Recensione PC
Titolo del gioco:
The Journey Down - Chapter Three
Anno di uscita:
2017
Genere:
Avventura punta e clicca / Indie
Sviluppatore:
SkyGoblin
Produttore:
SkyGoblin
Distributore:
Steam
Multiplayer:
Assente
Localizzazione:
No
Sito web:
Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows XP SP 2, Windows Vista, Windows 7 - Processore: 1.8 GHz CPU - Memoria: 1 GB di RAM Scheda video: Direct X 9.0c compatible video card - DirectX: Versione 9.0 - HD 1500 MB di spazio disponibile - Prezzo: € 19,99, Trilogia €48,97
  • Il nuovo quartiere offre tanti personaggi interessanti
  • Faremo la conoscenza di tanti "battaglieri" rocchettari
  • Kito che rimbalza su un fungo? Dobbiamo farlo scendere allora...
  • Che strana statua, giusto di fronte a un pulsante da premere...
  • Ahhh, i sani, vecchi coin op di una volta...
  • Un aereo sgangherato? Come c'è finito lì ?
  • La fantasia degli sviluppatori non ha limiti...meglio così !
  • Un camion enorme, contro ogni legge fisica e aerodinamica
  • Kito ha il machete e al posto di darcelo rimbalza su un fungo...dobbiamo intervenire
  • Una vecchia fabbrica con un malcapitato dimenticato lì...ma dove siamo finiti ?
Redattore:  Giuseppe 'Isg71' Iraci Sareri                        Pubblicato il:  19/10/2017
Sulle tracce del libro dello scomparso capitano Kaonandodo: un trio di amici improbabile per un'avventura ai limiti dell'inverosimile.
Bisogna fare un salto indietro nel tempo di ben 7 anni, fino al 2010 quando fece capolino sul mercato la versione freeware di un gioco ideato dagli allora sconosciuti Skygoblin. Stiamo parlando naturalmente di The Journey Down: Over the edge che può essere considerato come un tentativo, peraltro riuscitissimo, di saggiare il mercato nell'attesa di uscire una versione più completa, e a pagamento, del titolo stesso.

Forti del numero enorme di appassionati presente sulla Terra, le avventure punta e clicca hanno sempre fatto breccia nel cuore dei videogiocatori: il corretto abbinamento di comparto tecnico, narrazione ed enigmi ha regalato al pubblico immensi capolavori come Syberia, Broken Sword, The Longest Journey con una lista che potrebbe continuare per ore e che parte naturalmente dai capolavori LucasArts con i vari Monkey Island e soprattutto Maniac Mansion e Zak MacKracken and The Alien Mindenbers. Questo excursus storico ha una sua motivazione dal momento che il lavoro di Skygoblin richiama pesantemente le meccaniche dell'uno o dell'altro titolo, ma principalmente ci presenta una storia "fuori di testa" come gli ultimi due titoli della compianta LucasArts citati sopra.

IL VIAGGIO PIU' IMPROBABILE DEL MONDO

Il primo capitolo della trilogia The Journey Down è stato presentato sul mercato nel 2013, questa volta a pagamento e con una mappa di gioco più estesa rispetto alla controparte gratuita immessa sul mercato tre anni prima. La storia inizia con Bwana, lo scansafatiche di turno e suo fratello Kito che gestiscono una pompa di benzina e, a tempo perso, offrono anche voli charter pur essendo sprovvisti di un aereo funzionante. Ben presto fanno la conoscenza di Lina, una ricercatrice della città di St. Armando interessata a un vecchio libro posseduto da Capitan Kaonandodo vecchio proprietario della stazione di benzina ora gestita dai due fratelli. In quell'antico libro ci dovrebbero essere le coordinate giuste per raggiungere la misteriosa Underland e, vuoi per sfuggire alla piatta quotidianità, vuoi per la ricerca di un probabile tesoro nascosto, i due fratelli decidono di accompagnare la ragazza in questa avventura. Naturalmente c'è da mettere a punto prima l'aereo e, il primo capitolo del gioco finisce per occuparsi quasi interamente della ricerca dei pezzi necessari per far funzionare il velivolo, rovistando attorno a Kingsport Bay. Il cattivo di turno è un fantomatico e misterioso personaggio proprietario della compagnia elettrica che gestisce quasi tutta St. Armando e che farà di tutto per mettere i bastoni fra le ruote ai nostri tre protagonisti.

Oltre alla doverosa estensione della mappa di gioco però la differenza tra la versione freeware e quella a pagamento del Chapter One è molto più sostanziale: gli sviluppatori infatti passarono da una "pixellosa" grafica in 2D e sfondi in HD (di allora ovviamente) disegnati a mano e a bei modelli 3D dei personaggi. Le migliorie del comparto tecnico, doverose visti i tre anni trascorsi nel frattempo, si completano con la bellissima idea dei ragazzi di Skygoblin di usare maschere africane per i volti dei protagonisti. La caratterizzazione dei personaggi, tutti diversi e completata da uno splendido doppiaggio in lingua inglese e dai comportamenti spesso stereotipati degli stessi (ci scappa un'altra citazione a Zak MacKracken... -NdR) ha finito per il creare un comparto narrativo intrigante e al contempo divertente.

La pecca maggiore del primo capitolo però è sicuramente stata la scarsa longevità, dal momento che il gioco poteva essere finito in circa due ore e lasciava l'amaro in bocca a causa del suo finale aperto (come capita nelle trilogie del resto). Con il senno di poi sembra scontato consigliare a tutti di andare a investire su quel primo capitolo, ma a quei tempi bisognava fare un salto nel vuoto fidandosi di una nuova software house che avrebbe immesso sul mercato (il condizionale era d'obbligo) il seguito dell'avventura oppure ci avrebbe lasciati così, a metà della storia, dopo averci fatto spendere i nostri sudati quattrini.

SOLI, SEDUTI SULLA PANCHINA DEL PORTO...

Con una citazione dell'ottimo Zucchero 'Sugar' Fornaciari possiamo introdurre il Chapter Two del gioco, uscito questa volta nel 2014 e con tutti i canoni di maturità acquisiti da un team di sviluppatori che adesso aveva più consapevolezza e più mezzi a disposizione. Per il pubblico, il secondo capitolo, presentava tutto ciò che il titolo aveva da offrire, con una longevità ben più lunga, un comparto tecnico più stabile e con lo stesso istinto talentuoso del primo episodio. L'avventura inizia per l'appunto in un porto e precisamente Port Artue dopo un rapido riassunto su quanto successo nel Chapter One: di conseguenza l'acquisto del primo episodio veniva considerata come opzionale, per conoscere meglio i personaggi ma non per intrecci con il comparto narrativo. Le locazioni visitabili erano sensibilmente aumentate e, oltre alla già citata stupenda caratterizzazione dei personaggi, ci veniva offerta la possibilità di gironzolare per Port Artue, una città viva, con una storia tutta da raccontare e che tiene bloccati i suoi abitanti per il malfunzionamento del faro. È in questa circostanza che incontreremo alcuni fra i personaggi più riusciti del gioco come il tassista Reynolds o il guardiano del faro stesso, a testimonianza della cura riservata dagli sviluppatori, ai personaggi secondari al pari dei protagonisti veri e propri. Durante tutto il secondo capitolo non mancano naturalmente i colpi di scena, i lunghi dialoghi di approfondimento e l'immancabile finale a sorpresa che accenna a quanto sarà presente nel terzo capitolo, finendo con il legare in maniera indissolubile i due episodi tra loro.


E FINALMENTE IL CHAPTER THREE

A distanza di ben tre anni dal capitolo precedente, abbiamo finalmente messo le mani sul terzo capitolo della trilogia. Va detto fin da subito che, anche se nel gioco è presente un filmato introduttivo che ci spiega come siamo finiti nella situazione attuale, il nuovo episodio è strettamente legato ai precedenti, quindi salvo che abbiate giocato i primi due, è consigliabile valutare l'ipotesi di aquistare tutta la trilogia (presente, mentre scriviamo, su Steam a un prezzo concorrenziale) e giocarsi tutta la storia fin dall'inizio.

Dopo la schermata introduttiva abbastanza semplicistica alla quale però siamo ormai abituati, ci si trova nelle profondità di una grotta, con i nostri tre personaggi principali intrappolati di fronte a una vecchia runa e con la necessità di trovare la soluzione per uscire da quella "trappola". Questa volta i nostri amici si dividono fin da subito con Lina che cerca di venire a capo dei loschi piano della Power Company e Bwana e Kito che invece rientrano a St. Armando per affrontare il loro nemico direttamente a casa sua. Le ricerche della donna la porteranno alla scoperta di una sconvolgente verità su un argomento che era rimasto in sospeso addirittura nel primo capitolo (ecco un esempio del legame tra gli episodi) mentre i due scanzonati fratelli, girando per il quartiere di Sankara Town faranno la conoscenza di altri strampalati personaggi come il giornalista Gabi e i Rockers di resistenza scatenati contro il sistema. Non è conveniente dire altro per non togliere la sorpresa a chi si cimenta nel gioco, anche perché i colpi di scena e le stravagenze del titolo Skygoblin meritano di essere scoperte e vissute in prima persona. Anche questa volta la caratterizzazione dei personaggi secondari è realizzata a regola d'arte con le solite maschere africane a coprire i volti delle persone e con tutta una serie di tic e stereotipi che rendono ogni individuo diverso dagli altri. Il tutto è enfatizzato ancora una volta dall'ottimo doppiaggio, con voci credibili che esaltano la stravaganza dei vari personaggi. Se a questo aggiungiamo una storia che non sbaglia un colpo e un comparto tecnico ancora una volta migliorato ci troviamo di fronte ad un'avventura che merita di essere giocata.

TECNICAMENTE...

Il miglioramento grafico rispetto al Chapter Two è evidente
, soprattutto nella qualità dei fondali i quali, anche se ancora una volta disegnati a mano, offrono una scelta di colori ancora più azzeccata. Nulla da dire rispetto le ottime animazioni e la scelta, ormai consolidata, dell'uso delle maschere africane, tutte diverse e comunque sempre integrate alla personalità del personaggio interessato. Basterebbe fare una ricerca in rete per convincersi che Bwana, il più comico e strampalato dei tre, avrebbe potuto indossare solo quella specifica maschera e nessun'altra. Una nota di merito va sicuramente alla colonna sonora che, grazie al ritorno di Jamie Salisbury ci offre ottime melodie tribal-reggae nei livelli di Lina e ottime melodie rock invece a Sankara Town.

La durata dell'episodio invece è un piccolo passo indietro dato che, anche per la semplicità degli enigmi da risolvere, scende intorno alle 3-4 ore, un po' meno rispetto al secondo episodio. Presa nel suo insieme la trilogia presenta comunque una durata soddisfacente, ma solo in questo caso: nei singoli episodi sarebbe stato lecito attendersi qualcosina in più. Preso singolarmente quindi, il Chapter Three mostra tutta la potenza del format creato da Skygoblin anche se, lo ripetiamo, questo è un gioco da gustare dall'inizio alla fine, senza salti, per potere apprezzare pienamente la bellezza della storia che ci viene raccontata. Importante considerare anche che il gioco non è assolutamente localizzato in lingua italiana quindi, anche abilitando i sottotitoli, il titolo potrebbe essere ostico per chi non conosce minimamente la lingua inglese.

In conclusione quindi ci sentiamo di consigliare questo episodio a chi aveva già giocato i primi due, mentre a tutti gli altri diciamo di prenderlo insieme agli altri in modo da non perdere nessuna sfumatura narrativa della storia. Sotto questo punto di vista ne sarà valsa la pena: non siamo di fronte a un capolavoro assoluto al pari di Syberia, The Longest Journey o simili, ma ci troviamo davanti a un'avventura punta e clicca, realizzata con meno mezzi a disposizione, ma comunque in grado di divertirci e appassionarci.

Modus operandi: abbiamo esplorato il mondo della trilogia di The Journey Down, grazie ad un codice datoci dagli sviluppatori.

Il Chapter Three di The Journey Down è la giusta conclusione per una storia che ci coinvolge e appassiona da ben sette anni. Proprio per questo va giocato dopo aver completato i primi due episodi, giusto per non perdersi neanche una sfumatura del comparto narrativo. Con scelte di programmazione ben azzeccate, come l'uso delle maschere africane, il giusto tasso di umorismo mai eccessivo e l'ottima caratterizzazione dei personaggi ci intercala in una storia tanto improbabile quanto bella da vivere. L'unica limitazione è la mancata localizzazione in lingua italiana, ma se ve la cavate bene con l'inglese e soprattutto se adorate le avventure punta e clicca, allora dovreste seriamente farci un pensierino.
PRIMO IMPATTO
GRAFICA
SONORO
GIOCABILITA'
LONGEVITA'
GLOBALE