Recensione X-Box One
Titolo del gioco:
Kingdom Come: Deliverance
Anno di uscita:
2018
Genere:
Azione / RPG
Sviluppatore:
Warhorse Studios
Produttore:
Deep Silver
Distributore:
Koch Media
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
Solo testo, no audio
Sito web:
Requisiti minimi:
Console Xbox One - 27 GB di spazio libero su disco - Prezzo: €59,99
  • Una birretta in compagnia fa sempre bene...
  • La cura per i dettagli è maniacale. Basti vedere lo sporco sopra l'armatura
  • La vita era dura a quel tempo, soprattutto per i ceti più poveri
  • Una signora tutta sola..riusciremo ad attaccar bottone?
  • Avremo bisogno di nutrirci, di dormire e di fermarci ogni tanto, come avviene nella realtà del resto
  • Una pioggia battente su una casa molto povera...chi ci abiterà ?
  • E giù con botte da orbi... siamo capitati nel mezzo di una guerra civile, non dimentichiamolo
  • Potevano mancare i monaci in una storia medievale? Certo che no !
  • Fare pratica con la spada può sembrare noioso, ma è necessario se vogliamo durare un po' di più
  • I giochi di luci ed ombre si esaltano nelle scene buie. Sotto l'aspetto del design Warhorse ha fatto un buon lavoro
Redattore:  Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri                        Pubblicato il:  26/02/2018
Negli anni terribili del Medioevo sono state scritte le pagine piu' brutte della storia dell'umanita'. Non chiediamo di meglio quindi che andare a vedere con i nostri occhi...
Parlare di Kingdom Come: Deliverance non è affatto semplice, anche perché ci troviamo di fronte ad un gioco estremamente complesso e pieno di sfumature. Dal momento che da qualche parte bisogna cominciare però iniziamo col dire il gioco di Warhorse Studios è estremamente simulativo, in grado di catapultarci (tipo macchina del tempo) in un periodo storico che, per una volta, ci viene presentato senza fronzoli e aggiunte di ogni tipo. Kingdom Come non presenta sfaccettature fantasy, non ci mette nei panni di un eroe dotato di chissà quali poteri fisici e medianici, bensì ci intercala nelle vesti di un personaggio comune, presentandoci una storia tutt'altro che epica ma comunque piacevole ed interessante, proprio nella sua normalità.

Lo sviluppo del gioco è stato lungo e travagliato, iniziato ben quattro anni fa con una campagna Kickstarter per un team di sviluppo voluto e fondato da quel Daniel Vavra che ci ha regalato perle videoludiche come i primi due capitoli di Mafia e Hidden & Dangerous. Possiamo dire, senza timore di smentite, che ci viene offerta la possibilità di conoscere il Medioevo come nessuno ce lo aveva mai raccontato finora: quest'aspetto simulativo del gioco è, come vedremo più avanti, il suo punto di forza e al contempo di debolezza, ma andiamo con ordine.

PUO' IL FIGLIO DI UN FABBRO AVERE UNA STORIA DA RACCONTARE?

Il nostro alter ego virtuale è Henry, figlio di un fabbro della città di Skalica nella Boemia del 1403. La piccola cittadina è investita dall'ondata politica che ha interessato tutto il paese con la morte di Re Carlo V e l'incapacità a governare del figlio Venceslao soprannominato, giustamente, il Re Pigro. Sigismondo d'Ungheria quindi complotta con un gruppo di nobili per tentare di spodestare il sovrano dal trono e prenderne il posto. In un clima di malcontento, di un paese allo sfascio e di sotterfugi politici inizia la nostra storia, con il villaggio di Henry che, sulla strada di Sigismondo, viene raso al suolo e con il nostro alter ego virtuale che si trova ben presto orfano di entrambi i genitori e costretto a fuggire. La personalità del ragazzo viene subito evidenziata dagli sviluppatori che ci offrono una figura fragile, tutta presa dalla spensieratezza della sua giovane età, con l'unico pensiero di tirar fino a tardi la sera, andare dietro alle gonnelle del paese e sorbirsi di conseguenza il malcontento dei genitori che gli rimproverano la scarsa applicazione al lavoro. La personalità di Henry è tutt'altro che ben definita e comunque spetterà a noi decidere in tutto e per tutto il suo futuro, influenzandone le scelte di vita e forgiando il suo carattere.

Fin dalle prime battute, quando affronteremo delle banali missioni all'interno del paese, giusto per prendere confidenza con il gioco e il suo sofisticatissimo sistema di controllo, ci rendiamo conto dell'enorme libertà di azione che ci viene concessa. Le missioni indicate possono infatti essere affrontate nell'ordine che più si desidera ma, come se non bastasse, pian piano ci rendiamo conto di come le cose si facciano complicate. Come un'avventura moderna che si rispetti, i parametri da tenere sotto controllo sono davvero tanti e intervengono su ogni singolo aspetto del gioco. Oseremmo dire che sono anche troppi e si corre il rischio di perdersi un po' a tenere d'occhio tutto quanto. La stessa ghiera dell'inventario ci mostra fin da subito un numero incredibile di elementi influenzabili. In sintesi possiamo dire che la maggior parte della libertà d'azione riguarda proprio la capacità relazionale del nostro protagonista, basti pensare che il nostro aspetto finirà con il modificare l'opinione degli altri nei nostri confronti: ad esempio se andremo avanti logori e sporchi i nobili ci eviteranno mentre la plebe si fiderà di noi o addirittura ci temerà ritenendoci dei tipi poco raccomandabili mentre se useremo i bagni pubblici per lavarci e darci una bella ripulita avverrà esattamente il contrario. Henry inoltre è perfettamente allineato alla mentalità dell'epoca quindi sarà riverente nei confronti dei nobili (perché così si usava a quel tempo) facendosi trattar male il più delle volte e restando quasi sempre al suo posto. Lo ribadiamo, Henry non è un eroe e quindi non possiamo aspettarci chissà quale tipo di comportamento che esuli dalla sua stessa personalità. Questo aspetto della storia, vissuto con il senno di oggi, può un po' far storcere il naso così come ci capita quando vediamo pellicole cinematografiche su dominazioni e schiavitù e ci chiediamo come mai i personaggi del film subiscano senza mai reagire ma calandoci nella realtà di allora una reazione a un sopruso avrebbe potuto avere conseguenze disastrose e quindi spesso era più conveniente fingersi scemi e lasciar correre.

UNA NARRAZIONE SCONVOLGENTE

I dettagli storici nel gioco si sprecano, con riferimenti alla realtà minuziosi e dettagliati. Le ambientazioni mostrano la vita di allora con villaggi attanagliati dall'ondata di miseria che colpiva le popolazioni di quel tempo. E' sempre la stessa annosa storia di popoli disperati e poveri e di padroni agiati e ricchi con differenze sociali ancora più incisive rispetto ai giorni nostri. La povertà la si evince in ogni momento, nelle abitazioni, nelle vesti dei protagonisti, negli stessi dialoghi multipli con i quali gli altri si approcciano a noi e con la continua suspence che si vive in ogni angolo. E' un ambiente farcito di borseggiatori, di cospiratori, di gente pronta a tradirci in ogni momento e noi non disponiamo di chissà quali risorse per poter sopravvivere in tempi come quelli. Fortunatamente il nostro Henry prendeva, di nascosto dal padre, lezioni private di scherma che, manco a dirlo, gli serviranno più avanti per difendersi da chi gli vuol male anche se, come dichiarato dagli stessi sviluppatori, c'è la possibilità di completare il gioco senza mai impugnare la spada (una sorta di campagna pacifista che però non abbiamo provato).


L'importanza dei dialoghi è comunque fondamentale: strutturati con il sistema della risposta multipla influiranno sull'andamento del nostro rapporto nei confronti dei vari interlocutori. Comunque non dovremo limitarci a scegliere la risposta corretta da dare perché l'andamento della discussione sarà spesso inficiato anche dallo sviluppo (durante il gioco) della nostra personalità. Potremo pian piano aumentare il nostro livello di persuasione che ci permetterà di convincere anche i più restii a darci ragione, oppure potremo portare il dialogo sulla minaccia e sul tentativo di intimorire l'altra persona e, in questo caso, a influenzarne l'andamento contribuirà il nostro aspetto fisico e la nostra reputazione. Sono così tante le variabili in gioco che risulta davvero difficile descriverle senza correre il rischio di andare fuori tema o di tralasciare qualcosa. La narrazione è comunque sconvolgente con tutta una serie di documenti, di racconti, di "dati" trovati in giro che rasentano il maniacale. Ne vien fuori una storia interessante nella sua normalità che ci porterà ad apprezzare Henry così com'è, senza farci sentire la mancanza del modello di "eroe canonico" che questa volta viene a mancare. Il nostro personaggio comunque verrà coinvolto nell'ondata militare che ha investito il paese soprattutto quando le sue vicende si intersecheranno con la guerra civile presente in Boemia e, grazie ad alcune sequenze oniriche giocabili, alcuni flashback ci ricorderanno come è cominciato il tutto.

L'UMANITA' DI HENRY

Il nostro eroe avrà bisogno di mangiare (occhio a non esagerare), riposarsi e riflettere, proprio come una persona reale. Una volta presa confidenza con il sofisticato sistema di controllo ci si renderà conto che ogni aspetto della sua personalità è modificabile proprio come avviene per una persona in carne ed ossa. Farlo mangiare troppo lo farà ingrassare e lo renderà impacciato nei movimenti, così come fargli bere più birra del normale lo renderà alticcio modificandone il livello di reputazione nei confronti degli altri abitanti. Tutto può essere influenzato in tanti modi diversi così come per le missioni di gioco che costellano la lunghissima campagna: anche se comunque ci sono dei paletti ben definiti, potremo decidere noi l'ordine delle missioni da affrontare e la modalità con la quale farlo e lo stesso vale anche per le tantissime missioni secondarie presenti durante l'avventura che avranno un'influenza marcata sulla crescita del personaggio.

Imparare a tirar di spada sarà più difficile del solito anche perché il sistema di combattimento (simile per certi versi a quello di Skyrim) ci mette di fronte a un continuo bilanciamento tra affondo dei colpi e equilibrio. Con la levetta destra infatti sceglieremo l'angolazione del colpo da infliggere all'avversario che, a seconda della nostra velocità (anche questa migliorabile col tempo) potrà schivare il colpo, contrattaccarci o semplicemente farci perdere l'equilibrio e quindi metterci in una posizione di svantaggio. Va detto che giocandoci un po' si finisce con il prenderci la mano, ma all'inizio è tutt'altro che semplice. Le stesse difficoltà le abbiamo riscontrate con il borseggio e con lo scassinamento: il sistema di controllo infatti ci rende difficile eseguire queste attività, per la fragilità dei grimaldelli ad esempio e per il laborioso sistema previsto per l'apertura forzata delle serrature che, al minimo errore, ci costringerà a fare rumore mettendoci nei guai. Il borseggio stesso è alquanto ostico e spesso il gioco non vale la candela: a fronte del guadagno di poche monete, farsi beccare a rubare può avere conseguenze piuttosto pesanti per il nostro personaggio (a quei tempi non esistevano gli arresti domiciliari e indulti vari, le pene erano molto più severe). L'aspetto simulativo, come dicevamo, può anche mettere in difficoltà i giocatori meno avvezzi al genere: ad esempio la ricerca di una determinata persona sarà affidata esclusivamente alla nostra abilità senza poter usufruire anche minimamente di aiuti e abilità speciali. E' presente l'alchimia ma comunque con le superstizioni e le limitazioni nella sua efficacia presenti a quel tempo. Qualche volta abbiamo anche visto una certa ripetitività in alcune missioni iniziali ma l'intera campagna è così vasta che quasi non si nota: basti pensare che i titoli iniziali compaiono dopo circa tre ore di gioco e che la durata del tutto si può stimare intorno alle 100 ore.

