grazie ad un codice fornitoci Wired Productions.


A distanza di un anno The Town of Light giunge su Xbox One. Ad un comparto tecnico non proprio all'altezza della situazione si contrappone una storia avvincente, dura, efficace, in grado di generare in qualunque giocatore delle profonde riflessioni sul come l'essere umano abbia potuto essere così cattivo con i suoi stessi fratelli. Più duro di una guerra, più psicotico di un romanzo horror, il comparto narrativo di Town of Light fa breccia nella nostra mente, sbattendoci in faccia un orrore che non pensavamo neanche potesse esistere. Se non l'avete giocato alla sua uscita su PC, se vi sentite abbastanza forti da affrontarla e da mettervi in discussione allora l'avventura di Renée merita di essere giocata.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE