Recensione PlayStation 4
Titolo del gioco:
The Last Guardian
Anno di uscita:
2016
Genere:
Avventura
Sviluppatore:
gen DESIGN - Japan Studio
Produttore:
Sony Interactive Entertainment
Distributore:
Sony Interactive Entertainment Italia
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
Solo testo, no audio
Sito web:
Requisiti minimi:
Console PlayStation 4 - una connessione a banda larga - un Account PlayStation Network - 14 GB di spazio libero su Hard Disk - Prezzo: €69,99 (versione scatolata), €59,99 (versione digitale)
  • Qui ha l'inizio la nostra storia: La voce narrante non è altro che il bambino divenuto adulto
  • All'inizio non sarà facile familiare con la "bestia". Dovremo procuragli da mangiare e trovare un modo per liberarla dalle catene
  • Siamo nelle fasi iniziali... e come potete vedere abbiamo già fatto amicizia con Trico!
  • L'erba che volteggia insieme al vento è stata realizzata con grande cura e realismo
  • Ecco la famosa forma dove Trico ne è attratta, ma che gli incute un certo timore. Dovremo essere noi a sistemare le cose!
  • Ecco quello che noi chiamiamo "arte": uno scenario senza tempo che si espande in lontananza. Più lontano vediamo Trico, cosa starà facendo?
  • Un'altra spettacolare immagine di gioco. Vedete quegli "occhi" appesi che a Trico non piacciono? Dovremo salire fin lassù per romperle o farle cadere nel vuoto!
  • Quella torre bianca sembra arrivare fino al cielo. Quella specie di ponte può portarci lì, ma sembra molto fragile...
  • Come potete ben vedere lo sviluppo non è stato così travagliato se possiamo ammirare immagini come queste!
  • La bestia in alcune situazioni ci salverà da cadute nel vuoto. E non solo con la bocca, ma anche con la coda!
  • Siamo intrappolati in quella gabbia! Voglio vedervi come riuscirete ad uscirne...
  • Siamo arrivati ai titoli di coda... ma una volta terninati il finale continua!
Redattore:  Roberto 'New_Neo' Sorescu                        Pubblicato il:  04/01/2017
L'ultima opera di Fumito Ueda e del suo team ha finalmente visto la luce... con un'esperienza che ricorda ICO e Shadow of the Colossus.
Dopo l'annuncio nel 2007 e l'uscita prevista come esclusiva PlayStation 3 nel 2011, la sorte di The Last Guardian sembrava entrare in quel vortice oscuro dove i rumour auspicavano una sua possibile cancellazione con l'ingresso nel mondo del vaporware. Negli anni successivi la situazione si faceva ancora più difficile con l'abbandono del produttore esecutivo Yoshifusa Hayama e, prima ancora, di Fumito Ueda da Sony (comunque rimasto a capo del progetto) insieme alla notizia che nel 2014 il gioco non era più una priorità della compagnia nipponica.

Come un fulmine a ciel sereno durante l'E3 2015 il gioco torna a farsi vedere con un trailer, annunciando il passaggio dello sviluppo da PlayStation 3 a PlayStation 4, con l'uscita prevista per il 2016. Infine arriva l'ultimo posticipo che porta la release ufficiale da fine ottobre al 7 dicembre 2016. Nei giorni che avvicinavano la pubblicazione viene rilasciato un trailer in computer grafica insieme ad un'intervista con Fumito Ueda che spiega alcuni retroscena sul tormentato sviluppo.

Sinceramente anche il sottoscritto, che ha ricevuto la copia review nella settimana successiva al lancio, non voleva crederci che poteva finalmente mettere mano ad un titolo che rappresenta il terzo lavoro dell'apprezzato regista/designer giapponese dove, vi anticipiamo fin da adesso, troviamo quell'atmosfera che fu di ICO (2001) e di Shadow of the Colossus (2005). Abbiamo riscontrato, inoltre, un'esperienza di gioco più matura e un'ottima solidità generale, unita ad una narrativa che, rispetto ai due storici titoli appena menzionati sopra, è più fluida e meno criptica.

A SPASSO CON TRICO

I giochi di Fumito Ueda hanno sempre una forza portante che li unisce e li accomuna: la relazione - il punto focale di ogni sua opera e del suo team. Dopo ICO e Yorda, e dopo Wander e il suo cavallo Argo arriva sui nostri schermi un legame speciale tra un bambino ed una bestia chiamata Trico.

La storia inizia in un luogo chiuso che sembra una grotta dove il nostro piccolo protagonista si risveglia insieme ad una serie di tatuaggi misteriosi sul suo corpo. Non sa il motivo del perché si trova qui. Accanto a lui si trova una “bestia” incatenata. Ovviamente non sarà felice della nostra presenza e se osiamo avvicinarci, essa ci allontanerà con un bell'urlo! L'unico modo sarà quello di trovare qualcosa da mangiare e un modo per liberarla, togliendo anche delle lance conficcate sul suo corpo, in modo da poter iniziare ad instaurare una relazione. La voce narrante ci fa comprendere che quello che vivremo è il passato del bambino.

Ebbene, dopo aver svolto queste azioni finalmente Trico non ci vedrà più male e potremo addirittura salirgli sulla schiena, iniziando di fatto un'avventura speciale che ci porterà all'origine dei fatti e a ciò che un legame come questo, che diverrà più profondo, porterà sia dal punto di vista narrativo che di gameplay.

Sulle meccaniche di gioco non c'è moltissimo da dire. Il bambino - che dalle prime fasi della storia sembra essere il “prescelto” - sarà l'unico dei due che manovreremo lasciando all'eccezionale IA il compito di guidare la bestia attraverso un dare e avere che si protrarrà per tutta la durata dell'avventura.

Guideremo il bambino con una serie di comandi “fissi” (non personalizzabili) come correre, saltare, prendere e lasciare oggetti, spingere e arrampicarsi in pieno stile adventure. Con R1 sarà possibile chiamare Trico e ad un preciso punto del gioco impartigli dei comandi per aiutarci ad arrivare in punti, ad esempio, posti più in alto per risolvere specifici enigmi ambientali. Tranquilli, gli elementi puzzle non saranno mai realmente complessi. Sia la modalità meditazione (L3+R3) che le indicazioni delle stesso Trico ci suggeriranno sempre una via d'uscita.

La bestia non sarà invincibile e dovrà anch'essa affrontare le sue paure, rappresentate da alcune immagini - sia a terra che appese su alcune costruzioni - che formano un specie di occhio. Starà a noi trovare un modo per abbatterle o farle cadere. Il pericolo principale verrà da misteriose armature aventi un elmo che le fa attivare ogni volta che il bambino sarà nelle loro vicinanze. L'unica cosa da fare sarà quella di non farsi prendere o fare in modo che Trico le elimini; se falliremo nell'intento verremo condotti in un misterioso portale (altro riferimento a ICO. -NdR) che, una volta varcato, si chiuderà davanti a noi con il conseguente game over.


TRICO: IL MIGLIOR ESSERE VIRTUALE DI SEMPRE ?

Prima di proseguire con la parte tecnica vera e propria non possiamo non soffermarci sulla realizzazione della “bestia”. Anche se lo sviluppo si è protratto per 9 anni, quello che abbiamo di fronte è, con ogni probabilità, il miglior essere virtuale mai creato della storia di videogiochi. Le sua fattezze e il suo comportamento sono simili ad un felino, ma la sua stazza lo costringe a movimenti più lenti e ragionati.

Vedere Trico muoversi e saltare realisticamente, quasi avendo una propria coscienza, negli scenari tramite una IA a dir poco sopraffina coadiuvata da script realizzati ad arte, ci fa sentire quasi a pelle il legame crescente tra noi e l'animale facendoci partecipi in prima linea della loro storia e delle conseguenze che essa porterà attraverso un finale forte e coinvolgente, forse non memorabile ma di grande impatto in pieno stile Ueda. Rispetto ai due precedenti titoli, la storia viene raccontata più fluidamente e una volta concluso il gioco avremo compreso chiaramente lo svolgersi degli eventi.
L'ultima opera di Fumito Ueda e di gen DESIGN consta di 24 trofei suddivisi in 9 di Bronzo, 7 d'Argento, 7 d'Oro e il classico Platino.

Per ottenerli tutti sarà un'impresa alquanto particolare dove servirà molta pazienza. Alla prima run vi consigliamo di godervi il gioco per poi iniziare la caccia a quei trofei davvero strani come quello di far infilare la testa di Trico in tutti i “buchi” presenti nello scenario, di completare il gioco senza far apparire il game over o terminare l'avventura in 5 ore o meno e altre stranezze che vi lasciamo il piacere di scoprire.

Il gioco è aggiornato alla versione 1.03 che, pur senza un changelog, sembra aver migliorato (secondo gli utenti) il framerate e sistemati alcuni problemi come l'apparizione a schermo dei comandi di gioco anche nelle sezioni più avanzate. L'esperienza di gioco è stata fluida senza il verificarsi di alcun crash o bug strani. Solo in un punto, all'interno di un passaggio stretto, si è verificata una compenetrazione poligonale facendo quasi sparire la testa di Trico.

The Last Guardian è disponibile sia in versione scatolata che digitale, tramite il PlayStation Store, rispettivamente al prezzo di €69,99 e €59,99.

I comandi che potremo impartire a Trico sono davvero una manciata. Questi a volte non verranno compresi immediatamente, ma insistendo più volte la bestia riuscirà a comprendere agendo in modo da superare quell'ostacolo o quell'enigma che non ci permette di proseguire. In alcuni frangenti saremo costretti a saltare dall'alto verso Trico che dovrà salvarci. E' un momento topico che gli sviluppatori hanno deciso di far vivere al rallentatore enfatizzando il tutto con una colonna sonora più forte e decisa.

La bestia reagisce in maniera naturale ad ogni nostro movimento e, ad esempio, mangerà al “volo” i “barili” che gli lanceremo, e in modo classico quelli che troverà vicino a lui come se fosse un gatto... e a volte gioca con alcune casse! La sua realizzazione è davvero sbalorditiva e non potremo che affezionarci a questo animale fino alla conclusione della storia. Le sue espressioni, il suo ruggito e come aspetta che saliamo su di lui per poi girare la testa conducendoci in anfratti dove solo noi possiamo entrare o in luoghi più alti saltando da un piattaforma all'altra (opportunamente indirizzato) è un qualcosa che va vissuto per essere compreso.

UNO SVILUPPO LUNGO NON VUOLDIRE BASSA QUALITA'

Dopo averlo concluso ed esplorato quasi ogni angolo e ammirato il paesaggio circostante, The Last Guardian è un piccolo gioiello da gustare nonostante un sviluppo lungo e sicuramente travagliato. La qualità artistica dello scenario, e delle strutture che si staglieranno davanti a noi, è elevatissima e ricordano non poco ICO e in parte anche Shadow of the Colossus. Non parliamo di chissà quale pregio tecnico: in parte si vede che il comparto grafico non è all'ultimo grido, ma dall'altro il tutto è stato realizzato con grande cura e pulizia tanto che l'erba, ad esempio, è così vera che sembra quasi di toccarla. Non mancano effetti next-gen quali superfici riflettenti che diventano quasi mistici con la luce del tramonto verso la parte finale del gioco. Tali effetti potranno coinvolgere sia il bambino che Trico con sensazioni che pochi giochi riescono a dare. E poi l'animale, graficamente, è realizzato in maniera eccellente soprattutto il suo manto piumato.

Con l'ultimo aggiornamento la fluidità è stata migliorata rendendo più costanti i 30 fotogrammi al secondo anche se in più di un frangente si noterà una discesa del framerate, ma data l'azione lenta e ragionata non crea nessun problema di gameplay. Ciò che conta in questa esperienza sono il lato artistico e le emozioni del legame tra i due protagonisti. Questa precisa scelta ha già diviso la comunità: c'è chi amerà visceralmente il gioco, chi invece vivrà l'esperienza in maniera più distaccata.

Si vede lontano un miglio che il lavoro svolto, sia tecnico che di design, è stato preparato in ogni minimo dettaglio. Sembra quasi di trovarsi indietro di diversi anni quando i problemi di crash e di gioco erano quasi inesistenti. Per carità, le patch non sono mancate, ma vi assicuriamo che l'esperienza sarà pulita dall'inizio alla fine.

Una parte di gioco che poteva essere migliorata è il controllo del bambino non sempre perfetto (a volte mi ha fatto arrabbiare non saltando via da Trico. -NdR) e la telecamera fa le bizze soprattutto nei passaggi stretti. Ma lo ripetiamo di nuovo: all'interno di un'azione lenta e ragionata non va a creare grossi problemi.

Come di consueto, per i titoli di Fumito Ueda, la parte musicale entra in gioco solo in determinati momenti e riesce a dare quella marcia in più pur non essendo coinvolgente al massimo. Il suo lavoro è funzionale, ma lo fa bene. Soprattutto saranno gli scenari a parlare, la natura, il vento, il rumore dei passi di Trico e dei pezzi di terriccio che cadono. La longevità diventa un fattore puramente soggettivo in base a come si vuole affrontare l'avventura: ammirare il paesaggio e andare a rilento potrebbero volerci anche 15-20 ore per finirlo, ma sarà possibile terminarlo anche in meno di 5 ore.

The Last Guardian possiamo paragonarlo ad un quadro interattivo in movimento, bello da vedere e da gustare non senza qualche sbavatura. Ma proprio queste sbavature rendono più forte quest'opera videoludica, apprezzando sia la forza che la debolezza di un titolo che a noi è piaciuto molto.

Se amate la storia e le emozioni, la nuova fatica di Fumito Ueda e della sua gen DESIGN non vi farà rimpiangere i soldi spesi. Se poi lo trovate a prezzo ribassato fateci più di un pensiero.

Modus Operandi: abbiamo potuto vivere la relazione tra il bambino prescelto e Trico grazie ad una copia mandataci da Sony Interactive Entertainment Italia.