GIOIE E DOLORI DI KINGDOM CORE: DELIVERANCE

Se dal punto di vista narrativo e simulativo il gioco di Warhorse Studios è un'opera con i controfiocchi, qualche precisazione va fatta per il comparto tecnico. Certo, il budget a disposizione degli sviluppatori è stato comunque limitato in confronto a certe altre produzioni ma vanno comunque segnalate alcune imperfezioni soprattutto nel comparto grafico. Il non aver testato il gioco prima del day one ci ha messi comunque al riparo da deficit ancora maggiori, già corretti da una mastodontica patch uscita in concomitanza con l'esordio del gioco sul mercato.

Andando avanti nell'avventura comunque abbiamo notato più volte fastidiosi glitch grafici, compenetrazioni di poligoni (con personaggi che si attraversavano come fantasmi) e anche qualche sporadico freeze che ci ha costretti a riavviare il gioco ripartendo dall'ultimo salvataggio. Il gioco salva spontaneamente durante la sua esecuzione nei momenti più importanti ma comunque possiamo anche salvare la partita a nostro piacimento utilizzando la Grappa del Salvatore che dovremo acquistare in giro e che comunque è disponibile (naturalmente) in quantità limitata. Ad ogni modo si tratta di imperfezioni che comunque potranno essere risolte con future patch ma che al momento demoralizzano un po' l'intera struttura del titolo. Va segnalata anche qualche problematica nella telecamera di gioco, soprattutto durante i duelli quando si evidenzia un certo deficit del sistema di puntamento. Gli scenari invece sono ottimamente realizzati e ci offrono città stracolme di dettagli e di gente che però, a volte, non si muove in modo naturale come dovrebbe (capita di incontrare personaggi che stanno impalati nella loro posizione per ore senza fare assolutamente nulla, finché non ci avviciniamo a loro). Buona la colonna sonora con musiche dell'epoca pregne d'atmosfera, mentre il doppiaggio è presente solo in lingua inglese fortunatamente sottotitolato (abbastanza bene) in italiano.

Presa comunque nel suo insieme l'opera di Warhorse Studios non può non essere premiata. A dispetto di qualche debacle nel comparto tecnico ci troviamo innanzi a un lavoro monumentale, straordinariamente simulativo e con una variabile enorme di parametri di gioco che ne fanno una manna dal cielo per chi vive a pane e RPG. Sicuramente non è un gioco per tutti, anche per un gameplay un po' ostico da padroneggiare e per le troppe variabili in gioco che possono mettere in difficoltà una buona fetta di videogiocatori abituati a cose un po' più semplici.

In conclusione se l'idea di una simulazione medievale nella quale vivere l'avventura di un personaggio che non è (né sarà mai) un eroe, con una grande libertà di azione e con una longevità enorme vi attrae allora dovreste far subito vostro il gioco (che, ricordiamolo, non è venduto a un prezzo basso) ma tenete in considerazione che parliamo di una simulazione con tutti i pro e i contro del caso.

Modus operandi: abbiamo vissuto le avversità, le situazioni e la vita di Henry all'interno dell'affascinante e difficile mondo di gioco, non ancora perfetto, grazie ad un codice datoci da Koch Media Italia.

Nella valutazione finale di Kingdom Come: Deliverance bisogna considerare che da un lato abbiamo un comparto narrativo e una crescita del personaggio al limite del maniacale, dall'altro una serie di imperfezioni grafiche che spesso si rivelano abbastanza fastidiose. Se future patch correggeranno questi difetti avremo tra le mani un piccolo capolavoro in grado di intrattenerci davvero a lungo. Al momento abbiamo comunque una stupenda simulazione di vita medievale e una storia semplice, al netto di magie ed eroismi vari, ma molto ben strutturata. Impararemo a provare empatia per Henry, ad immedesimarci in lui in ogni istante e a calarci in una realtà tanto diversa dalla nostra. Ve lo consigliamo senza pensarci due volte se siete appassionati degli RPG e siete abituati ad armeggiare con una mole incredibile di parametri. Per tutti gli altri, il consiglio è quello di provarlo prima dell'acquisto.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE